Ibuprofene in gravidanza: solo a certe condizioni

Roberta Camisasca A cura di Roberta Camisasca Pubblicato il 10/09/2018 Aggiornato il 14/09/2018

Durante la gravidanza può succedere di avere bisogno di assumere dei medicinali. L’ibuprofene e gli antinfiammatori in generale possono essere assunti ma solo sotto controllo medico

Ibuprofene in gravidanza: solo a certe condizioni


Alcune condizioni caratteristiche della gravidanza contribuiscono a modificare l’assorbimento dei farmaci, la distribuzione e la loro eliminazione dall’organismo. Per questo non tutti i farmaci possono essere assunti nei nove mesi e in particolare nessuno, nemmeno quelli da banco (venduti senza bisogno di ricetta medica), come l’ibuprofene, può essere assunto senza il consenso del ginecologo. Farmaco analgesico e antinfiammatorio, l’ ibuprofene è usato per combattere dolori di varia natura anche in gravidanza. Appartiene, infatti, alla categoria dei Fans (farmaci antinfiammatori non steroidei), che inibiscono la sintesi delle prostaglandine. Ha una emivita di eliminazione di 1.8-2.4 ore e passa la barriera placentare, quindi raggiunge il feto.

rischio aborto anche a basse dosi

I dati disponibili sull’uso saltuario di ibuprofene in gravidanza a basse dosi non evidenziano un aumento di anomalie congenite nei neonati, ma riportano un rischio aumentato di aborto spontaneo, soprattutto se il farmaco è stato assunto in prossimità del concepimento.

Fertilità compromessa

Secondo uno studio pubblicato sulla rivista medica Human Reproduction,  invece, una prolungata assunzione di ibuprofene in particolare nei primi tre mesi di gravidanza può mettere a rischio la fertilità delle figlie femmine, perché danneggia le cellule germinali femminili del feto riducendo la scorta ovarica. Gli esperti hanno esaminato l’impatto dell’ibuprofene sullo sviluppo delle ovaie studiando campioni di tessuto ovarico prelevato da 185 feti a 7-12 settimane. Dopo 7 giorni, quelli immersi nell’analgesico a una concentrazione pari a quella dei livelli riscontrati nel cordone ombelicale() mostravano una riduzione di circa il 50% del numero di cellule ovariche e tra il 50 e il 75% in meno di cellule germinali. In questi campioni si è riscontrato un aumento della morte cellulare e un numero inferiore di cellule in grado di moltiplicarsi. Ulteriori esperimenti hanno evidenziato che il danno è osservabile già due giorni dopo l’assunzione di ibuprofene per feti tra 8 e 12 settimane e, dopo aver sospeso il trattamento, è osservabile solo un recupero parziale da questi danni.

Più sicuro il paracetamolo

Le indicazioni per le donne incinte, dunque, non cambiano: possono assumere antidolorifici, ma solo quando necessario, alla dose più bassa e per il minor tempo possibile. Si consiglia inoltre di preferire il paracetamolo all’ibuprofene e di non assumere ibuprofene dopo le 30 settimane di gravidanza.

 
 
 

Da sapere!

L’ibuprofene passa in minime quantità anche nel latte materno ma non ci sono controindicazioni all’allattamento.

 

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