Gestosi in gravidanza: ora si scopre prima

Elisa Carcano A cura di Elisa Carcano Pubblicato il 18/09/2019 Aggiornato il 19/09/2019

La malattia è pericolosa e può portare alla morte sia la madre che il figlio che porta in grembo. La gestosi può però essere scoperta con anticipo. Anche con un semplice esame del sangue

Gestosi in gravidanza: ora si scopre prima

È di pochi giorni fa la notizia di una sposa brasiliana incinta al sesto mese che muore nella limousine che la portava all’altare per un ictus da gestosi. Eppure questa terribile malattia può essere scoperta con anticipo così da limitare le conseguenze più serie. La gestosi colpisce il 2-8% delle gestanti e  rappresenta una delle principali cause di mortalità materna e perinatale. Uno studio tutto italiano ha appena confermato la validità di un test per la diagnosi e la gestione delle pazienti a rischio di gestosi in gravidnza (o preeclampsia).

Il test sul sangue

Attraverso un semplice esame del sangue, che può essere effettuato a partire dalla 20a settimana di gravidanza, ossia dal quinto mese, il nuovo test – già disponibile in Italia e noto con il nome di “test automatizzato sFlt-1/PlGF” – permette di arrivare a una diagnosi precoce di gestosi in gravidanza fino a 4 settimane prima del manifestarsi dei sintomi clinici.

Frutto della ricerca italiana

La pubblicazione della ricerca italiana apparsa sulla rivista European Journal of Obstetrics&Ginecology and Reproductive Biology, che conferma la validità dell’innovativo esame, ha messo in evidenza che il rapporto tra due biomarcatori, sFlt-1 e PlGF, può contribuire a predire la comparsa della gestosi in donne che presentano uno o più fattori di rischio, come il non avere altri figli, essere in sovrappeso(), avere familiarità per la patologia, ipertensione cronica, gravidanza multipla, diabete di tipo 1, diabete gestazionale.

Evitare ricoveri impropri

Come spiega Daniela Di Martino, dirigente medico di I livello presso l’Ospedale Buzzi ASST-FBF-SACCO, coautore dello studio, “questo test di laboratorio attraverso un semplice prelievo di sangue ci permette di valutare il rapporto tra i due biomarcatori sFlt-1 e PlGF per escludere che la futura mamma possa sviluppare la preeclampsia. Il rapporto sFlt-1 e PlGF non ci dice solo se la patologia si conclamerà, ma ci permette anche di capire se si manifesterà con una forma più o meno severa. Tutto ciò ci consente di evitare ricoveri impropri che gravano sul Servizio sanitario nazionale. In molte situazioni, inoltre, il test ci aiuta anche a decidere come e quando espletare il parto, scongiurando il più possibile il rischio di parti eccessivamente prematuri”.

 

 

 

Lo sapevi che?

L’approccio standard che viene attualmente utilizzato nel riconoscere la gestosi non è in grado di identificare in maniera efficace e tempestiva le pazienti che presentano un maggiore rischio di sviluppare questa patologia.

 

 

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