Perdite bianche nei primi mesi di gravidanza

Redazione
A cura di “La Redazione”
Pubblicato il 20/09/2018 Aggiornato il 24/09/2018

La leucorrea è molto frequente durante tutta la gravidanza, soprattutto nel primo trimestre e dal quinto mese. Talvolta, però, bisogna rivolgersi subito al ginecologo

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Le perdite vaginali bianche si manifestano in quasi tutte le donne durante tutto il periodo della gravidanza e talvolta sono così abbondanti da richiedere l’uso di assorbenti igienici. Solo raramente, però, sono il segnale di un’infezione: la leucorrea, per esempio, deve far sospettare un’infezione vaginale quando le perdite sono persistentemente abbondanti, di colore giallognolo, emanano un odore sgradevole, causano arrossamento e sono accompagnate da bruciore e prurito.  Nel corso dei nove mesi, infatti, per effetto del maggiore afflusso di sangue ai genitali e della congestione della mucosa vaginale, si verifica la formazione di un fluido lattiginoso bianco, piuttosto denso, inodore, qualche volta talmente abbondante che, in certi casi, viene scambiato addirittura per una rottura precoce delle acque. Si tratta di un fenomeno normale, che non deve assolutamente preoccupare.

Quando andare dal medico

Se queste perdite, però, si presentano molto liquide e abbondanti e la futura mamma è al termine della gravidanza, bisogna fare attenzione: potrebbe trattarsi invece di liquido amniotico, fuoriuscito, per esempio, a causa di una precoce rottura del sacco amniotico. In questo caso occorre contattare immediatamente il ginecologo. Qualche volta accade che le perdite vaginali si presentino  particolarmente abbondanti e dare disturbi come bruciore, arrossamenti, prurito o avere un cattivo odore: questi segnali possono indicare la presenza di una vaginite (infezione ai genitali interni). Alla base di questo problema possono esserci diversi fattori, ma i più comuni sono funghi, come, per esempio, la Candida albicans, e batteri, come la Gardnerella.

Vaginite da Candida

Nel primo caso si parla di vaginite da candida, nel secondo di vaginosi batterica: sono i due tipi di infezioni più diffuse. La vaginite da Candida è la più frequente durante la gestazione, perché la situazione ormonale gravidica, cioè i livelli elevati di progesterone, determinano un ambiente che favorisce la crescita di questo fungo. Questo tipo di vaginite può comparire anche più volte nella stessa gestazione, non è nociva né per l’andamento della gravidanza né per la salute della mamma e del bambino, ma è molto fastidiosa. Le perdite sono dense, simile a latte cagliato.

Vaginosi batterica

L’altro tipo di vaginite, detta vaginosi batterica, è causata dal fatto che durante i nove mesi viene alterato il normale equilibrio della flora batterica vaginale, a causa della presenza di alcuni batteri. Questo disturbo provoca perdite dense molto abbondanti e maleodoranti, pur non causando bruciore né prurito. La vaginosi batterica, che può comparire in qualsiasi epoca gestazionale, va tenuta sotto controllo perché può essere associata a un alto rischio di parto prematuro. In presenza di questi disturbi il ginecologo oltre a indicare la cura per stare meglio, può consigliare alla donna l’esecuzione di un tampone vaginale, un esame che consiste nel mettere in coltura un po’ di secrezione prelevata dalla vagina, al fine di individuare il germe responsabile dell’infezione e indicare la cura più adeguata.

Un forte campanello d’allarme deve essere considerata la presenza di perdite di muco, simile a quello prodotto nel corso dell’ovulazione, ma molto più denso. Infatti, questo tipo di perdita può associarsi a una dilatazione del collo dell’utero. Se compare verso la fine della gravidanza questo fenomeno è da considerarsi normale: si tratta di perdite di tappo mucoso, che compaiono proprio nei giorni che precedono il parto e sono legate alle normali modificazioni del collo dell’utero, che si prepara alla nascita del bimbo. Se, invece, queste perdite di muco compaiono per esempio nel secondo trimestre di gravidanza, quando l’utero al contrario deve essere ben chiuso, possono essere indice di una dilatazione del collo dell’utero precoce, che potrebbe compromettere l’andamento della gravidanza: per questo motivo vanno tenute sotto controllo e segnalate subito al ginecologo.

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