Bruciori di stomaco – 2° trimestre di gravidanza

Redazione A cura di “La Redazione” Pubblicato il 13/01/2015 Aggiornato il 05/03/2015

Anche chi non ha mai avuto problemi di digestione, durante la gravidanza può facilmente soffrire di acidità e rigurgiti

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Responsabile dei bruciori di stomaco è il reflusso gastroesofageo, che colpisce almeno la metà delle donne in attesa. Nei primi mesi della gravidanza, poi, tali malesseri possono anche avere un’origine nervosa. Con questo termine si intende la risalita nell’esofago (l’organo a forma di tubo che collega la gola con lo stomaco) di liquidi acidi provenienti dallo stomaco. Questo, però, non significa che sia presente una quantità eccessiva di acidi, ma piuttosto che c’è un errato funzionamento del cardias (la valvola che mette in comunicazione la parte inferiore dell’esofago con quella superiore dello stomaco). Quando si mangia, infatti, questa valvola si apre per far passare il cibo dall’esofago allo stomaco e si richiude subito dopo. Se questo meccanismo non si attua perfettamente e la valvola non si chiude, il cibo, mescolato agli acidi che servono per la digestione, risale nell’esofago producendo bruciore. Questo avviene perché, mentre le pareti gastriche sono ricoperte da una mucosa (tessuto di rivestimento interno) resistente agli acidi, lo stesso non si può dire per l’esofago, che, quindi, in assenza di questa protezione si infiamma e “brucia”, determinando la pirosi gastrica, quella cioè che viene comunemente indicata come “bruciore di stomaco”.

Le cause del reflusso gastroesofageo

Il reflusso gastroesofageo può avere molte cause e la gravidanza è indubbiamente un fattore dii rischio. La colpa è soprattutto dell’assetto ormonale che si viene a costituire nell’organismo femminile e, con il passare dei mesi, della crescita del feto.

Il cambiamento degli ormoni

Nei primi mesi di gestazione l’organismo della futura mamma produce alti livelli di un particolare ormone, il progesterone, che serve per favorire l’impianto dell’ovulo fecondato nell’utero e garantire il buon andamento della gravidanza. Tale, ormone, infatti, ha il compito di rilassare la muscolatura involontaria di cui sono costituiti la maggior parte degli organi interni, comprese le tube di Falloppio, i canalini che collegano l’ovaio all’utero. In questo modo cedono più facilmente al passaggio dell’ovulo fecondato verso l’utero, favorendone l’annidamento. Inoltre, sempre grazie al progesterone, l’utero si rilassa parzialmente, trattenendo meglio il feto al suo interno. A rilassarsi non è solo questa muscolatura, ma anche quella gastrointestinale. Di conseguenza lo stomaco si contrae meno e il cibo permane più tempo al suo interno. Allo stesso modo si rilassa anche la muscolatura dell’esofago e il cardias, che può non riuscire più a chiudersi come dovrebbe: tutto ciò favorisce il reflusso di parte del contenuto acido dello stomaco nell’esofago e nella gola. Infine, sempre per l’azione degli ormoni, aumenta la quantità di succhi gastrici prodotti.

L’ingombro dell’utero

Con il passare dei mesi di gravidanza, in particolare a partire dall’ultimo trimestre, il feto cresce e con esso anche l’utero, che finisce per comprimere tutti gli organi circostanti, stomaco compreso, che viene “spinto” verso l’alto. Anche il cardias viene compresso verso l’alto e, già rilassato per l’azione del progesterone, può facilmente aprirsi, lasciando passare più facilmente i succhi gastrici dallo stomaco all’esofago.

Quando compare

In genere, la pirosi gastrica si avverte dopo i pasti o se ci si sdraia subito dopo aver mangiato e può perdurare per un tempo variabile da pochi minuti a qualche ora. Al bruciore si può associare anche comparsa di rigurgito: il materiale refluisce dallo stomaco fino alla bocca, dove si avverte una fastidiosa sensazione di liquido, accompagnata da sapore acido o amaro. Altrettanto frequente è la salivazione eccessiva, che rappresenta un sistema difensivo messo in atto dall’organismo. La saliva, infatti, contiene bicarbonato, che ha la peculiarità di neutralizzare l’acido gastrico. Per questo, quando il materiale acido ripercorre l’esofago fino ad arrivare in bocca, il corpo si attiva per difendere la mucosa boccale ed esofagea producendo più saliva del solito.

Si risolve dopo il parto

Quando il reflusso gastroesofageo dipende dalla gravidanza, generalmente ha caratteristiche transitorie, per cui scompare una volta avvenuto il parto. Ciò non toglie che il bruciore e gli altri sintomi siano fastidiosi e, a volte, possano contribuire a peggiorare nausee e vomiti tipici dei nove mesi. Per questo è consigliabile seguire qualche semplice accorgimento a tavola e nello stile di vita per limitare il problema. Solo nei casi più tenaci e sempre su consiglio del medico può essere necessario ricorrere ai farmaci in grado di contrastare il reflusso.

Gli accorgimenti da seguire

Curare l’alimentazione La prevenzione del reflusso comincia a tavola. Innanzitutto è importante mangiare poco e spesso, masticando accuratamente: in questo modo si limita la produzione di succhi gastrici che sono all’origine del bruciore. Altrettanto importante è evitare alcuni tipi di alimenti: piatti grassi, elaborati, spaziati, cioccolato, bibite gassate, aglio, cipolla e alcol, per esempio, contribuiscono a rilassare il cardias, favorendo la risalita del materiale proveniente dallo stomaco, mentre altri alimenti possono aumentare la quantità di succhi gastrici e, quindi, irritare le pareti gastrointestinali (per esempio, agrumi, pomodori, caffè). Sono da preferire, invece, i cibi contenenti calcio e, in particolare, il latte, capace di tamponare l’acido e, quindi, lenire il bruciore. È, infine, molto importante bere molto, ma meglio se lontano dai pasti, per evitare che troppi liquidi dilatino lo stomaco, favorendo il reflusso.

Abolire il fumo Il fumo di sigaretta nuoce allo sviluppo del feto e quuindi andrebbe eliminato del tutto. Inoltre, la nicotina, una volta entrata nell’organismo, rilassa i muscoli del cardias, aumenta la produzione di acido nello stomaco e riduce la produzione di prostaglandine (sostanze naturali che normalmente stimolano i muscoli di stomaco e intestino e riducono la produzione di acido) e di bicarbonato, che riveste le pareti dello stomaco e neutralizza l’azione dell’acido.

Non coricarsi dopo mangiato È sempre sconsigliato coricarsi subito dopo i pasti: meglio aspettare almeno un’ora, e comunque è bene dormire con il sostegno di uno o più cuscini, perché la posizione semisdraiata aiuta a non far risalire i succhi gastrici.

Se servono i farmaci

Durante la gravidanza si tende a evitare l’uso di farmaci e anche nel caso del reflusso il ricorso a essi va lasciato solo ai casi di estrema necessità, cioè nel caso in cui la modifica delle abitudini di vita non sia sufficiente a contrastare il reflusso e la futura mamma corra il rischio di andare incontro all’esofagite (l’infiammazione dell’esofago). La valutazione se prescrivere un farmaco spetta comunque solo al medico.

I farmaci di norma prescritti per questa situazione sono gli alginati. Si tratta di medicinali a base di sodio alginato (estratto da alcuni tipi di alghe) che, a contatto con il contenuto acido dello stomaco, diventa un gel e forma, così, una barriera che blocca il reflusso in modo meccanico..

In alternativa si può fare ricorso agli antiacidi a base di sali di alluminio che possono essere utilizzati anche in gravidanza, a patto di non abusarne (anche perché il loro uso eccessivo può scatenare nell’organismo una reazione opposta, cioè di maggiore produzione degli acidi gastrici).

Esistono infine farmaci antisecretivi (H2 antagonisti e inibitori della pompa protonica) utili per bloccare più o meno completamente la produzione gastrica di acido, ma che, proprio per la loro azione incisiva, difficilmente vengono prescritti in gravidanza.

A volte l’acidità è di origine nervosa

La pirosi gastrica può rappresentare il sintomo del reflusso, ma, anche se più raramente, può essere il solo disturbo presente, in particolare nei primi mesi di gravidanza. In questo caso al bruciore, nella zona dell’epigastrio (la regione sovra-ombelicale verso sinistra), che si avverte solitamente durante e dopo i pasti, non si accompagnano altri sintomi. Può succedere nelle donne particolarmente sensibili agli acidi gastrici, per cui, nonostante la barriera della mucosa gastrica e l’effetto “tampone” del cibo, avvertono bruciore. Spesso, poi, sono proprio lo stress della gravidanza o anche l’assunzione di alcuni cibi (come quelli piccanti o speziati) a determinare l’aumento della produzione di succhi gastrici, che le normali difese dello stomaco non riescono contrastare, e a provocare il bruciore. Per tamponare l’eccesso di secrezione acida e contrastare, così, anche il bruciore, può bastare modificare le abitudini alimentari.

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