Inquinamento in gravidanza: lo smog supera la placenta

Roberta Camisasca A cura di Roberta Camisasca Pubblicato il 13/11/2019 Aggiornato il 13/11/2019

Uno studio approfondisce il legame tra inquinamento e gravidanza, spiegando come l’aria che respiriamo riesca a superare la barriera della placenta.

Inquinamento in gravidanza: lo smog supera la placenta

Sul legame tra inquinamento e danni in gravidanza arrivano nuove conferme. Secondo uno studio condotto dall’Hasselt University, in Belgio, e pubblicato sulla rivista scientifica Nature Communication, le particelle nocive dispera nell’aria inquinata della grandi città superano la barriera placentare delle donne in gravidanza e raggiungono il feto. Lo studio è importante perché per la prima volta viene appurato in modo scientifico che le sostanze inquinate presenti nell’atmosfera e inalate dalla mamma giungono fino alla placenta.

Tante sostanze nocive

Linquinamento ambientale è causato dall’insieme di sostanze nocive per l’uomo immesse nell’aria, acqua e suolo e dalle trasformazioni che queste subiscono nell’ambiente. Tra queste, il particolato e l’ozono sono tra gli inquinanti dell’aria a cui vengono associati gli effetti più gravi per la salute.

Trovate minuscole particelle

Analizzando la placenta di 28 mamme residenti in zone con un elevato tasso di inquinamento, gli studiosi hanno individuato migliaia di minuscole particelle per millimetro cubo di tessuto. Hanno poi constatato la presenza delle particelle sul lato fetale della barriera placentare: ciò suggerisce che molto probabilmente i feti sono stati esposti a tale molecole dannose. Resta da scoprire se il nero carbonio è presente anche nel sangue fetale e causa danni al Dna cellulare del feto.

Accertate complicanze

Il mondo scientifico era già a conoscenza del fatto che l’esposizione agli agenti inquinanti della mamma può causare aborto, nascita pre-termine e basso peso alla nascita. Diversi studi hanno messo in correlazione anche l’ipertensione e gli infarti durante la gravidanza all’inquinamento domestico. Il sospetto ora riguarda un possibile rapporto tra le particelle e il feto nella placenta, considerato che la barriera placentare umana è risultata non impenetrabile nei confronti di queste sostanze. Esaminando anche la placenta di donne che avevano subito degli aborti spontanei, gli autori dello studio hanno scoperto che le particelle inquinanti erano presenti anche nei feti di 12 settimane. I ricercatori hanno concluso che danni subiti in questa fase della crescita possono avere effetti devastanti, considerato che si tratta del periodo più vulnerabile durante il quale tutti gli organi sono in fase di sviluppo. Per il bene dei bambini è dunque fondamentale ridurre l’esposizione agli agenti inquinanti fin dalla gravidanza.

 
 

Da sapere!

Quando i livelli degli inquinanti sono particolarmente alti, come accade con l’ozono in estate, evitare passeggiate e attività all’aperto nelle ore più calde, spostandole verso il mattino presto o la sera.

 

 

Fonti / Bibliografia

  • Ambient black carbon particles reach the fetal side of human placenta | Nature CommunicationsParticle transfer across the placenta has been suggested but to date, no direct evidence in real-life, human context exists. Here we report the presence of black carbon (BC) particles as part of combustion-derived particulate matter in human placentae using white-light generation under femtosecond pulsed illumination. BC is identified in all screened placentae, with an average (SD) particle count of 0.95 × 104 (0.66 × 104) and 2.09 × 104 (0.9 × 104) particles per mm3 for low and high exposed mothers, respectively. Furthermore, the placental BC load is positively associated with mothers’ residential BC exposure during pregnancy (0.63–2.42 µg per m3). Our finding that BC particles accumulate on the fetal side of the placenta suggests that ambient particulates could be transported towards the fetus and represents a potential mechanism explaining the detrimental health effects of pollution from early...

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