Cistite: quali sono i sintomi e come curarla

Patrizia Masini A cura di Patrizia Masini Pubblicato il 16/11/2018 Aggiornato il 11/02/2020

Le infezioni delle vie urinarie colpiscono maggiormente le donne a causa della particolare conformazione fisica del loro apparato urinario. La gravidanza, poi, è un periodo particolarmente a rischio

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L’apparato urinario è formato da due organi pari e simmetrici, i reni, da due ureteri, sottili canalini che partono dai reni e sboccano nella vescica, dove si raccoglie l’urina (pipì) che verrà poi espulsa tramite l’uretra, il canalino che comunica con l’esterno.

Di importanza fondamentale, l’apparato urinario, così come tutto l’organismo, è sempre in attività e la sua azione di “filtraggio” avviene in continuazione, permettendo di eliminare i prodotti di scarto e di trattenere le sostanze utili.

A ogni battito cardiaco, infatti, una parte del sangue in circolo (circa un quarto) viene convogliato verso i reni, che lo filtrano, eliminando le sostanze di scarto e producendo l’urina.

Cos’è la cistite?

È un’infezione alle vie urinarie di origine batterica, molto frequente in gravidanza, che va curata al più presto per evitare complicazioni. La cistite può essere acuta o ricorrente (cronica).

  • Acuta: è caratterizzata da bruciore improvviso associato a ogni minzione (l’atto del fare pipì). Fortunatamente, se curata per tempo e in modo adeguato, si risolve quasi sempre dopo pochi giorni.
  • Ricorrente o cronica: in questo caso l’infezione presenta sintomi più leggeri ma spesso dura più a lungo e si ripresenta periodicamente.

Le cause

I microrganismi responsabili della cisitite sono quasi sempre batteri di provenienza intestinale, come l’Escherichia Coli. La presenza di germi intestinali nelle vie urinarie è favorita da alcuni fattori, quali:

  • un’irregolare funzione intestinale, sia stitichezza sia diarrea;
  • un’igiene personale inadeguata. A questo proposito è sempre utile ricordare che la pulizia va eseguita dalla vagina verso l’ano e non viceversa, proprio per evitare di trasportare nella zona dei genitali germi di origine fecale.

Più a rischio le future mamme

Le infezioni delle vie urinarie colpiscono maggiormente le donne a causa della particolare conformazione fisica del loro apparato urinario. In particolare l’uretra, cioè il canale che unisce la vescica all’esterno:

  • è molto più corta di quella maschile, quindi per i batteri intestinali è più facile “risalirla” e, una volta raggiunta la vescica, moltiplicarsi dando luogo all’infezione;
  • ha uno sbocco esterno più vicino all’ano rispetto all’uomo, quindi i batteri fecali possono contaminarla più facilmente.

Le future mamme, poi, sono ancora più predisposte alle infezioni urinarie a causa delle modificazioni che il corpo subisce per prepararsi al parto, come:

  • l’elevata presenza dell’ormone progesterone, che causa una generale perdita di tono dei muscoli, compresi quelli dell’uretra; la conseguenza è una tendenza al rallentamento del flusso di urina fino ad arrivare, in alcuni casi, addirittura al suo ristagno nelle vie urinarie (cosa che facilita la proliferazione batterica);
  • una scarsa acidità dell’ambiente vaginale tipico della gravidanza, che abbassa le difese contro le infezioni da batteri; la vagina, infatti, è naturalmente ricca di germi, che di solito vengono tenuti sotto controllo dai cosiddetti “batteri buoni”, ma se l’acidità cala, i batteri buoni possono perdere forza lasciando che i  “cattivi” diventino aggressivi e proliferino indisturbati.

I sintomi

Fin dal primo trimestre di gravidanza, e soprattutto dal secondo in  poi, aumenta il bisogno di fare spesso la pipì. In parte, ciò è assolutamente normale in quanto legato alla ridotta capacità della vescica della donna: via via che il pancione cresce, “si fa strada” tra gli organi interni comprimendo la vescica.

Se, però, l’atto di urinare non procura sollievo, ma è anzi fonte di bruciore o dolore, può trattarsi di cistite. Questo disturbo, se tenuto sotto controllo, non comporta alcun rischio per la salute della futura mamma e di quella del bimbo nel pancione. Al contrario, se trascurato, può provocare serie conseguenze.

La diagnosi: gli esami da fare

Quasi la metà delle donne che presentano batteri nelle urine non soffre dei sintomi tipici delle infezioni alle vie urinarie. Per questo motivo, indipendentemente dalla presenza o meno di disturbi, occorre eseguire le analisi delle urine alle scadenze indicate dal ginecologo.

In caso sospetti un’infezione alle basse vie urinarie (cistite), il ginecologo fa eseguire anche un’urinocoltura (per la ricerca del batterio responsabile) e un antibiogramma, esame che permette di individuare l’antibiotico più efficace per combattere quel particolare batterio.

Le cure

Una volta accertato che si tratta effettivamente di cistite, il ginecologo prescriverà una cura a base di antibiotici compatibile con la gravidanza. Esistono, infatti, alcuni farmaci ben tollerati dal feto, ma che vanno assunti solo dietro costante controllo del medico.

È importante però non interrompere arbitrariamente la cura prima della fine, anche se i sintomi si affievoliscono o scompaiono, e non abusarne, in quanto gli antibiotici possono causare un’abbassamento delle difese immunitarie e favorire la comparsa della candida (un’infezione provocata dal fungo candida albicans, non pericolosa ma molto fastidiosa a causa dell’elevata sensibilità delle mucose vaginali durante i nove mesi).

Per riequilibrare la naturale acidità dell’ambiente vaginale, e garantire così una difesa naturale contro gli attacchi dei batteri, lo specialista può consigliare l’assunzione di vitamina C:

  • per bocca; esistono anche nuovi prodotti che associano la vitamina C al ribes rosso, frutto con una potente azione antinfiammatoria e antibatterica;
  • per via vaginale, in candelette che rilasciano la vitamina C a livello locale.

Per riequilibrare la flora batterica intestinale e combattere i microrganismi potenzialmente pericolosi come l’Escherichia coli sono poi consigliati i probiotici (fermenti lattici) sotto forma di latti fermentati o yogurt e di integratori alimentari.

Importante bere molto

L’acqua svolge un ruolo importantissimo all’interno dell’organismo e in particolar modo in quello della donna in gravidanza. Un corretto apporto di liquidi, infatti, aiuta a combattere non solo le infiammazioni delle vie urinarie, ma anche altri disturbi che possono influire negativamente sull’andamento della gestazione. Per questo motivo occorre bere almeno due litri di acqua minerale naturale al giorno.

Nella prima fase della gravidanza, peraltro, quando la pressione sanguigna della futura mamma tende ad abbassarsi e vi è necessità di un forte apporto di sali minerali per contribuire alla formazione dell’apparato scheletrico del piccolo, sono indicate acque fortemente minerali.

Nella seconda parte della gestazione, invece, quando le ossa del piccolo sono già formate e la pressione della futura mamma deve essere tenuta sotto controllo per evitare eventuali rialzi, è meglio bere acque iposodiche (cioè con un basso contenuto di sali) e molto leggere in modo da favorire la diuresi.

Una complicazione: la pielonefrite

Se la cistite non viene curata adeguatamente, può succedere che l’infezione risalga dalla vescica attraverso gli ureteri fino a uno o a entrambi i reni. Si parla in tal caso di pielonefrite, una malattia sempre causata da batteri che possono raggiungere questi organi anche attraverso il sangue o il sistema linfatico.

La pielonefrite è caratterizzata dalla presenza di:

  • febbre alta;
  • dolori dorsali;
  • dolore alla pressione della zona renale (osservabile con una particolare manovra che esegue lo specialista e che prende il nome di “Giordano”).

A volte, però, possono comparire solo nausea e una semplice stanchezza, il che rende la malattia di difficile individuazione. Spetta al ginecologo, soprattutto se gli esami delle urine evidenziano una batteriuria (cioè un’elevata presenza di batteri), prescrivere, per accertarne la presenza, esami più approfonditi come:

  • l’urinocoltura;
  • l’ecografia ai reni;
  • l’urografia, un’indagine radiologica dell’apparato urinario effettuata con un mezzo di contrasto.
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