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Il prurito in gravidanza si presenta in diversi modi e in vari punti del corpo: può essere localizzato all’addome, al seno, alle parti intime, a mani e piedi. Spesso è un sintomo normale, legato a modifiche ormonali e ai cambiamenti della pelle che è sottoposta a tensione.
A volte, però, il prurito può essere dovuto a dermatosi tipiche di questo periodo, oppure a un disturbo del fegato. Le cause insomma possono essere numerose, per questo è sempre importante riferire al ginecologo questo sintomo.
Quali sono le cause
Il prurito in gravidanza è uno dei disturbi tipici della gestazione. Ha cause diverse, che portano alla comparsa di questo sintomo in diverse zone del corpo. Capire che cosa è che porta al prurito è essenziale per trovare il rimedio giusto.
Pelle sottoposta a tensione
Durante i nove mesi, il corpo della donna cambia. L’addome cresce e diviene sempre più rotondo e voluminoso per il bambino che cresce, il seno aumenta di dimensioni perché le ghiandole mammarie maturano per prepararsi all’allattamento.
Di conseguenza, la pelle di queste zone è sottoposta a una tensione intensa, diviene sottile, più secca e delicata.
È quindi possibile soprattutto dal quarto-quinto mese in poi, avvertire un prurito fastidioso lungo l’arco della giornata, localizzato nei punti in cui la cute è più tesa: sull’addome, all’altezza dell’ombelico e ai lati, mentre sul seno il prurito si avverte soprattutto all’attaccatura delle mammelle e intorno all’areola.
Indumenti stretti, per esempio un reggiseno non adatto, possono rendere il sintomo più intenso. A volte, il prurito in queste zone può essere accompagnato dalla comparsa delle cosiddette “strie gravidiche”, linee rossastre leggermente infossate che, oltre che su seno e addome, compaiono anche sulle cosce. Non devono però destare preoccupazione.
Dermatosi tipiche della gestazione
Anche in gravidanza, una donna può essere soggetta a disturbi della pelle che compaiono in qualunque momento della vita, per esempio eczemi allergici o di contatto a causa della maggiore sensibilità dell’organismo della donna durante la gestazione a causa delle variazioni ormonali. Alcune dermatosi, responsabili di prurito in gravidanza, sono tipiche dei nove mesi. È bene precisare che non comportano conseguenze per il feto.
Il Pemfigoide gravidico, chiamato anche Herpes gestationis, compare nel secondo e nel terzo trimestre della gravidanza. Si manifesta con prurito accompagnato da eruzioni cutanee prima sull’addome, poi sul resto del corpo (tranne che su viso, palmi delle mani e piante dei piedi) che con il tempo assumono un aspetto bolloso.
Si pensa che sia dovuto a una reazione auto-immune rivolta verso antigeni presenti nella placenta, perché si può presentare nelle donne con malattie autoimmuni alla tiroide ma non solo. Si cura con farmaci cortisonici e antistaminici, prescritti dal ginecologo.
Il Puppp o Pruritic urticarial papules and plaques of pregnancy (orticaria pruriginosa a papule e placche della gravidanza) colpisce soprattutto le donne alla prima gravidanza nel terzo trimestre.
Oltre al prurito, compaiono striature rossastre simili a smagliature nella zona dell’addome, che poi si diffondono ad arti, torace e glutei.
Il Puppp si cura con sostanze antipruriginose, per esempio applicazioni a base di mentolo suggerite dal ginecologo. In caso di prurito molto intenso occorrono cortisone e antistaminici sempre dietro controllo del medico. Il disturbo si risolve spontaneamente dopo il parto.
La Follicolite pruriginosa della gravidanza è caratterizzata da comparsa di centinaia di puntini rossi e pruriginosi su tutto il corpo. Si risolve spontaneamente dopo il parto e si cura, come la Puppp, con sostanze lenitive oppure cortisonici e antistaminici.
Infezioni da microrganismi
Il prurito in gravidanza, concentrato soprattutto nella zona intima, è spesso legato a infezioni da funghi o batteri. Le variazioni ormonali tipiche dei nove mesi modificano il pH delle mucose vaginali, rendendo l’ambiente intimo più facilmente aggredibile dai germi.
Possono quindi comparire infezioni come la candida, accompagnata da prurito, arrossamento e perdite bianche, oppure la cistite, con stimolo frequente alla minzione. In questo caso, occorrono la visita ginecologica e l’assunzione di un farmaco adatto.
Rimedi utili
Il prurito in gravidanza si può alleviare anche con piccole attenzioni da mettere in pratica ogni giorno.
È importante non grattarsi perché anche se il gesto dà sollievo, l’azione delle unghie può causare lesioni e infezioni. Inoltre è consigliabile:
- Preferire la doccia al bagno, con prodotti non troppo schiumogeni o meglio ancora utilizzando preparati a base di avena sativa e amido di riso
- Applicare su seno, addome e arti prodotti specifici per la gravidanza, ad azione emolliente e nutriente, per contrastare il prurito dovuto alla pelle secca e tesa.
- Indossare abiti ampi in tessuto naturale e morbido per non irritare la pelle. Assumere almeno un litro e mezzo di liquidi al giorno per idratare la pelle e i tessuti.
- Evitare gli alimenti grassi, di difficile digestione, che possono appesantire il fegato.
Quando preoccuparsi
Il prurito in gravidanza merita attenzione sempre ma soprattutto nel caso non sia accompagnato da eruzioni cutanee e si localizzi soprattutto a mani e piedi (zone non soggette a tensione cutanea).
Potrebbe trattarsi infatti di colestasi gravidica, una condizione dovuta alla presenza, nel sangue, di acidi biliari in quantità elevate, dovuti a una alterazione nel funzionamento della bile. Oltre a queste sostanze, nel sangue della gestante possono essere presenti in valori elevati anche di colesterolo e trigliceridi.
La colestasi gravidica si presenta in circa il 2% delle gravidanze e va sospettata quando il prurito:
- colpisce tutto il corpo ma soprattutto mani e piedi
- non è accompagnato da manifestazioni cutanee
- peggiora nel corso delle ore notturne.
La diagnosi avviene attraverso l’esame obiettivo del ginecologo per distinguerlo da altri tipi di problemi che causano prurito, ma soprattutto con gli esami del sangue che mostrano livelli elevati di acidi biliari, transaminasi (enzimi della funzionalità epatica), gamma Gt, acido colico e bulirubina.
È necessario che la donna in attesa segua una cura specifica, a base di farmaci per ridurre la concentrazione di acidi biliari. Il disturbo si risolve spontaneamente dopo il parto, ma è bene ricordare che se si è sofferto di colestasi gravidica durante una gravidanza, si potrà avere lo stesso problema in una gestazione successiva.
In breve
Se si ha prurito in gravidanza, bisogna avvisare il ginecologo. Quasi sempre non è nulla di serio, ma in qualche caso può essere colestasi gravidica, dovuta a una disfunzione biliare, che comporta accumulo nel sangue di acidi biliari

