Perché il rischio di aborto è più elevato nel primo trimestre

Alberta Mascherpa A cura di Alberta Mascherpa Pubblicato il 05/01/2026 Aggiornato il 05/01/2026

Le prime settimane di gravidanza sono un periodo molto delicato durante il quale il rischio di aborto spontaneo è più elevato rispetto ad altre fasi dell’attesa. Ne parla il ginecologo Vito Brattoli.

Rischio aborto: perché è più elevato nel primo trimestre?

Il naturale, ma pur sempre complesso, meccanismo della gravidanza ha bisogno di un tempo di avvio, non sempre facile. È la ragione per cui le probabilità di un aborto spontaneo sono maggiori nel primo trimestre piuttosto che negli altri.

Le cause possono essere tante e diverse, con una prevalenza per le anomalie cromosomiche. Valutarle con attenzione è fondamentale onde limitare al massimo il rischio di aborto in una successiva gravidanza, mentre mettere in atto alcune precauzioni a livello preventivo può essere utile per fare in modo che la gravidanza prosegua serenamente.

A parlarne è il dottor Vito Brattoli, medico chirurgo specialista in ginecologia ed ostetricia presso Specialistica Ambulatoriale USL 5 Polesana, USL 9 Ferrara e Poliambulatorio medico ErreEsse Ferrara.

Prime settimane di gravidanza

Il primo trimestre di gravidanza rappresenta il periodo in cui si verificano alcuni dei passaggi più delicati della gestazione. Si va dall’annidamento dell’uovo fecondato nella parete interna dell’utero all’organogenesi, il lento, complesso e progressivo processo di formazione strutturale degli organi del feto. Si tratta di meccanismi che, per quanto del tutto fisiologici, rimangono molto delicati esponendo nelle prime settimane di gravidanza a un rischio di aborto spontaneo più elevato rispetto ad altri periodi dell’attesa.

«I dati confermano che l’aborto spontaneo nel primo trimestre di gestazione è un evento purtroppo assai frequente che può interessare fino al 30% delle gravidanze» precisa il ginecologo.

Un numero importante che può generare sicuramente ansia, ma che, più che altro, suggerisce di adottare alcune precauzioni, in primis i controlli prescritti dal ginecologo, basilari perché la gravidanza prosegua al meglio.

Primo trimestre

Se le prime settimane di gestazione sono sicuramente le più delicate, il rischio di aborto rimane concreto per tutto il primo trimestre. Cambia invece la situazione nel secondo, quando le probabilità di interruzione della gravidanza, così come quelle di complicanze fetali, si abbassano drasticamente. Questo perché il feto risulta ormai quasi del tutto formato e quindi capace di affrontare con maggiore forza e resistenza gli eventuali problemi che si possono manifestare nel rimanente tempo dell’attesa.

Le cause

«Occorre tenere presente che nella maggior parte dei casi la causa di un aborto spontaneo nei primi mesi di gravidanza rimane sconosciuta» precisa il dottor Brattoli. «Questo non vuol dire che non si possano evidenziare alcune delle più probabili e frequenti ragioni che portano a un esito infausto della gravidanza nel primo trimestre». Tra queste ci sono:

  • le anomalie cromosomiche. Circa il 50-70% dei casi di aborto spontaneo nelle prime settimane di gestazione riconosce un errore genetico spesso casuale che risulta per altro essere più frequente con l’aumentare dell’età, soprattutto dopo i 35 anni. Un evento che impedisce il corretto sviluppo embrionale e porta all’aborto
  • problemi ormonali. Malattie come l’ipotiroidismo grave, carenza di progesterone prodotto dall’ovaio possono determinare difficoltà di impianto dell’embrione
  • patologie uterine: utero setto o utero bicorne, fibromi sottomucosa, polipi endometriali che deformano la cavità uterina sono tutte condizioni che impediscono il corretto impianto della camera gestazionale. L’ incompetenza cervicale, nota anche come insufficienza cervicale, si verifica quando la cervice, ovvero la parte inferiore dell’utero, si indebolisce al punto da aprirsi causando un aborto: può essere determinata geneticamente oppure essere conseguenza di ripetuti interventi sul collo dell’utero ma in tutti i casi può determinare un più elevato rischio di aborto
  • patologie autoimmuni: la sindrome da anticorpi antifosfolipidi crea un’infiammazione autoimmunitaria a livello endometriale contrastando l’evoluzione della gravidanza
  • infezioni: rosolia, citomegalovirus, toxoplasmosi contratte nelle prime settimane di gravidanza possono determinare danni all’embrione tanto gravi da portare a un aborto. Allo stesso modo possono aumentare il rischio di aborto le infezioni dell’endometrio legate ad agenti patogeni quali clamidia, streptococchi, staphilococchi
  • disturbi della coagulazione: trombofilie come l’iperomocisteinemia, l’eccesso di omocisteina nel sangue, le mutazioni del fattore coagulativo V o II, che comportano un elevato rischio trombotico, hanno potenziali riflessi negativi sulla placenta che risulta inadeguata per il proseguimento della gravidanza
  • stile di vita: fumo, assunzione di alcol e di droghe possono portare a maggior probabilità di aborto spontaneo
  • malattie croniche materne: diabete, ipertensione, disturbi della funzione tiroidea, sia pur per diverse ragioni, aumentano il rischio di aborto.

«Spesso, soprattutto negli episodi sporadici, la causa specifica di un aborto spontaneo rimane comunque non nota» specifica il ginecologo. «Tuttavia, se gli aborti sono ripetuti, è opportuno indagare utilizzando esami ematochimici, microbiologici e strumentali, come ecografia e isteroscopia, per valutare la presenza di una causa specifica e persistente, che può portare a un esito negativo della gravidanza, con l’obiettivo, se possibile, di eliminarla con una terapia medica oppure con un eventuale intervento chirurgico riducendo il rischio di aborto nelle successive gravidanze».

Come prevenirlo

Proprio tenendo conto della delicatezza e dell’importanza dei processi che si verificano all’interno dell’utero durante il primo trimestre di gravidanza, è fondamentale adottare alcune precauzioni che aiutino a scongiurare, per quanto possibile, il rischio di aborto spontaneo. «Ovviamente i trattamenti preventivi in gravidanza rispetto all’aborto spontaneo si differenziano notevolmente tra loro, a seconda della causa all’origine dell’aborto, qualora sia stata identificata» precisa il ginecologo.

Alcune buone norme valgono comunque in tutti i casi. Innanzitutto è essenziale ridurre il più possibile i rischi legati all’effetto di agenti esterni potenzialmente dannosi quali:

  • fumo, assunzione di alcol, droghe e farmaci non specificatamente prescritti
  • esami medici invasivi e radiografie
  • stili di vita inadatti che comportino ad esempio sforzi eccessivi

«Qualora si presenti una minaccia di aborto ossia in presenza di sintomi quali dolori pelvici o perdite ematiche vaginali, il riposo è il primo e fondamentale trattamento che viene raccomandato» continua il ginecologo. «L’uso del progesterone può essere adeguato nei casi in cui si sospetti un’insufficienza del corpo luteo. In presenza di patologie autoimmuni (come, ad esempio, la sindrome da antifosfolipidi) o in casi di trombofilia, si può prescrivere l’impiego di eparina o di acido acetil-salicilico. Nei casi di incompetenza cervicale si può procedere invece ad effettuare il cerchiaggio della cervice, ossia la chiusura chirurgica della cervice con un filo di sutura o una fettuccia, che viene lasciata in sede sino alla 36a settimana di gravidanza e poi rimossa per consentire il parto. Nel caso di malattie croniche materne come diabete, patologie a carico della tiroide, ipertensione è consigliabile sottoporsi al trattamento già prima dell’inizio di una gravidanza».

 
 
 

In breve

Le prime settimane di gravidanza sono particolarmente delicate. Non a caso il rischio di aborto spontaneo nel primo trimestre è più elevato rispetto ad altri periodi dell’attesa. Spesso la causa non è nota: importante, soprattutto nel caso di aborti ripetuti, indagare a fondo onde scongiurarne altri. In funzione di prevenzione vale sempre la regola di evitare comportamenti a rischio come eccesso di movimento, fumo e assunzione di alcol e droghe.

 

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