Infezioni vaginali in gravidanza: quali sono e come affrontarle

Roberta Raviolo A cura di Roberta Raviolo Pubblicato il 22/06/2026 Aggiornato il 22/06/2026

Alcune, come la Gardnerellosi, sono legate a batteri, altre a funghi come la Candidosi. Si curano con farmaci specifici prescritti dal ginecologo dopo un'accurata diagnosi con visita ed esame colturale.

Infezioni vaginali in gravidanza

Le infezioni vaginali in gravidanza compaiono con una certa frequenza lungo l’arco dei nove mesi. Si verificano a causa dei cambiamenti ormonali che rendono l’apparato genitale femminile più sensibile all’attacco di batteri, funghi e altri microrganismi responsabili di infezioni a vulva e vagina.

Queste infezioni non vanno sottovalutate perché causano dolore, fastidio e bruciore e perché, se non trattate in modo adeguato, possono comparire nuovamente. Inoltre, rischiano di raggiungere l’ambiente uterino e causare disturbi al feto che si sta sviluppando.

Per questo, se si notano sintomi come dolore nella zona intima, bruciore e perdite di colore anomalo, è importante parlarne con il ginecologo.

Vaginosi batterica

È importante operare una distinzione tra vaginosi e vaginite, due termini che non indicano la stessa condizione.

Con il termine vaginosi, infatti, si intende una alterazione dell’ambiente vaginale dovuto a uno squilibrio (disbiosi) del suo microbioma, l’insieme dei microrganismi “buoni” che popolano la mucosa della vagina.

Alcuni di questi batteri buoni, come i lattobacilli o i bifidobatteri, possono andare incontro ad alterazioni sia nel numero sia nella loro attività biologica. In questo modo favoriscono l’aumento di ceppi batterici nocivi e anche, come è stato dimostrato da uno studio dell’ospedale Burlo Garofolo di Trieste, lo sviluppo di molecole infiammatorie che predispongono a vaginiti, cioè a processi infiammatori veri e propri.

Le vaginosi, sempre secondo lo studio, colpiscono circa il 20-30% della popolazione femminile e sono favorite da diverse condizioni, tra cui gli squilibri ormonali che compaiono in alcune fasi della vita femminile, per esempio in adolescenza, in menopausa e, appunto, in gravidanza.

In alcuni casi sono asintomatiche, ossia non danno disturbi, mentre in altre situazioni provocano sintomi come perdite e bruciore. Se la condizione di disbiosi non viene individuata (e il rischio esiste soprattutto in assenza di sintomi) alcuni ceppi batterici possono proliferare e causare vaginiti dovute a batteri o ad altri microrganismi.

Leggi il nostro approfondimento sulla disbiosi in gravidanza

Gardnerella

La vaginite da gardnerella in gravidanza si verifica quando questi batteri, che vivono normalmente nell’ambiente vaginale, si moltiplicano, causando un’infezione che provoca bruciore ai genitali e perdite di colore bianco-verdastre, dal caratteristico e fastidioso odore, simile a quello del pesce avariato.

Questi sintomi possono a volte non presentarsi per un certo periodo, per poi ricomparire se l’infezione non viene debellata. Se, quindi, si hanno fastidi e perdite, è bene contattare il ginecologo.

La diagnosi di vaginite da gardnerella avviene attraverso la visita se i sintomi sono evidenti, oppure con l’esame del cloruro di potassio. Si effettua un prelievo delle perdite, si aggiunge una dose di cloruro di potassio su un vetrino e, se compare l’odore sgradevole, si tratta di infezione da Gardnerella.

La cura consiste nell’applicazione di creme a base di clindamicina o in ovuli a base della stessa sostanza, da introdurre in vagina per una settimana. Curare la gardnerella in gravidanza è fondamentale, perché l’infezione può propagarsi al sacco amniotico, oppure favorire l’attacco di altri germi e causare problemi alla gravidanza, per esempio rottura delle membrane e parto prematuro.

Mycoplasma

La vaginite da Mycoplasma hominis è dovuta a un microrganismo (che fa parte della famiglia dei batteri anche se ha una struttura un po’ diversa) che vive normalmente nelle mucose dei genitali femminili come saprofita. Quando compare disbiosi, da batterio saprofita (innocuo) diviene opportunista (approfitta dello squilibrio microbico per proliferare) e può creare disturbi di diverso tipo, che non vanno sottovalutati soprattutto durante la gravidanza.

I sintomi sono prurito, bruciore locale e aumento delle perdite vaginali. L’infezione può trasmettersi al neonato al momento del parto, causandogli problemi alla pelle.

È quindi importante curare il disturbo prima di arrivare al momento del parto, sottoponendosi a visita ginecologica, ed effettuare un prelievo delle secrezioni con un tampone tipo cotton fioc, che viene poi analizzato in laboratorio per individuare la presenza del Mycoplasma.

La cura consiste nell’assumere antibiotici specifici come azitromicina e doxiciclina, che si assumono per bocca per almeno una settimana. Questa cura permette di debellare il Mycoplasma anche in seguito alla gravidanza, perché questo germe potrebbe causare infiammazioni croniche con aderenze alle tube e impedire una gestazione successiva.

Trichomonas

In gravidanza può comparire anche la tricomoniasi, dovuta al Trichomonas, un microrganismo che, come Gardnerella e Mycoplasma, vive da saprofita nell’ambiente vaginale. A volte si moltiplica di numero, per l’alterazione del pH dovuta a disbiosi per gravidanza o per assunzione di antibiotici, per il caldo o anche per rapporti sessuali con un partner infetto.

Solo nella donna compaiono disturbi come bruciore vulvare, stimolo doloroso e difficoltoso alla minzione, perdite di colore bianco verdastro e di aspetto schiumoso. Il disturbo va affrontato anche se sembra scomparire da solo, perché ha la tendenza a ripresentarsi.

Il ginecologo fa diagnosi di infezione da Trichomonas con la visita e valutando l’aspetto delle secrezioni. La cura consiste nell’impiego di ovuli vaginali da introdurre in vagina, per cinque giorni. Nel caso in cui la cura locale non sia sufficiente a debellare l’infezione, è necessario seguire un trattamento per bocca con farmaci a base di metronidazolo, che uccide il germe. Anche il partner deve seguire la stessa cura per guarire e per evitare di reinfettare la partner.

La diagnosi ginecologica è sempre importante per individuare la cura corretta, perché spesso le vaginiti, anche se dovute a germi differenti, hanno sintomi simili. Inoltre possono verificarsi infezioni vaginali dovute a più microrganismi che proliferano contemporaneamente.

Candidosi

La Candida albicans è un fungo che vive da saprofita nell’ambiente della mucosa vaginale. In condizioni normali non causa disturbi, ma può aumentare di numero per alcune condizioni come trattamenti antibiotici, dieta troppo ricca di zuccheri semplici (che alimentano il batterio), ambiente esterno caldo e umido.

La gravidanza, in particolare, è a rischio di vaginite da Candida, perché le variazioni ormonali modificano il pH della mucosa vaginale e il fungo prolifera. I sintomi della Candida sono perdite bianche della consistenza del latte cagliato, prurito e arrossamento intimo, bruciore. Per la diagnosi, la visita ginecologica con la valutazione dei sintomi è sufficiente.

La cura consiste nell’impiego di prodotti a base di antimicotici, in crema oppure ovuli vaginali, per quattro-sei giorni. La cura va seguita anche dal partner. Per maggiore precauzione, soprattutto nel caso in cui la vaginite tenda a ripresentarsi, può essere opportuno eseguire un tampone vaginale sulle secrezioni, per essere sicuri che l’agente responsabile sia davvero la Candida e non un batterio. Questo, infatti, richiederebbe una cura diversa.

È bene ricordare che la Candidosi in gravidanza può essere legata a una forma di diabete gestazionale non diagnosticato. Questa malattia metabolica, infatti, è caratterizzata dall’aumento di zucchero nel sangue e questa condizione favorisce la proliferazione del fungo. È sufficiente un esame del sangue con misurazione della glicemia, per escludere la presenza di diabete.

Cervicite

La cervicite è un’infezione della cervice o collo dell’utero, una struttura che unisce l’utero alla vagina e che ha la funzione di sostenere il peso dell’utero stesso.

La cervicite può verificarsi anche in gravidanza ed è solitamente dovuta a batteri come il Trichomonas oppure la Neisseria gonorrhoeae, o gonococco, oppure a virus come l’Herpes genitale. La cervicite può non essere accompagnata da alcun sintomo, oppure può causare dolore, bruciore, perdite biancastre o con tracce di sangue. Dalla visita ginecologica, il canale cervicale può apparire normale oppure infiammato e arrossato, con secrezioni purulente.

La cervicite in gravidanza va curata perché l’infezione, se raggiunge il sacco amniotico, può causare rottura delle membrane e parto prematuro.

Il ginecologo quindi effettua una accurata visita con ispezione del canale cervicale e preleva un campione di secrezioni per analizzarlo in laboratorio, in modo da scoprire il batterio responsabile dell’infezione. Si esegue anche un esame delle urine, perché a volte la cervicite si accompagna a un’infezione delle vie urinarie, soprattutto quando l’infezione è dovuta al gonococco.

La cura consiste nell’assunzione di antibiotici per via vaginale, orale o anche intramuscolare per i casi più seri.

I sintomi caratteristici

Le infezioni vaginali in gravidanza sono quindi dovute a microrganismi diversi, ma i sintomi che presentano sono simili e sono dovuti alle condizioni dei tessuti infetti e infiammati. Possono comparire:

  • prurito, per la diffusione in zona di sostanze pro-infiammatorie che irritano e infiammano i tessuti
  • dolore e arrossamento, dovuti all’infezione che causa un maggiore afflusso di sangue alle mucose genitali
  • bruciore, soprattutto alla minzione, per la vicinanza tra l’apparato genitale femminile e quello urinario
  • perdite, a volte maleodoranti, molto diverse da quelle della gravidanza che solitamente sono di colore bianco e acquose 

Tutti questi sintomi vanno sempre riportati all’attenzione dello specialista.

Come prevenire le infezioni

Per evitare le vaginiti in gravidanza è importante seguire alcune regole:

  • alimentarsi in modo corretto evitando alimenti troppo ricchi di zuccheri semplici, che costituiscono nutrimento per alcuni microrganismi, in particolare la Candida
  • combattere la stitichezza, perché le feci contengono batteri che possono migrare dall’intestino all’apparato genitale. Si deve bere molto, aumentare la quota di fibre (presenti in frutta, ortaggi e cereali integrali) e chiedere al ginecologo un blando lassativo adatto alla gravidanza
  • indossare biancheria intima di puro cotone, cambiandola regolarmente
  • eseguire una corretta igiene intima, lavando le parti intime da davanti verso la parte posteriore e non viceversa, per evitare di trasportare i batteri della zona anale alla vulva.

Alcune infezioni possono essere dovute ai rapporti sessuali non protetti, un’abitudine pericolosa soprattutto in caso di gravidanza. Quindi è importante utilizzare sempre un contraccettivo di barriera.

 
 
 

In breve

Le vaginiti in gravidanza sono dovute ad agenti patogeni che causano una situazione infiammatoria con bruciore, prurito e perdite. La visita ginecologica è fondamentale per una diagnosi corretta e una cura appropriata, in modo da evitare che l’infezione risalga al sacco amniotico causando disturbi alla gravidanza.

 

Fonti / Bibliografia

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