Tiroide in gravidanza: tutto quello che c’è da sapere

Roberta Raviolo A cura di Roberta Raviolo Pubblicato il 23/01/2026 Aggiornato il 23/01/2026

Il suo funzionamento è importante per la produzione di specifici ormoni nei livelli normali e favorire lo sviluppo fisico e neurologico del feto. 

Tiroide in gravidanza

È importante controllare regolarmente la tiroide in gravidanza, possibilmente iniziando anche prima di restare incinta. Questa ghiandola, infatti, produce ormoni che sono essenziali per lo sviluppo fisico e neurologico del feto.

Se questi sono in quantità insufficienti per ipotiroidismo, oppure se al contrario sono a livelli troppo elevati per una tiroide che lavora troppo, il bambino può andare incontro a diversi problemi. Per questo, una donna in età fertile dovrebbe controllare la salute della tiroide, per essere sicura di arrivare in piena salute alla gravidanza, oppure per individuare in tempo una situazione di squilibrio della tiroide e controllare la malattia in modo adeguato.

Perché è importante che la tiroide funzioni bene

La tiroide in gravidanza aumenta di volume: di conseguenza sale il fabbisogno di iodio (l’elemento che la tiroide utilizza per la sintesi degli ormoni) da parte dell’organismo materno e aumenta anche la produzione di ormoni tiroidei sotto gli effetti della gonadotropina corionica o beta-Hcg prodotta dalla placenta.

In questo modo, l’organismo materno si attiva per fare scorta di ormoni necessari per la crescita del feto. Per rispondere a questo aumentato fabbisogno, la tiroide deve essere in salute ed è necessario assicurarsene.

Eppure molte donne in età fertile hanno disturbi della tiroide dei quali non sono consapevoli perché non hanno mai effettuato controlli sulla ghiandola e non fanno caso a sintomi spesso scambiati per banali disturbi. È invece importante che la donna arrivi alla gravidanza con una tiroide sana perché il feto, per svilupparsi correttamente, deve contare su un equilibrato apporto di ormoni tiroidei da parte della madre.

Dovrebbero prestare particolare attenzione alla salute della tiroide le donne che:

  • hanno famigliarità per disturbi della tiroide
  • soffrono di malattie autoimmuni come il diabete di tipo 1 o altre (cosa che dimostra una tendenza a soffrire di disturbi autoimmuni anche alla tiroide)
  • hanno subito trattamenti con radiazioni ionizzanti nella zona della testa o del collo.

È inoltre necessario aumentare l’apporto di iodio con la dieta, per combattere la comparsa di gozzo materno e fetale, ipotiroidismo e deficit neuro-cognitivi nel bambino. 

Valori regolari

Per essere sicuri che la tiroide in gravidanza sia ben funzionante, è sufficiente effettuare un prelievo di sangue dall’avambraccio, allo scopo di valutare le concentrazioni e l’equilibrio di Tsh e degli ormoni liberi circolanti, cioè di Ft3 e Ft4.

Nel caso vi sia indicazione clinica (per esempio per familiarità con malattie della tiroide), il medico può suggerire anche il dosaggio degli anticorpi anti-tireoglobulina (AbTg) e antitireoperossidasi (AbTPO), che anziché essere diretti contro agenti esterni vanno a danneggiare il funzionamento della ghiandola.

I valori ormonali tiroidei normali possono variare leggermente tra i laboratori in cui si eseguono le analisi, ma si considerano normali se compresi in questi range:

  • Tsh (Ormone Tireostimolante): 0,4 – 4,0 mIU/L (milliunità per litro)
  • Ft4 (Tiroxina Libera): 9 – 18 pg/mL (picogrammi per millilitro)
  • Ft3 (Triiodotironina Libera): 2 – 3,5 pg/mL (picogrammi per millilitro).

Il medico può decidere, in base ai risultati e al quadro clinico, di proseguire anche con una ecografia della tiroide. Le analisi degli ormoni tiroidei si effettuano ogni mese per monitorare l’attività della ghiandola, insieme con gli altri esami del sangue in gravidanza

Che cosa significano i valori

Ormoni tiroidei in quantità eccessive indicano la presenza di una situazione di ipertiroidismo, legata per esempio alla malattia di Basedow-Graves.

La diminuzione degli ormoni tiroidei può indicare ipotiroidismo, più frequentemente conseguenza di una tiroidite di Hashimoto, che si può verificare in tutte le fasi della vita.

Cosa fare se la tiroide non funziona bene

Il malfunzionamento della tiroide in gravidanza va affrontato a seconda del disturbo.

Ipertiroidismo in gravidanza

Nella donna il disturbo più frequente della tiroide è l’ipertiroidismo, solitamente dovuto a malattia di Basedow-Graves, un disturbo di tipo autoimmune caratterizzato dalla presenza nel sangue di autoanticorpi, che stimolano eccessivamente l’attività della ghiandola attivando il recettore per il Tsh.

In questo modo, l’organismo produce quantità elevate di tiroxina (T4) e triiodotironina (T3) e, di conseguenza, la persona dimagrisce anche se non è a dieta, soffre di insonnia, è nervosa e soggetta a tremori, ha un aumento della frequenza cardiaca e un aumento della frequenza dell’alvo.

Gli autoanticorpi inoltre agiscono sul tessuto della tiroide stimolando un aumento di volume della ghiandola: compare quindi il “gozzo”. Si verifica anche una complicanza a carico dei bulbi oculari, che tendono a sporgere all’esterno e hanno disturbi di motilità e sensazione di fastidio.

La malattia di Basedow può essere affrontata con la somministrazione di farmaci antitiroidei, per esempio il propiltiouracile, che in gravidanza va assunto alle dosi minime e sempre dietro controllo ginecologico per evitare che possa interferire con la crescita corretta della ghiandola del feto.

Ipotiroidismo in gravidanza

L’ipotiroidismo è spesso dovuto nella donna giovane a tiroidite di Hashimoto, una malattia autoimmune della tiroide, dovuta a una reazione dell’organismo contro se stesso, che si manifesta con l’ingresso di linfociti nella tiroide e la produzione di anti-perossidasi e anti-tireoglobulina, anticorpi rivolti contro la tiroide stessa.

La tiroidite inizia con una fase di ipertiroidismo ossia di eccessivo funzionamento della ghiandola con i sintomi caratteristici, quindi l’attività della ghiandola sembra tornata normale.

In un terzo dei casi la tiroidite si risolve da sola, ma nei restanti casi compare una situazione di ipotiroidismo (ipo-funzionamento della ghiandola), con rallentamento della crescita, stanchezza, sensibilità al freddo, pelle secca, stitichezza. Per trattare questa condizione è necessario somministrare la levotiroxina, che corregge in modo completo il deficit ormonale, sempre sotto stretto controllo del ginecologo.

Esistono linee guida precise sul trattamento dei disturbi della tiroide in gravidanza, perché le cure devono trattare il disturbo senza conseguenze sul feto. Durante questi trattamenti si esegue regolarmente il monitoraggio della ghiandola attraverso regolari prelievi del sangue, con il dosaggio degli ormoni tiroidei.

Conseguenze sul feto

La tiroide di un essere umano inizia a svilupparsi precocemente dopo la fecondazione dell’ovocita ed è già funzionante alla 12a settimana di gestazione, quindi prima della fine del primo trimestre.

In questa fase di sviluppo ha bisogno degli ormoni tiroidei materni. Quindi, la ghiandola della mamma non deve essere affetta da alcun disturbo ed è anche importante che durante la gestazione la donna si assicuri un apporto ancora più elevato di iodio.

Se la tiroide funziona poco

In caso di ipotiroidismo, dovuto a forme autoimmuni come la tiroidite di Hashimoto, se non si interviene si rischia aborto spontaneo e deficit cognitivo del bambino.

Se la tiroide funziona troppo

Una condizione di ipertiroidismo non trattato può causare rallentata crescita del feto o crescita inferiore alla media. Inoltre può portare a pre eclampsia, una complicanza della gravidanza che si accompagna a ipertensione elevata, accumulo di liquidi nei tessuti e presenza di proteine nelle urine (segno di iniziale insufficienza renale).

Inoltre, aumenta il rischio di morte in utero del feto.

Perché è necessario un adeguato apporto di iodio

Per il benessere della tiroide in gravidanza è necessario un adeguato apporto di iodio alla donna. Da questo elemento infatti la ghiandola sintetizza gli ormoni. Un apporto insufficiente o scarso di iodio in gestazione determina una funzione insufficiente della tiroide del feto, ossia ipotiroidismo congenito e lieve deficit della performance intellettiva del bambino, una condizione più frequente in passato e oggi più rara grazie ai controlli.

Questa condizione si può prevenire, somministrando iodio in quantità adeguate alle donne in gravidanza. Durante l’attesa e anche in allattamento sarebbe opportuno assumere 200 mcg di iodio (se, ovviamente, la mamma non ha problemi di ipertiroidismo).

Se questa quantità non riesce ad essere assicurata dalla normale alimentazione, non si può esagerare con il sale, anche se iodato. Il cloruro di sodio infatti può predisporre a ipertensione e a problemi come la gestosi.

Si può quindi discutere con il ginecologo l’opportunità di ricorrere a una integrazione. È anche possibile somministrare subito l’ormone tiroideo ai neonati con ipotiroidismo congenito: nel nostro Paese è possibile la diagnosi precoce con lo screening che, dal 1992, si esegue per legge su tutti i bambini appena nati.

È sufficiente fare un prelievo di sangue dal tallone ed effettuare il dosaggio degli ormoni tiroidei.

 
 
 

In breve

La tiroide va controllata in gravidanza per essere sicuri che produca gli specifici ormoni nei livelli normali per favorire lo sviluppo fisico e neurologico del feto. 

 

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