Tampone vaginale in gravidanza: a cosa serve e quando farlo

Alberta Mascherpa A cura di Alberta Mascherpa Pubblicato il 30/07/2026 Aggiornato il 30/07/2026

Un esame che si fa per escludere l’infezione da Streptococco Agalactiae gruppo B. Qualora risulti positivo serve una copertura antibiotica al momento del parto per scongiurare rischi al neonato e alla mamma.

tampone vaginale

Il tampone vaginale in gravidanza viene fatto di routine attorno alla 36a settimana per rilevare la presenza di Streptococco Agalactiae gruppo B (SGB), il principale fattore di rischio per una grave infezione del neonato che può avere tra le sue manifestazioni setticemia, meningite, polmonite e causare infezioni dopo il parto anche alla mamma.

L’esecuzione del tampone vaginale è rapida e non dolorosa. Qualora l’esito sia positivo per SGB non viene fatto nulla in gravidanza bensì si procede alla somministrazione di una terapia antibiotica mirata al momento del parto così da interrompere la trasmissione del batterio dalla mamma al neonato e ridurre il rischio di infezioni neonatali.

A cosa serve il tampone vaginale

«Tra i numerosi esami che possono essere prescritti in attesa vi è anche il prelievo del secreto vaginale per same microbiologico, genericamente nominato tampone vaginale» spiega la dottoressa Alessandra Valerio, Medico Chirurgo, Specialista in Ginecologia e Ostetricia presso il Poliambulatorio AestheMedica di Ferrara.

«Tuttavia, come sempre, prima di effettuare degli accertamenti, è importante avere ben chiare le reali indicazioni all’esame». Per meglio affrontare il problema è opportuno avere presenti quali siano le principali modificazioni dell’ambiente vaginale in gravidanza. «In attesa, le secrezioni vaginali solitamente aumentano e si presentano dense e di colore bianco» precisa la ginecologa. «Grazie alla massiccia presenza di estrogeni, la mucosa vaginale si inspessisce e le cellule si arricchiscono di glicogeno e ciò costituisce un ambiente favorevole per la proliferazione di lattobacilli. I lattobacilli, attraverso la secrezione di sostanze antibatteriche e la produzione di acido lattico, favoriscono il mantenimento di un pH vaginale basso, cioè acido (3.5-4.5).

L’ambiente acido inibisce la crescita di agenti patogeni potenzialmente nocivi in gravidanza, ad esempio escherichia coli, gardnerella, micoplasma, streptococco agalactiae gruppo B. Al contrario risulta più ospitale per le micosi (ad esempio per la candida albicans). Il microbioma vaginale in gravidanza è un ecosistema complesso che ha tra gli altri un ruolo nella protezione del feto dalle infezioni ascendenti, quelle che dalla vagina risalgono verso il feto. La prevalenza del lattobacillo e conseguentemente della candidiasi in gravidanza riduce la probabilità di altre infezioni batteriche che si possono associare ad un aumento del rischio di parto prematuro; l’infezione da candida, al contario, invece non si associa a tale rischio.

Un altro capitolo che riguarda l’ambiente vaginale in gravidanza è la presenza dello Streptococco Agalactiae gruppo B (SGB). La colonizzazione in gravidanza da parte dell’SGB costituisce il principale fattore di rischio per una grave infezione del neonato che può avere tra le sue manifestazioni setticemia, meningite, polmonite; la mamma invece può avere un maggiore rischio di endometrite ed infezioni dopo il parto». Si stima che circa una gestante su quattro contragga questo tipo di infezione che per altro è asintomatica e può essere diagnostica solo mediante il tampone vaginale.

Quando fare il tampone vaginale

«L’esecuzione del tampone vaginale in gravidanza è finalizzata ad individuare possibili alterazioni del microbioma che possano dimostrarsi dannose per il feto» spiega l’esperta. «In gravidanza è indicato eseguire un tampone vagino-rettale intorno alle 36 settimane in tutte le gestanti, come test di screening per individuare la colonizzazione delle vie genitali da parte dello Streptococco Agalactiae gruppo B (SGB) che, come detto, rappresenta un grave fattore di rischio per il neonato e anche per la mamma. Non c’è invece un’indicazione ad effettuare tamponi di screening in altre fasi della gravidanza.

Bisogna sempre considerare nelle valutazioni diagnostiche e terapeutiche che l’ambiente vaginale non è mai sterile e quindi l’esame colturale potrebbe risultare positivo per germi abitualmente residenti nel tratto vaginale. Una terapia antibiotica non necessaria, prescritta in questi casi, genera delle resistenze che potrebbero avere gravi ripercussioni future; l’assunzione di antibiotici senza necessità per altro altera in maniera importante la flora batterica vaginale facendo venir meno l’azione difensiva della stessa e aprendo la strada a possibili infezioni».

Come si fa l’esame

«Il tampone vaginale è un esame di tipo microbiologico che si esegue prelevando una piccola quantità di secreto vaginale per mezzo di un bastoncino cotonato simile ad un cotton fioc» precisa la ginecologa.

È un esame ambulatoriale e indolore che richiede pochi minuti di esecuzione. «Nei due giorni che precedono l’esame è opportuno non avere rapporti sessuali e non utilizzare ovuli o lavande vaginali oppure fare il bagno in vasca per non alterare l’esito dell’esame» continua l’esperta.

Anche l’eventuale assunzione di antibiotici va sospesa cinque giorni prima dell’esecuzione del tampone. «Il risultato solitamente è disponibile dopo alcuni giorni; le secrezioni prelevate vengono infatti messe in coltura e bisogna quindi attendere il tempo necessario per vedere l’eventuale sviluppo di germi patogeni» conclude la dottoressa Valerio. Il tampone vaginale in gravidanza può essere svolto presso consultori pubblici, ambulatori privati e in centri prelievi privati dove vengono eseguiti esami di laboratorio.

Tampone positivo: cosa fare

«Nelle gestanti che risultino positive allo Streptococco Agalactiae gruppo B (SGB) dopo l’esecuzione del tampone vaginale non è previsto alcun tipo di intervento durante l’attesa. Il trattamento viene infatti eseguito durante il parto, attraverso la somministrazione di una terapia antibiotica, così da interrompere la trasmissione del batterio dalla mamma al neonato e ridurre il rischio di infezioni neonatali durante il passaggio del feto» precisa la ginecologa.

«Il neonato viene invece monitorato nei giorni successivi». E se una volta eseguito il tampone la futura mamma si trova in procinto di partorire senza aver avuto l’esito? Non è il caso di preoccuparsi. In mancanza dell’informazione sullo stato di colonizzazione da SGB al momento del parto la cura antibiotica viene effettuata quando si ritiene che ci siano condizioni “a maggior rischio”. È il caso del parto pretermine, prima delle 37 settimane, così come della febbre materna, della presenza di streptococco nelle urine o di un precedente figlio con infezione neonatale da SGB.

 

In breve

Il tampone vaginale in gravidanza è utile per verificare la possibilità di un’infezione da Streptococco Agalactiae gruppo B (SGB), pericolosa sia per il neonato che per la mamma al momento del parto. Viene fatto quindi di routine attorno alla 36esima settimana di gestazione e, qualora risulti positivo, si procede alla somministrazione di una terapia antibiotica nelle fasi appena precedenti il parto. 

Diario della gravidanza

Iscriviti al diario della gravidanza: scopri ogni settimana come cresce il tuo bambino, come cambi tu mamma, i sintomi da gravidanza, gli esami da fare e tanti consigli e curiosità.
Le informazioni contenute in questo sito non intendono e non devono in alcun modo sostituire il rapporto diretto fra professionisti della salute e l’utente. È pertanto opportuno consultare sempre il proprio medico curante e/o specialisti.

Calcola le settimane di gravidanza

Calcola la data presunta del parto

Calcola il peso del feto

Calcola la lunghezza del feto

Scegli il nome del tuo bambino

Controlla i valori Beta HCG

Le domande della settimana

Problemi con un piercing: ci sono rischi per la gravidanza?

Gli Specialisti Rispondono di Professore Piergiacomo Calzavara Pinton

Nel caso in cui per risolvere un problema dovuto al piercing sia sufficiente medicare il lobo dell'orecchio e, quindi, ricorrere solo a cure locali, non ci sono problemi per la gravidanza.   »

Possono arrivare le mestruazioni a tre mesi dal parto mentre si allatta?

Gli Specialisti Rispondono di Dottoressa Elsa Viora

Durante l'allattamento, anche esclusivo, possono sia ritornare le mestruazioni sia verificarsi episodi di spotting (lievi sanguinamenti occasionali).  »

Il bambino starnutisce appena si trova sotto il sole: perché?

Gli Specialisti Rispondono di Dottor Leo Venturelli

Capita se all'improvviso viene esposto al sole per via di un errore di interpretazione del cervello, che giudica l'esposizione a una fonte luminosa abbagliante un elemento di disturbo che spetta al naso allontanare.   »

Mancato accollamento di 3 mm a inizio gravidanza: si può andare in vacanza?

Gli Specialisti Rispondono di Dottoressa Elisa Valmori

Un mancato accollamento di 3 millimetri in genere è destinato a risolversi senza che vi sia bisogno di rinunciare alle vacanze. A patto che le vacanze siano un periodo di rilassamento psicofisico e non impongano strapazzi e fatiche.   »

IgG dubbie e IgM negative: ho la toxoplasmosi?

Gli Specialisti Rispondono di Dottor Fabrizio Pregliasco

Le IgM negative ci dicono che la toxoplasmosi non è in atto né è stata sviluppata di recente. Le IgG positive segnalano che si è immuni nei confronti dell'infezione.   »

Fai la tua domanda agli specialisti