Citomegalovirus in gravidanza: come si prende, sintomi e conseguenze

Roberta Raviolo A cura di Roberta Raviolo Pubblicato il 03/02/2026 Aggiornato il 03/02/2026

Si contrae attraverso muco, saliva, urine e feci: in gravidanza, soprattutto nel primo trimestre, può essere pericoloso per lo sviluppo del feto.

Citomegalovirus in gravidanza: come si prende, sintomi e conseguenze

Il Citomegalovirus in gravidanza è una delle infezioni che potrebbero essere pericolose per lo sviluppo del feto. Per questo motivo è importante che la futura mamma, durante i nove mesi, esegua controlli periodici per individuare gli anticorpi specifici, che indicano una possibile infezione.

Il contagio da Citomegalovirus in gravidanza va evitato anche con alcune precauzioni igieniche ma è importante fare in modo di non contrarlo durante i nove mesi.

Come si prende

Il Citomegalovirus o Cmv fa parte della famiglia degli Herpesvirus, come anche l’Herpes simplex o il virus di Epstein Barr che causa la mononucleosi. È molto diffuso tra la popolazione. Secondo gli esperti, nel nostro Paese il 60-80% della popolazione adulta ne entra in contatto nel corso della vita, sviluppando gli anticorpi.

Si trasmette da un individuo all’altro attraverso:

  • colpi di tosse e starnuti perché è presente nella saliva e nel muco delle vie respiratorie
  • urina feci e secrezioni vaginali, quindi anche attraverso il cambio del pannolino ai bambini e le pratiche di igiene intima
  • latte materno e lacrime.

Le vie di contagio sono insomma numerose e questo spiega la facilità della trasmissione del Cmv all’interno di una stessa famiglia, negli asili nido o nelle scuole per l’infanzia.

Il Citomegalovirus è considerato la più comune infezione congenita in gravidanza e si calcola tra lo 0,6 e lo 0,7% il numero dei neonati che vengono al mondo infettati.

Le donne in attesa sono particolarmente a rischio perché durante i nove mesi si verifica un normale abbassamento delle difese immunitarie. Il contagio è quindi più facile, soprattutto per le donne che hanno già un bambino piccolo che frequenta il nido o la materna e, quindi, è a sua volta a rischio di contrarre l’infezione.

Sintomi

Quando una persona in salute entra in contatto con il Citomegalovirus, adulto o bambino che sia, i sintomi sono lievi e spesso non si accorge nemmeno di essersi infettati. Se si hanno disturbi, compaiono:

  • qualche linea di febbre
  • stanchezza
  • gonfiore dei linfonodi
  • malessere generale.

Questi sintomi sono spesso sottovalutati perché somigliano a quelli che compaiono anche dopo un periodo di affaticamento, oppure sono messi in relazione a influenza o a mononucleosi.

Se, però, l’infezione viene contratta da un bambino molto piccolo, oppure da una persona con un sistema di difesa debole, possono comparire complicanze anche serie, per esempio polmonite, encefalite e disturbi della retina.

Infezione primaria e secondaria

L’infezione da Citomegalovirus è primaria in occasione del primo contagio. In seguito compare l’infezione secondaria o reinfezione.

L’infezione primaria si verifica la prima volta che una persona entra in contatto con il virus. Dopo i sintomi che caratterizzano la fase acuta, i disturbi si alleviano e il virus resta latente all’interno dell’organismo. Quando l’organismo è soggetto a uno stress psicofisico, il virus può riattivarsi e dare luogo a qualche disturbo più lieve.

L’infezione primaria è molto più contagiosa rispetto all’infezione secondaria.

Test citomegalovirus

Per sapere se una donna è entrata in contatto con il Citomegalovirus in gravidanza è necessario effettuare un esame del sangue, per la ricerca degli anticorpi diretti contro il virus stesso.

Il risultato sarà poi interpretato dal ginecologo, ogni mese. Vengono prese in considerazione le Immunoglobuline di tipo G o IgG, che indicano la memoria immunologica a lungo termine e quindi sono segno di infezione passata, ma anche le Immunoglobuline di tipo M, che indicano un’infezione recente. Le IgM possono essere presenti o assenti.

  1. Se le immunoglobuline di tipo G (o IgG) contro il Cmv sono assenti (inferiori a 4 U/L ), significa che la donna non ha mai contratto il virus in vita sua e si parla di Citomegalovirus IgG negativo. È il caso più a rischio di eventuali infezioni da Citomegalovirus in gravidanza ed è necessario osservare precauzioni igieniche per evitare il contagio.
  2. Se le IgG contro Cmv sono presenti (valori superiori a 6 U/L) e le IgM sono assenti, significa che la donna in passato è entrata in contatto con il Citomegalovirus e ha sviluppato anticorpi. Il rischio si riduce, ma è bene osservare una vita sana e igienica per evitare di contagiarsi con un altro ceppo o di incorrere in una riacutizzazione. Si suggerisce di eseguire il test per il Cmv ogni due o tre mesi.

L’infezione da Citomegalovirus in atto viene confermata dalla presenza degli anticorpi IgM, che risultano alte in caso di infezione dal Citomegalovirus in gravidanza. Nelle donne non affette, le IgM risultano assenti.

IgG e IgM entrambe positive possono suggerire una recente infezione o riattivazione. È il caso più a rischio che il contagio di Citomegalovirus in gravidanza passi al feto ed è essenziale il monitoraggio da parte del ginecologo.

 Il test di avidità per Citomegalovirus

A volte è necessario eseguire il test di avidità, quando le IgG sono presenti e le IgM assenti, per capire quando si è verificata l’infezione e quindi avere maggiori informazioni su possibili danni subiti dal feto. Anche in questo caso si esegue un test sul sangue e i valori possono essere i seguenti:

  • avidità bassa, valori minori di 0.150
  • avidità media, valori compresi tra 0.150 e 0.250
  • avidità alta, valori superiori a 0.250

L’avidità bassa è indice di una infezione recente, mentre l’avidità alta, l’infezione è avvenuta oltre i 4 mesi.

Conseguenze

Il periodo più a rischio per entrare in contatto con questo agente virale è la gestazione. Infatti, il Citomegalovirus in gravidanza può causare seri disturbi al bambino in formazione. Il virus passa dalla gestante infetta al feto attraverso la placenta e può causare alterazioni all’udito, basso peso alla nascita, disturbi di fegato e milza.

Il rischio è tanto più elevato se la futura mamma si infetta per la prima volta durante la gravidanza (il tasso di trasmissione in questo caso è di circa il 40-50 per cento) oppure se si reinfetta per un altro ceppo virale o una riattivazione da infezione pregressa (il rischio non supera il 2 per cento). Per questa ragione è importante che la donna eviti il contagio, soprattutto quello primario.

Infezione nel primo trimestre

L’infezione da Citomegalovirus in gravidanza è più pericolosa nel primo trimestre, in particolare entro la 13a settimana di gravidanza e comunque fino alla 24a settimana circa. In questo caso, circa il 10-15% dei neonati con infezione da Cmv congenita presenta alterazioni a vista e udito, anemia, problemi a fegato e milza, problemi al sistema nervoso. Il restante 85-90% che nasce asintomatico ma con infezione in corso sviluppa problemi nel corso dei primi mesi di vita, legati soprattutto all’udito.

Nel secondo e terzo trimestre

Dal secondo trimestre di gravidanza in poi l’infezione da Cmv nel feto diviene progressivamente meno seria, in modo particolare dalla 25a settimana quando il bambino è già abbastanza formato.

I rischi sono legati soprattutto all’accrescimento del bambino in utero. Di conseguenza se il contagio viene contratto in questa fase della gestazione, è necessario un attento monitoraggio da parte del ginecologo con regolari esami ecografici.

Se attraverso gli esami del sangue che si effettuano in corso di gravidanza risulta che la donna ha contratto il Cmv nei primi mesi, si effettua l’amniocentesi. Attraverso il prelievo del liquido amniotico, che contiene urina del feto, è possibile sapere se il bambino ha effettivamente contratto il virus ed è quindi opportuno mettere in atto una attenta sorveglianza durante il restante periodo della gestazione.

Come si cura

Nel caso di infezione da Citomegalovirus in gravidanza nei primi mesi, confermata dai test e dall’amniocentesi, la donna segue una cura con antivirali, anche per ridurre i possibili effetti negativi sul feto.

Gli stessi farmaci possono essere somministrati al neonato in caso di trasmissione durante il parto, sempre dietro stretto controllo degli specialisti ginecologo e neonatologo.

Come prevenire l’infezione

Se una donna è a rischio perché non ha mai contratto il virus (IgG e IgM negative), deve cercare di evitare un’eventuale infezione. La situazione più a rischio è rappresentata dal contatto con bimbi piccoli, fino a tre anni di età, che possono essere portatori del virus. Che si tratti di fratellini o di bimbi dei quali la gestante si occupa, è essenziale evitare il contatto con la saliva, il muco, l’urina e le altre secrezioni. Si devono, quindi, osservare attente misure igieniche, per esempio:

  • lavare con cura i giocattoli che il bambino porta alla bocca
  • disinfettare le superfici e lavare spesso e con attenzione le mani, soprattutto dopo il cambio e il bagnetto del bambino
  • lavare con cura le proprie mani più volte nel corso della giornata, soprattutto dopo essere stata a contatto con bambini piccoli o in ambienti come nidi e scuole dell’infanzia.

Queste misure andrebbero seguite sempre, per ragioni di sicurezza, anche se la gestante ha avuto il virus in passato. Potrebbe infatti entrare in contatto con un ceppo diverso di Cmv.

 
 
 

In breve

Il Citomegalovirus in gravidanza può causare danni visivi, uditivi e neurologici al feto soprattutto se contratto entro la 13a settimana di gravidanza. Per questo si eseguono test su sangue e, in caso di rischio, è essenziale seguire regole igieniche per evitare il contagio.

 

Fonti / Bibliografia

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