La vista dei bimbi in utero è più sviluppata di quanto si credeva

Miriam Cesta A cura di Miriam Cesta Pubblicato il 17/01/2020 Aggiornato il 17/01/2020

Le cellule della retina fetale sono molto sensibili alla luce e comunicano secondo una struttura reticolare. Ecco perché la vista è già acuta in utero

La vista dei bimbi in utero è più sviluppata di quanto si credeva

Il senso della vista dei bimbi che si trovano ancora nell’utero della mamma potrebbe essere più sviluppato di quanto ritenuto finora: la scoperta arriva da uno studio pubblicato su Current Biology da un gruppo di ricercatori dell’Università della California di Berkley (Stati Uniti), secondo cui le cellule sensibili alla luce che si trovano nella retina del feto sono collegate tra loro secondo una struttura reticolare e sono maggiormente sensibili alla luce di quanto creduto fino a oggi. E proprio grazie a queste caratteristiche iniziano a sviluppare alcune funzioni essenziali per lo sviluppo della vista e del cervello.

Codificate molte più informazioni

 “Fino a oggi era stato dimostrato che le cellule sensibili alla luce sono importanti per lo sviluppo dei vasi sanguigni nella retina e per la messa a punto del ritmo circadiano, essendo sensibili alla presenza o all’assenza della luce – spiega Franklin Caval-Holme, prima firma dello studio -. Le nuove evidenze sembrano invece sostenere che queste cellule sono in realtà in grado di codificare tante diverse intensità di luce, e quindi molte più informazioni di quanto si ritenesse precedentemente”.

Maggiore sensibilità alla luce

 Le particolari cellule della retina fetale oggetto dello studio sono le cellule gangliari della retina intrinsecamente fotosensibili (ipRGC): scoperte 10 anni fa, secondo i ricercatori – alla luce del nuovo studio – possono svolgere un ruolo maggiore di quanto ipotizzato nello sviluppo degli occhi e del cervello del feto. Fino a oggi, spiegano gli autori della ricerca, si pensava infatti che nella retina in via di sviluppo queste cellule fossero semplici interruttori on-off, e che presumibilmente servissero principalmente per impostare il ciclo giorno-notte nell’arco delle 24 ore. Gli scienziati dell’Università della California di Berkeley hanno ora trovato prove del fatto che queste cellule dialogano tra loro secondo una struttura reticolare e che sono maggiormente sensibili alla luce, entrambe caratteristiche che potrebbero influire sullo sviluppo della vista e del cervello. Dallo studio è anche emerso che, mentre alcune di queste cellule sintonizzano il nostro orologio interno sul ciclo giorno-notte, altre sono collegate ad aree cerebrali come l’abenula, che regola l’umore, e l’amigdala, che si occupa delle emozioni.

 

 

Lo sapevi che?

A partire dalla 34a settimana di gravidanza il feto sembra essere in grado di distinguere i volti ed è attratto dal fascio di luce.

 

Fonti / Bibliografia

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