L’esame consente di conoscere la presenza di anticorpi nei confronti del Covid-19, permettendo quindi di adottare le precauzioni del caso
Tutte le donne in gravidanza dovrebbero essere sottoposte al test del sangue per rilevare se hanno già sviluppato gli anticorpi contro il Covid-19, la malattia infettiva respiratoria provocata dal nuovo coronavirus Sars-CoV-2. Ad affermarlo è il ginecologo Claudio Giorlandino, Direttore Sanitario Gruppo Sanitario di Altamedica e direttore generale dell’Italian College of Fetal Maternal Medicine.
Un ausilio importante
Già utilizzato per altre malattie infettive, il test svela se il paziente ha già sviluppato gli anticorpi per difendersi dall’agente patogeno. “L’accuratezza, la specificità e la sensibilità sono estremamente alte – spiega Giorlandino -: il test, attraverso un semplice prelievo di sangue, individua la patologia e gli anticorpi alla base della difesa immunologica. È un ausilio importante perché rispetto al tampone consente di capire se si è avuto la malattia o se si è già guariti, quindi quando essere più attenti per non contrarre il virus o contagiare altri”.
Lo studio alla base
L’invito a sottoporre al test del sangue tutte le donne in gravidanza è supportato dallo studio condotto nel centro Altamedica di Roma basato sull’azione del test sierologico che individua le modalità di difesa dell’organismo dall’infezione. “L’interesse per questo studio – spiega Giorlandino – nasce dal fatto che noi ginecologi abbiamo bisogno di indagare con attenzione e scrupolo lo stato di salute della gestante e, così come eseguiamo di routine i test sierologici per rosolia, toxoplasmosi e citomegalovirus, ci preme di conoscere lo stato anticorpale delle difese delle donne nei confronti del Covid-19. La presenza o meno di anticorpi consente di sapere se l’organismo è stato già colpito dal coronavirus, anche in assenza di sintomi, se non è mai stato colpito e se sta reagendo, permettendo quindi di adottare le conseguenti precauzioni”, conclude lo studioso.
Da sapere!
Il test sierologico e il tampone nasofaringeo rappresentano due metodi diversi e hanno anche finalità differenti rispetto alla diagnosi dell’infezione da Sars-Cov2.
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