Quali sono i rischi della gestosi?

Roberta Raviolo A cura di Roberta Raviolo Pubblicato il 10/05/2022 Aggiornato il 10/05/2022

Si tratta di una seria complicanza della gravidanza, che riguarda circa cinque gestanti su cento. Per evitare conseguenze a mamma e bimbo è fondamentale diagnosticarla al più presto e trattarla nel modo più adeguato. Ecco quali sono i rischi della gestosi e come evitarli

Quali sono i rischi della gestosi?

La gestosi – o più correttamente pre-eclampsia – è una malattia che può comparire solo durante la gravidanza a causa di un malfunzionamento della  placenta. Riconoscerla e trattarla prontamente è fondamentale per evitare che evolva in eclampsia, una forma più seria che comporta crisi convulsive e rischi per la salute di mamma e bambino. I sintomi sono variabili e ci sono fattori di rischio sui quali si può agire per evitare che tale complicanza si manifesti. Ecco quali sono i rischi della gestosi e come evitarli con i consigli della professoressa Nicoletta Di Simone, responsabile del Centro multidisciplinare di patologia ostetrica dell’ospedale Humanitas San Pio X di Milano.

Come capire se è gestosi?

La pre-eclampsia è una condizione caratterizzata da aumento della pressione arteriosa, presenza di proteine nelle urine e alterazioni nelle analisi del sangue. Ecco i segnali che non vanno sottovalutati.

Ipertensione arteriosa con valori di pressione sistolica maggiori o uguali a 140 mmHg e diastolica superiore a 90 mmHg. Questi valori devono essere riscontrati in due occasioni con un intervallo di almeno quattro ore. In questi casi non si tratta ancora di una ipertensione importante, ma ci sono anche casi seri caratterizzati da pressione sistolica uguale o superiore a 160 mmHg e da diastolica superiore a 110. In queste condizioni si parla d’ipertensione severa.

Proteinuria, ossia presenza di proteine (per esempio, albumina), che solitamente dovrebbero essere assenti o presenti in quantità minime. La proteinuria più elevata può dipendere anche da una cistite, infezione urinaria abbastanza frequente in gravidanza. Se però questo disturbo viene escluso, è possibile che sia la spia di pre-eclampsia.

Parametri della analisi del sangue alterati. Per esempio, si può verificare abbassamento delle piastrine e di altri fattori della coagulazione. O alzarsi gli enzimi del fegato, come le transaminasi e l’Ldh, un enzima presente anche in altri tessuti e coinvolto nella produzione di energia.

Tutti questi segnali sono caratteristici della pre-eclampsia. Ecco perché durante la gravidanza le donne vengono invitate a effettuare ogni mese l’analisi delle urine con la ricerca delle proteine e devono misurare regolarmente la pressione.

Oltre ai valori alterati di sangue, urine e pressione, possono comparire dolore epigastrico, ossia nella zona dello stomaco, nausea e vomito. Si possono manifestare anche disturbi che coinvolgono il sistema nervoso centrale, come cefalea e disturbi della vista.

Nei punti dove vengono eseguite iniezioni o prelievi del sangue può comparire un eccessivo sanguinamento e ci può essere emolisi (ist), ossia un’importante distruzione dei globuli rossi, che si manifesta con debolezza, vertigini, malessere, pallore. Infine, può comparire edema, ossia presenza di gonfiore particolarmente intenso alle gambe, e si può verificare un rapido incremento di peso.

Perché si va in gestosi?

La pre-eclampsia si manifesta più frequentemente nelle donne con le problematiche seguenti:

– sovrappeso o obesità;

– con una storia di famigliarità per la malattia, perché ne hanno sofferto per esempio la madre o le sorelle;

– che hanno già sofferto di pre-eclampsia in precedenti gestazioni;

– molto sedentarie;

– con un’età avanzata o molto giovani;

– che soffrivano di ipertensione già prima della gravidanza;

– soggette a condizioni di trombofilia, come la sindrome da anticorpi antifosfolipidi, una condizione probabilmente di tipo genetico (anche se le cause sono ancora oggetto di studio), caratterizzata dalla presenza di anticorpi chiamati anti-fosfolipidi o aPl, che compare da sola oppure associata ad altre malattie autoimmuni, come il Lupus eritematoso sistemico. Gli aPl interferiscono con l’attività di cellule e proteine dei vasi sanguigni, causando uno stato pro-infiammatorio e favoriscono la coagulazione del sangue, che può sfociare in trombosi. In questo caso si corre il rischio di essere soggette a pre-eclampsia in epoca precoce, a partire  dalla 24a settimana di gravidanza.

Cosa fare per evitare la gestosi in gravidanza?

Prevenire la pre-eclampsia è possibile. Ecco alcuni suggerimento utili:

–   tenere sotto controllo il peso sia prima della gravidanza sia durante, evitando di assumere troppe calorie. Vanno preferiti alimenti sazianti come ortaggi, frutta, cereali integrali, carni magre, pesce. Si devono limitare – o meglio ancora eliminare – gli zuccheri  i cibi grassi. In caso di difficoltà si può chiedere aiuto al medico che predisponga uno schema dietetico appropriato.

effettuare attività fisica prima della gestazione, sempre per ridurre il peso. Se  poi durante i nove mesi di gravidanza la donna sta bene, è opportuno praticare un po’ di moto, come passeggiate, cyclette, ginnastica dolce, corsi di nuoto per gestanti;

tenere sotto controllo la pressione arteriosa ed effettuare agli intervalli di tempo raccomandati l’esame delle urine e le analisi del sangue mirate, rivolgendosi al ginecologo se ci sono alterazioni.

Le donne che hanno già avuto pre-eclampsia in precedenti gravidanze possono – su indicazione del ginecologo – effettuare una profilassi con cardioaspirina ed effettuare un esame ecografico tra l’11a e la 14a settimana di gravidanza.

 

 

 

 
 
 

In sintesi

Cosa fare con la gestosi?

Trascurare una situazione di pre-eclampsia è molto pericoloso. In caso di dolore addominale, cefalea e disturbi visivi, quindi, occorre sottoporsi immediatamente a un controllo dal proprio ginecologo o presso un pronto soccorso ostetrico per scongiurare il rischio di un’emorragia cerebrale materna o un distacco di placenta. Inoltre la gestosi può causare danni permanenti ai reni della donna, può degenerare in eclampsia,  caratterizzata da convulsioni, condizione che richiede l’immediato ricovero in ospedale, e può essere necessario far nascere il bambino al più presto.

Se è troppo presto per procedere al parto occorre intervenire in modo da tenere sotto controllo la malattia fino alla nascita del bebè. In seguito, le condizioni di salute della neomamma spesso si stabilizzano. Può essere, perciò, utile limitare l’apporto di sali nell’alimentazione, assumere diuretici (per aumentare la quantità di urina emessa e favorire quindi l’eliminazione dei liquidi) e farmaci per abbassare la pressione sanguigna. Se la pre-eclampsia non migliora adottando queste precauzioni, occorrre che la donna venga ricoverata in ospedale per essere seguita costantemente dal personale medico.

Quali farmaci per ipertensione in gravidanza?

I farmaci anti-ipertensivi vanno assunti dalla donna con ipertensione cronica già dalle prime settimane di gravidanza o prima ancora. Si può utilizzare  il solfato di magnesio per infusione come protezione per il neonato prematuro e per l’azione stabilizzante sulla pressione arteriosa della mamma che riduce il rischio di eventi convulsivi. Le donne più a rischio spesso hanno crisi anche dopo il parto e vanno quindi controllate per un certo periodo dopo la nascita del bebè.

 

 

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