Il citomegalovirus e i rischi per il feto

Redazione A cura di “La Redazione” Pubblicato il 13/01/2015 Aggiornato il 13/01/2015

Il citomegalovirus fa parte della famiglia degli Herpesvirus, proprio come il virus responsabile della varicella o quello che causa l’Herpes Zoster (meglio noto come Fuoco di Sant’Antonio)

Il citomegalovirus provoca un’infezione che non comporta l’eliminazione dell’agente virale una volta “fatta la malattia” e sviluppati gli anticorpi specifici: esso rimane infatti “nascosto” nell’organismo e può essere “riattivato” in un periodo successivo.

Nella maggior parte dei casi l’infezione da citomegalovirus viene contratta la prima volta in età neonatale (durante il parto a causa del contatto con secrezioni vaginali infette o nel corso delle poppate se la neomamma che allatta è ammalata) oppure in età infantile tramite il contatto con sostanze infette quali urina, saliva, lacrime e sangue, mentre solo raramente il contagio si verifica in età adulta.

Quasi sempre la malattia risulta del tutto “asintomatica”, non si associa cioè ad alcuna specifica manifestazione, se si escludono i pochi casi in cui può produrre sintomi simili a quelli di una comune influenza (febbre e stanchezza). In genere, comunque, l’infezione si risolve in breve tempo senza dover ricorrere a cure o trattamenti.

I rischi per il feto

Il più grosso rischio che il citomegalovirus comporta riguarda il feto cui la malattia può essere trasmessa dalla gestante infetta attraverso la placenta (organo di scambio tra l’organismo della futura mamma ed il nascituro) e, anche se abbastanza raramente, provocare effetti dannosi sullo sviluppo del piccolo. In realtà, questi effetti tendono a evidenziarsi quasi esclusivamente in caso di infezione “primaria” della futura mamma (quindi se la donna durante l’attesa contrae la malattia per la prima volta) e risultano più seri se il contagio del feto si verifica entro i primi due trimestri della gravidanza.

Al contrario se si tratta di una “riattivazione” del virus latente contratto in un’epoca precedente, i rischi di trasmissione dell’infezione al piccolo così come quelli di danni risultano praticamente nulli.

I controlli necessari

Prima di rimanere incinta, e comunque all’inizio della gravidanza, ogni donna dovrebbe effettuare un’analisi del sangue per verificare la presenza di anticorpi specifici anti citomegalovirus che attestino che abbia già “fatto” la malattia: ciò esclude di fatto la possibilità di contrarre un’infezione “primaria” durante l’attesa e i conseguenti rischi per il feto. Nel caso invece l’esame risulti negativo e, quindi, la futura mamma sia esposta al rischio di un primo contagio, dovrebbe ripetere questo esame ogni mese nel corso dei primi sei mesi di attesa (la fase più “pericolosa”). Ciò consente di verificare con tempestività la comparsa di un’eventuale infezione primaria e di essere prontamente seguite presso un centro qualificato dove effettuare una cosiddetta diagnosi di secondo livello che permetta di accertare se la malattia è stata o meno trasmessa al feto tramite un prelievo di liquido amniotico (amniocentesi). si previene così In caso di esito negativo del test, la futura mamma dovrebbe inoltre mettere in atto alcune misure preventive che riducano al minimo le possibilità di essere infettata

Considerando che la principale fonte di contagio sono i bambini piccoli, in quanto categoria più soggetta alle infezioni, le principali precauzioni riguardano soprattutto le donne che hanno già figli e consistono nel:

  1. non utilizzare o condividere oggetti di uso personale col bambino (per esempio posate, bicchieri, spazzolino, asciugamani)
  2. lavarsi con cura le mani ogni volta che si è entrate in contatto con sostanze organiche del piccolo (quali saliva, urina, lacrime, feci, muco nasale)
  3. ricorrere all’utilizzo di guanti durante operazioni quali il cambio del pannolino.

Diario della gravidanza

Iscriviti al diario della gravidanza: scopri ogni settimana come cresce il tuo bambino, come cambi tu mamma, i sintomi da gravidanza, gli esami da fare e tanti consigli e curiosità.
Le informazioni contenute in questo sito non intendono e non devono in alcun modo sostituire il rapporto diretto fra professionisti della salute e l’utente. È pertanto opportuno consultare sempre il proprio medico curante e/o specialisti.

Calcola le settimane di gravidanza

Calcola la data presunta del parto

Calcola il peso del feto

Calcola la lunghezza del feto

Scegli il nome del tuo bambino

Controlla i valori Beta HCG

Le domande della settimana

Bimba di 3 anni e mezzo che ha paura di fare la cacca nel vasino o nel water

Gli Specialisti Rispondono di Dottoressa Roberta Levi

Ci sono alcuni consigli da seguire per aiutare un bambino a rinunciare al pannolino. Tra questi, il più importante è forse quello di favorire la formazione di feci morbide e, quindi, facili da espellere.   »

Piccolissima con reflusso che non passa nonostante il farmaco

Gli Specialisti Rispondono di Dottor Stefano Geraci

Oltre a somministrare un farmaco contro la malattia da reflusso (che deve necessariamente essere prescritto dal pediatra), per limitare il fenomeno è opportuno seguire alcuni accorgimenti, tra cui cercare di rallentare il tempo della poppata.   »

Piccola area di mancato accollamento che non si risolve: perché?

Gli Specialisti Rispondono di Dottoressa Elisa Valmori

A volte è necessario che trascorra più tempo affinché ogni più piccola anomalia si risolva. Quello che conta è comunque che il feto sia vitale e cresca a un ritmo regolare.   »

Ectropion in gravidanza: c’è da preoccuparsi se sanguina?

Gli Specialisti Rispondono di Dottoressa Sara De Carolis

Non c'è alcun rischio né per la futura mamma né per il feto se la "piaghetta" (ectropion) sanguina, eventualità frequente proprio durante la gravidanza.   »

Si può cominciare lo svezzamento a quattro mesi?

Gli Specialisti Rispondono di Dottor Stefano Geraci

Le linee guida indicano, come epoca corretta per l'inizio dello svezzamento, i sei mesi. Di conseguenza è meglio non anticipare troppo questa data.   »

Macchie tra i dentini in un bimbo di 15 mesi: che fare?

Gli Specialisti Rispondono di Dottor Leo Venturelli

In caso di discromie dello smalto si può attendere per vedere come evolve la situazione: se peggiora è consigliabile una visita ortodontica.   »

Fai la tua domanda agli specialisti