Controlli: tritest e amniocentesi – 14-18 settimana

Redazione A cura di “La Redazione” Pubblicato il 13/01/2015 Aggiornato il 05/02/2025

Servono entrambi per escludere anomalie cromosomiche ma il tri-test dà solo una percentuale di rischio, l'amniocentesi un risultato certo ma con un minimo pericolo di aborto

Controlli: tritest e amniocentesi – 14-18 settimana

Sono due esami che si possono fare in questo periodo per individuare il rischio o la presenza di anomalie cromosomiche in questa fase della gravidanza, cioè già nel secondo trimestre. Il primo è gratuito se non si è fatto il bi-test, mentre il secondo lo è solo per le donne a rischio.

Il tri-test

Consiste in un prelievo di sangue materno per analizzare tre sostanze prodotte dalla placenta e dal feto: ossia l’alfafetoproteina, l’estriolo non coniugato e la gonadotropina corionica umana. Confrontando questi tre dati con l’età materna è possibile individuare le donne più a rischio di avere un bimbo affetto da difetti di chiusura del tubo neurale (come la spina bifida), da sindrome di Down o da altre anomalie cromosomiche.

Si esegue tra la 15a e la 17a settimana di gravidanza e non comporta rischi per la mamma né per il feto. Si tratta di un test di screening, ossia non fornisce la certezza di identificare tutti i feti affetti da un’anomalia, ma consente solo di valutare se è il caso o meno di consigliare alla futura mamma l’esecuzione di esami di diagnosi prenatale (come l’amniocentesi) senz’altro più invasivi, ma più precisi.

Dal punto di vista medico, si considera “a rischio” una gestante la cui probabilità di avere un feto affetto sia superiore o uguale a 350 casi (che è il rischio di una donna di 35 anni di età). L’affidabilità del test non è elevata (pari a circa il 60 per cento).

È gratuito senza dover pagare nemmeno il ticket per le donne che non hanno eseguito il bi-test.

L’amniocentesi

Consiste nel prelievo di una piccolissima quantità di liquido amniotico, dove è immerso il feto. L’esame viene eseguito tramite un sottilissimo ago, fatto passare attraverso l’addome della futura mamma fino a raggiungere il liquido amniotico, nel quale sono presenti le cellule di sfaldamento del feto (che si sono cioè staccate spontaneamente), provenienti dalla pelle, dalle mucose e dalle vie urinarie. Questa operazione viene effettuata in modo molto lento e sempre sotto guida ecografica, in modo da trovare il punto migliore nel quale inserire l’ago.

Il periodo ideale per eseguire l’esame è tra la 15a e la 18a settimana di gravidanza. L’introduzione dell’ago provoca una sensazione non dolorosa, simile al fastidio di un’iniezione intramuscolare. Si tratta di un test di diagnosi prenatale, cioè che indica con certezza se il piccolo è affetto o meno da un’anomalia cromosomica. L’esame è invasivo: comporta, infatti, un rischio di aborto spontaneo (tra lo 0,5 e l’1 per cento).

È gratuito soltanto per le donne che, indipendentemente dalla loro età, hanno un rischio aumentato, rilevato attraverso il test combinato o il tri-test o dovuto a condizioni familiari.

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