Cosa fare in caso di placenta previa?

Paola Risi A cura di Paola Risi Pubblicato il 02/05/2022 Aggiornato il 02/05/2022

La placenta è previa quando si colloca in basso, ossia in prossimità del collo dell’utero. Questa evenienza richiede attenti esami e costanti controlli da parte del ginecologo. Ecco cosa fare in caso di placenta previa

Cosa fare in caso di placenta previa?

Il buon funzionamento della placenta, l’organo che collega il nascituro alla mamma per fornirgli nutrimento e ossigeno, rappresenta una condizione prioritaria per il regolare procedere della gestazione e per evitare problemi di “sofferenza fetale”. In alcuni casi, però, possono verificarsi dei problemi che la coinvolgono e tra questi rientra appunto la cosiddetta “placenta previa” o bassa. Ecco cosa fare in caso di placenta previa con i consigli della dottoressa Daniela Fantini, ginecologa presso il consultorio Cemp di Milano.

Perché viene la placenta previa?

In questo modo si definisce una placenta che si sviluppa troppo in basso all’interno dell’utero (più propriamente a livello del “segmento uterino inferiore”) fino a ricoprirne il collo, in parte o completamente.

A differenza della parte medio-superiore della cavità uterina (o corpo dell’utero), dove di norma la placenta risulta posizionata, il segmento uterino inferiore tende a espandersi progressivamente durante il terzo trimestre di gravidanza e, in particolare, durante il travaglio di parto. In caso di placenta previa ciò si associa al progressivo distacco della sua area di inserzione il che determina perdite di sangue.

Come si scopre la placenta previa?

Il sanguinamento rappresenta l’unico sintomo di questo disturbo e tende a verificarsi a partire dalla 20a settimana di gestazione, nel corso dell’ultimo trimestre di attesa e/o durante il parto. Le perdite di sangue si contraddistinguono per un colore rosso vivo e non si associano a dolori.

La loro entità risulta variabile a seconda del tipo di placenta previa e possono essere piuttosto leggere o corrispondere a vere e proprie emorragie.  Più precisamente si distinguono tre diverse tipologie del disturbo:

– marginale, quando la placenta tocca solo marginalmente l’orifizio;

– parziale se la placenta ostruisce parzialmente l’orifizio;

– totale quando la placenta ricopre l’orifizio totalmente. È la forma più grave.

Cosa fare in caso di placenta previa?

Il ginecologo ha modo di verificare chiaramente la presenza della placenta previa attraverso l’ecografia: in particolare, il sospetto tende a emergere nel corso della seconda ecografia (morfologica) e la conferma si ottiene attraverso l’esecuzione di un’ecografia transvaginale.

Riguardo al trattamento, dopo il primo episodio di sanguinamento vaginale, è previsto il ricovero ospedaliero, il riposo forzato (in particolare va evitata qualsiasi attività che aumenti la pressione intra-addominale e la posizione più consigliata è quella sdraiata) e l’astinenza da rapporti sessuali che potrebbero provocare ulteriori perdite ematiche inducendo l’inizio delle contrazioni o causare un trauma diretto.

Se il sanguinamento si ferma, di solito, si può tornare a casa: laddove si dovesse verificare un secondo episodio emorragico, la futura mamma verrà invece ricoverata nuovamente e tenuta in osservazione fino al parto.

 

 

 

 
 
 

In sintesi

Quando si scopre la placenta previa?

Salvo la presenza di disturbi che inducano il ginecologo a controlli precoci, la placenta previa si scopre di solito nel corso della seconda ecografia (cosiddetta morfologica) che si effettua tra la 19° e la 21° settimana di gestazione.

Quando si fa il cesareo per placenta previa?

La pianificazione del parto dipende dalle condizioni materne e fetali: se la gestante è stabile, può essere effettuato da 36 settimane/0 giorni a 37 settimane/6 giorni.

Il parto è sempre indicato in presenza di sanguinamento massivo, risultati non rassicuranti del monitoraggio cardiaco fetale, instabilità emodinamica materna.

In caso di placenta previa si procede con un taglio cesareo, mentre quello vaginale può essere considerato nelle donne con placenta “bassa” se il suo margine è compreso tra 1,5 e 2,0 cm dall’orifizio cervicale, in base alle valutazioni del ginecologo.

 

Fonti / Bibliografia

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