Nuovo congedo di maternità: lavorare fino al parto è rischioso?

Roberta Camisasca A cura di Roberta Camisasca Pubblicato il 11/03/2019 Aggiornato il 11/03/2019

Ha destato perplessità nel mondo medico la nuova legge che “sposta” il congedo di maternità dopo la nascita del bambino, consentendo di lavorare fino al parto. Ecco perché

Nuovo congedo di maternità: lavorare fino al parto è rischioso?

Cambia il congedo di maternità, come previsto dalla nuova legge entrata in vigore a inizio anno. La novità consiste in una modifica del periodo di fruizione dei 5 mesi di congedo obbligatorio: ora le mamme potranno lavorare fino al parto e godere di tutto il congedo di 5 mesi a gravidanza terminata, a partire dal giorno di nascita del bambino.

Ginecologi scettici

Per lavorare fino al parto e prendere la maternità obbligatoria fino ai 5 mesi del figlio, servirà il consenso del medico del Servizio sanitario nazionale, che deve attestare l’assenza di rischi per la salute di mamma e bambino. Ma molti ginecologi sono scettici: la gravidanza è un periodo delicato di preparazione, sia fisico sia psicologico, che richiede un’attenzione particolare ai ritmi del corpo, che specialmente verso la fine della gestazione subiscono importanti modifiche e vanno assecondati con l’adeguato riposo. Queste necessità non sempre vengono pienamente comprese dalle donne, alle prese con scadenze e impegni lavorativi.

Saltano i corsi preparto

Lavorare fino al parto spesso non consente di avere tempo di prepararsi ai cambiamenti che avverranno né di partecipare ai corsi di preparazione al parto. Per un medico, poi, certificare l’idoneità al lavoro nell’ultimo trimestre può non essere semplice, perché le possibili patologie di questa fase della gravidanza sono più frequenti e spesso imprevedibili, prima tra tutti il parto prematuro.

Molti disturbi

Assentarsi per due mesi (o uno) prima del parto è un diritto a tutela della salute psicofisica della donna e del bambino. L’aumento di peso (9-12 chili al termine della gravidanza), l’aumento del volume plasmatico (il cuore lavora il 25% in più), la sensazione di un peso che “tira” in basso, il mal di schiena, il bisogno di urinare non sono situazioni che si possono scegliere.

Pensarci bene

Gli specialisti invitano dunque le donne a una seria riflessione nel prendere decisioni legate al buon senso e improntate alla tutela della gravidanza e al benessere proprio e del bambino, considerando attentamente pro e contro di questa opportunità e affidandosi sempre al consulto del ginecologo.

 
 
 

Da sapere!

Il congedo di maternità è il periodo di astensione obbligatoria dal lavoro riconosciuto alle lavoratrici dipendenti durante la gravidanza e il puerperio, anche in caso di adozione o affidamento di minori.

 

Calcola le settimane di gravidanza

Calcola la data presunta del parto

Calcola il peso del feto

Calcola la lunghezza del feto

Scegli il nome del tuo bambino

Controlla i valori Beta HC

Gli Specialisti rispondono
Le domande della settimana

Tutti figli maschi: casualità o genetica?

24/06/2022 Gli Specialisti Rispondono di Professor Paolo Gasparini

Ogni fecondazione costituisce una storia a sé e ogni volta si hanno le stesse probabilità di concepire un maschio o una bambina. È, dunque, sempre il caso a "tirare i dadi".  »

Concepimento: dopo due mesi non si è ancora verificato, c’è da preoccuparsi?

16/06/2022 Gli Specialisti Rispondono di Dottor Claudio Ivan Brambilla

Non fa bene alla fertilità di coppia farsi prendere dall'ansia del risultato immediatamente dopo aver deciso di avere un figlio. Non è, infatti, automatico che la gravidanza inizi quando viene decisa, ma questo non è affatto preoccupante.  »

Distacco amniocoriale che non si riassorbe con il passare delle settimane

14/06/2022 Gli Specialisti Rispondono di Dottoressa Elisa Valmori

In presenza di un distacco amniocoriale che non si risolve non serve intensificare i controlli, mentre sono utili il riposo e un'alimentazione che favorisca l'attività dell'intestino, perché la stipsi può favorire la comparsa prematura di contrazioni uterine.   »

Fai la tua domanda agli specialisti