Esami di Torch in gravidanza: cosa sono e come si fanno

Roberta Raviolo A cura di Roberta Raviolo Pubblicato il 20/01/2026 Aggiornato il 20/01/2026

Si eseguono attraverso un prelievo del sangue, effettuato durante i nove mesi. A seconda del risultato, la donna deve seguire accorgimenti igienici e alimentari, sottoporsi a terapia oppure cercare di evitare il contagio.

donna incinta che ha esami Torch

Gli esami di Torch, o complesso Torch o semplicemente Torch, si eseguono per accertare se, nel sangue della gestante, sono presenti anticorpi di infezioni che possono avere conseguenze pericolose sul nascituro.

Queste malattie infettive sono Toxoplasmosi (T), Rosolia (R), Citomegalovirus (C), Herpes (H). La O indica Others, ossia “altri” agenti infettivi.

A seconda dei risultati, che si basano sul conteggio degli anticorpi nel sangue materno, si può capire se un’infezione è già avvenuta, e quindi il feto è protetto, oppure se la donna non è immune e quindi in caso di contagio si corrono dei rischi.

Cosa sono

Le malattie infettive indagate con il Torch in gravidanza possono costituire un pericolo per il feto in crescita perché i germi che le causano riescono ad attraversare la barriera della placenta. Possono quindi causare problemi allo sviluppo, con danni al sistema nervoso, alla vista oppure all’udito. 

  1. La toxoplasmosi  è una malattia dovuta a un parassita, il Toxoplasma Gondii, con il quale si può entrare in contatto attraverso il terreno e gli alimenti crudi. Può raggiungere il feto e causare danni anche seri allo sviluppo. Per questo è essenziale capire se la donna in gravidanza è a rischio di contrarla.
  2. La rosolia è una malattia esantematica che colpisce soprattutto nell’infanzia e causa la comparsa di macchioline di colore rosa intenso. In gravidanza è molto pericolosa per il feto perché può causare serie anomalie. Poiché da diversi anni esiste per i bambini la vaccinazione morbillo-parotite-rosolia, i casi sono scesi e quindi anche il rischio di contagio in gravidanza, ma è opportuno controllare se la futura mamma è effettivamente immune oppure a rischio.
  3. Il citomegalovirus è infezione spesso asintomatica o che, al limite, provoca sintomi simili a quelli di una forma influenzale. Come per le altre infezioni causate da virus della famiglia degli Herpes Virus, l’aver contratto la malattia non determina l’eliminazione del virus che continua a essere presente in forma “latente” nell’organismo e può riattivarsi determinando una re-infezione (o infezione secondaria). Il citomegalovirus può divenire pericoloso per il feto quasi esclusivamente in presenza di un’infezione primaria durante la gravidanza: per questo il test, pur non rientrando tra gli esami di routine, viene consigliata dai ginecologi.
  4. L’herpes simplex, che esiste nel tipo 1 e nel tipo 2, se contratto nei 9 mesi può raggiungere il nascituro attraverso la placenta, oppure contagiare il bambino durante la fase espulsiva del parto o subito dopo, provocando effetti anche seri.
    Anche questo esame viene raccomandato dai ginecologi, ma non rientra tra quelli di routine.

Le altre infezioni

In questa categoria definita “Others” (che si inserisce per comodità di lettura dopo il T) sono compresi diversi agenti infettivi, per esempio i virus dell’Epatite C e B, l’HIV e il Treponema pallidum che è l’agente responsabile della sifilide. Anche queste infezioni sono pericolose. L’epatite B, per esempio, può trasmettersi durante il parto se la mamma è positiva ed è importante saperlo perché in questo modo il neonato può essere trattato con vaccinazione alla nascita e immunoglobuline.

Quando si fanno gli esami di Torch

Secondo le norme italiane, alcuni degli esami previsti nel Torch fanno parte degli esami gratuiti per la gravidanza. Fa eccezione il Citomegalovirus che non è ancora compreso nei livelli essenziali di assistenza ma può essere richiesto in alcuni casi dal ginecologo nelle donne a rischio, inserendo nella richiesta dell’esame il codice di esenzione.

Questo succede, per esempio, nelle donne che lavorano in nidi e scuole per l’infanzia, poiché i bambini piccoli possono essere portatori di Citomegalovirus. Anche l’Herpes virus non è compreso tra gli esami gratuiti e il ginecologo può chiedere l’esenzione per le categorie a rischio.

Questo insieme di esami si effettua all’inizio della gravidanza anche se sarebbe ideale che la donna vi si sottoponesse prima di restare incinta. Se la donna non è immune e rischia infezione, il rubeo test per la rosolia può essere ripetuto ogni mese fino alla 20a settimana (dopo questo periodo, il rischio di pericolo per il feto si riduce notevolmente). Il toxotest si può ripetere ogni mese fino al parto. Gli esami per l’epatite B si ripetono tra la 33a e la 37a settimana.

Come si fanno

Gli esami previsti nel Torch, che fanno parte di quelli per la gravidanza fisiologica, si eseguono con un prelievo di sangue venoso dall’avambraccio e non occorre essere a digiuno, a meno che non si effettuino contestualmente anche esami come l’emocromo, che invece richiedono che la donna sia a digiuno da qualche ora.

Si ricercano in laboratorio gli anticorpi per ciascuna di queste malattie, che sono di tipo IgM e IgG. Gli anticorpi IgM o immunoglobuline M vengono prodotti quando si entra in contatto con un’infezione per la prima volta, restano in circolo nel sangue per qualche tempo (settimane o mesi), quindi diminuiscono di numero fino a scomparire. La loro presenza indica quindi un’infezione recente o acuta. Gli IgG o immunoglobuline G vengono prodotte in grande quantità in seguito e restano per tutta la vita, diminuendo, come “memoria immunitaria” di quella malattia.

Che cosa dicono i risultati del Torch

I risultati delle analisi Torch si basano proprio sulla presenza o assenza degli anticorpi IgM e IgG delle diverse infezioni.

Se il risultato è positivo agli anticorpi IgG e negativo agli IgM, significa che la malattia è stata contratta in passato (oppure ne è stata effettuata la vaccinazione, come nel caso della rosolia) e non sono necessari altri controlli perché la donna è immune.

Se negativo agli anticorpi IgG e agli IgM, la gestante non ha mai contratto l’infezione e quindi potrebbe svilupparla durante la gravidanza. In questo caso il test va ripetuto periodicamente nel corso dei 9 mesi per intervenire per tempo se l’infezione compare. Contemporaneamente, la mamma deve seguire una serie di precauzioni per scongiurare il rischio di contrarla.

Se il risultato è positivo agli anticorpi IgG e agli IgM, vuol dire che la donna ha contratto l’infezione di recente e sta attraversandone la fase acuta. In questo caso è necessario effettuare una serie di controlli per evitare che vi siano ripercussioni sul feto.

Come affrontare i risultati

L’ideale sarebbe che i risultati fossero tranquillizzanti, ma se non è così non è detto che ci si debba preoccupare perché il personale medico è in grado di sostenere la donna e la coppia. In primo luogo, l’ideale sarebbe sottoporsi a questa analisi prima di iniziare la gravidanza, per effettuare per esempio il vaccino contro la rosolia oppure per mettere in atto le precauzioni che difendono dalle altre malattie infettive.

Lo stesso vale per il vaccino dell’epatite B, mentre nel caso della Toxoplasmosi, in cui non c’è la possibilità di immunizzarsi prima, è necessario osservare precauzioni come evitare le carni crude, lavare con cura frutta e ortaggi e cambiare la lettiera del gatto di casa utilizzando guanti usa e getta.

Se i risultati sierologici dell’indagine indicano che un’infezione è recente è importante non farsi prendere dal panico e parlare subito con il ginecologo che potrà indicare un Centro ospedaliero in cui effettuare la valutazione delle infezioni in gravidanza, per valutare i possibili rischi a carico del feto e mettere in atto eventuali terapie.

 
 
 

In breve

Il Torch è un esame che valuta se una donna in attesa è immune contro alcune malattie infettive pericolose per il feto oppure se è a rischio di contrarle in gravidanza. Si esegue con un prelievo di sangue e poi si valutano gli anticorpi.

 

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