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La tiroidite di Hashimoto in gravidanza è una condizione che non va sottovalutata. Spesso, infatti, evolve in ipotiroidismo cronico che è pericoloso per la gravidanza. Infatti può causare aborti spontanei e insufficiente sviluppo del sistema nervoso del feto.
Gli ormoni tiroidei sono essenziali per lo sviluppo neurologico del piccolo e, oltretutto, in gravidanza la richiesta di ormoni tiroidei da parte dell’organismo di mamma e bambino aumenta. Per questo motivo è importante diagnosticare in modo tempestivo la tiroidite di Hashimoto in gravidanza, per poter intervenire con le cure adeguate.
Quali sono i rischi per la mamma e per il feto
La tiroidite di Hashimoto è una condizione di origine autoimmune, che è abbastanza frequente nel sesso femminile. Spesso non dà segni di sé e, se non viene scoperta, può portare a ipotiroidismo durante la gravidanza, che causa seri problemi per la mamma e il bambino. Iniziare la gravidanza con un buon assetto di ormoni tiroidei è necessario perché il feto, per le prime settimane, dipende interamente dall’organismo materno per quanto riguarda gli ormoni tiroidei. Il bambino inizia a produrli autonomamente solo a partire dalla 12a settimana.
Per la mamma possono comparire:
- Rischio di aborto o di parto prematuro, quando il bambino non è ancora sufficientemente sviluppato
- Aumento della pressione arteriosa, che a sua volta può accompagnarsi a preeclampsia o gestosi. Questa è una seria complicanza della gravidanza, caratterizzata da gonfiore agli arti inferiori, presenza di proteine nelle urine e, appunto, ipertensione. Se non trattata, può rendere necessario indurre il parto
- Distacco di placenta, una condizione che si manifesta con emorragia e che richiede il ricovero ospedaliero
- Tiroidite post partum, che compare in circa il 7% delle donne che hanno avuto un bambino, a causa di problemi alla tiroide non trattati in gravidanza e che può evolvere in ipotiroidismo cronico, con aumento di peso, umore basso, mestruazioni abbondanti, stanchezza cronica e altri disturbi.
Il bambino rischia:
- Ritardo nello sviluppo del sistema nervoso, perché gli ormoni tiroidei nel primo trimestre favoriscono la regolare maturazione del cervello e delle capacità cognitive
- Parto prematuro e basso peso alla nascita, con serie conseguenze a livello respiratorio, cardiaco e neurologico
- Aumento del rischio di morte fetale e di stress al parto.
Una gravidanza è quindi pericolosa? Non è detto, anzi. È però importante che, se si sta progettando di avere un bambino, prima ancora di restare incinta si effettuino gli esami per il controllo della funzionalità tiroidea, in modo da individuare per tempo eventuali disturbi (come la tiroidite di Hashimoto, ma non solo) e correre ai ripari prima dell’inizio della gestazione, con il trattamento adeguato. Lo screening non è indicato per tutte le donne ma, secondo le Linee guida della American Thyroid Association – ATA, bisognerebbe dosare nel sangue il Tsh (ossia l’ormone che stimola la funzionalità tiroidea), in alcune condizioni particolari, tra cui:
- carenza di iodio
- residenza in zone caratterizzate da carenza di iodio in terreno, acqua e alimenti
- storia famigliare di disturbi alla tiroide
- problemi autoimmuni già noti
- obesità
- infertilità
- esposizione precedente a radiazioni ionizzanti a collo e testa.
Il ginecologo valuta il rischio caso per caso, richiedendo anche il parere dell’endocrinologo per la corretta gestione della tiroide in gravidanza.
I valori della tiroide da monitorare trimestre per trimestre
Per controllare la funzionalità tiroidea, si valutano alcuni ormoni, attraverso un prelievo di sangue dall’avambraccio, anche in occasione di altri esami del sangue (come per esempio l’emocromo). Questi sono il Tsh (l’ormone che stimola la tiroide), Ft3 ed Ft4 (le frazioni libere di T3 e T4) e altri ancora, utili per un quadro completo sulla funzionalità della tiroide.
I valori del Tsh
Sono differenti rispetto ai valori delle donne non in gravidanza e variano a seconda del trimestre. I livelli ideali di questo ormone (espresse in millilitri per unità di litro) sono:
- inferiore a 2,5 mIU/L (spesso compreso tra 0,1 e 2,5 mIU/L) nel primo trimestre
- inferiore a 3,0 mIU/L (compreso tra 0,2 e 3,0 mIU/L) nel secondo trimestre
- inferiore a 3,0 mIU/L (compreso tra 0,3 e 3,0 mIU/L) nel terzo trimestre.
Se il Tsh è elevato, superiore ai livelli indicati, è possibile che la donna sia soggetta a riduzione della funzione tiroidea o ipotiroidismo. Il Tsh, infatti, ha la funzione di stimolare l’attività della tiroide e se aumenta significa che la ghiandola non sta lavorando adeguatamente. Si parla di ipotiroidismo subclinico se i livelli di Tsh sono elevati ma l’Ft4 è normale. Il dosaggio di Tsh va effettuato ogni 4 settimane nel primo trimestre di gravidanza, quindi una volta ogni due mesi fino al parto. Se la donna era già a conoscenza di una condizione di ipotiroidismo e già in trattamento, eseguirà il dosaggio dell’ormone in modo regolare prima dell’inizio stesso della gravidanza.
Gli altri valori
I livelli di Ft3 (triiodotironina libera) e FT4 (tiroxina libera) in gravidanza sono soggetti a profonde variazioni per influsso degli ormoni. Sono solitamente ritenuti normali i valori:
- Ft3 tra 2,2 e 4,2 pg/ml (picogrammo per millilitro di sangue)
- Ft4 tra 0,8 e 1,8 ng/dl (nanogrammi per decilitro di sangue).
I valori sono indicativi perché variano notevolmente a seconda del laboratorio di analisi, quindi è opportuno lasciare che sia il medico a valutare i livelli riportati sulle analisi. Nel primo trimestre, i valori di entrambi possono salire leggermente stimolati dall’aumento dell’ormone Beta-hCG, la cui struttura chimica è simile a quella del Tsh e quindi agisce sulla tiroide, spingendola a lavorare di più. Nel secondo e nel terzo trimestre, i valori di Ft3 e Ft4 calano leggermente a causa dell’azione degli estrogeni materni e del passaggio di ormoni tiroidei al feto. In ogni caso, valori inferiori al range di riferimento possono indicare una condizione di ipotiroidismo, soprattutto se anche il Tsh è basso.
Si dovrebbero ricercare nel sangue anche alcuni anticorpi, gli anti-tireoglobulina (anti-Tg), che dovrebbero essere inferiori a 116 UI/ml e gli anti-tireoperossidasi (anti-Tpo), che aumentano oltre i 35 UI/ml soprattutto nella tiroidite di Hashimoto. Verso la 32a settimana è opportuno eseguire il dosaggio dei TRab o anticorpi anti-recettore del Tsh, che nelle gestanti con tiroidite cronica autoimmune come quella di Hashimoto possono restare nel sangue del neonato per alcuni mesi dopo la nascita e inibire l’attività della tiroide del bambino che deve invece essere perfettamente funzionante. I valori dei TRaB variano da laboratorio a laboratorio.
Terapia in gravidanza
Una donna con tiroidite di Hashimoto deve assumere la terapia sostitutiva con levotiroxina. Si tratta di un farmaco che sostituisce l’ormone mancante, va prescritto dal ginecologo e si deve assumere al più presto non appena viene fatta diagnosi di ipotiroidismo. È un prodotto innocuo per il feto, anzi molto importante perché è nelle prime settimane di gravidanza che si forma il sistema nervoso del feto. La dose corretta va stabilita, caso per caso, dal ginecologo. Se la donna, già prima della gravidanza, sta seguendo questo trattamento, i dosaggi vanno leggermente aumentati, del 30-50% circa (è il medico a fornire indicazioni in proposito) perché, come è stato detto, in gestazione l’organismo ha una maggiore richiesta di ormoni tiroidei. Il farmaco va assunto al mattino, a digiuno, con un sorso d’acqua, almeno mezz’ora prima di assumere cibi o bevande.
Alimentazione, integratori e stile di vita con la tiroidite di Hashimoto
Gli integratori non servono in caso di tiroidite di Hashimoto in gravidanza, perché è necessario seguire il trattamento con il farmaco vero e proprio. Un’alimentazione corretta è però importante per contribuire alla funzionalità della tiroide e per il benessere dell’organismo di mamma e bambino.
- È bene scegliere sale iodato, che contrasta l’ipofunzionamento della tiroide, utilizzandolo come normale sale da cucina per cuocere o condire gli alimenti, senza superare la dose suggerita di sodio che è di circa 5 g al giorno, equivalente a un cucchiaino da caffè. Questa abitudine aiuta a raggiungere la quantità raccomandata ogni giorno, che è di 200 microgrammi per le donne in gravidanza. Lo iodio è presente anche nei cibi, soprattutto quelli di origine marina come alghe, pesci e crostacei. Discrete quantità si trovano anche in latte, uova e carni. Tra i cibi vegetali, lo iodio è presente nella frutta a guscio, nei legumi, in pomodori, mele, mango e ananas.
- Occorre poi vitamina B, che favorisce il consumo dell’energia e si trova in cereali, fegato, pesce azzurro, carne bianca, agrumi, melograno, uva.
- Un altro microelemento la cui carenza può contribuire alla comparsa di un ipotiroidismo è il selenio, necessario alla sintesi degli ormoni tiroidei. Il selenio si trova nel frumento, nella frutta disidratata e nella frutta a guscio.
- È invece meglio evitare il consumo eccessivo di soia, sia fresca sia cotta e sotto forma di prodotti derivati (latte, tofu, prodotti già pronti), perché può interferire con un trattamento a base di levotiroxina. Il ginecologo o l’endocrinologo potranno fornire spiegazioni e chiarimenti.
Per quanto riguarda lo stile di vita, non esistono particolari consigli o limitazioni. È importante nutrirsi in modo equilibrato e fare un po’ di movimento regolare e adatto alle proprie condizioni di gravidanza, sempre facendo riferimento al medico.
In breve
La Tiroidite di Hashimoto in gravidanza va individuata con esami specifici perché può non dare sintomi. Si cura con la levotiroxina sostitutiva, che mantiene sano l’organismo materno e collabora allo sviluppo fisico e mentale del bambino.
Fonti / Bibliografia
- Tiroidite di Hashimoto: sintomi e cura - HumanitasLa tiroidite di Hashimoto è una malattia infiammatoria cronica della tiroide che colpisce maggiormente la popolazione femminile.
- https://societaitalianadiendocrinologia.it/wp-content/uploads/2024/08/IPOTIROIDISMO_E_GRAVIDANZA.pdf
- New ATA Guidelines for Thyroid Disease in Preconception, Pregnancy, and Postpartum | American Thyroid AssociationThe 2026 guidelines provide comprehensive, evidence-based recommendations intended to support clinicians, researchers, patients, and policymakers in delivering high-quality care before, during, and after pregnancy. The recommendations were informed by prior ATA guidelines and extensive stakeholder feedback, a global needs assessment, and systematic literature reviews conducted with the support of a medical librarian.
- https://www.sdb.unipd.it/sites/sdb.unipd.it/files/Linee%20Guida%20Tiroide%20e%20Gravidanza.pdf

