Tiroide: le regole della prevenzione a tavola e perché sono così importanti in gravidanza

Roberta Raviolo A cura di Roberta Raviolo Pubblicato il 07/07/2022 Aggiornato il 07/07/2022

Le malattie della tiroide in gravidanza sono frequenti e vanno curate. Se sottovalutate e trascurate, infatti, possono causare disturbi al bambino nel pancione

la tiroide in gravidanza è fondamentale

Lavora silenziosa, svolgendo un ruolo insostituibile: produrre ormoni fondamentali per il metabolismo e la produzione di energia. Quando non sta bene, capirlo non è semplicissimo. Eppure meriterebbe più attenzione. Stiamo parlando della tiroide, la ghiandola a forma di farfalla che si trova alla base del collo.
Secondo gli esperti, sono circa 6 milioni gli italiani che soffrono di qualche disturbo alla tiroide. Particolarmente importanti sono le malattie della tiroide in gravidanza. In questa fase, disturbi già esistenti alla ghiandola possono diventare più seri e anche la crescita del feto ne risente.

Quali sono le più comuni malattie della tiroide in gravidanza?

Le malattie della tiroide in gravidanza non sono rare e bisogna curarle con attenzione. Il corretto funzionamento della ghiandola nei nove mesi, infatti, è essenziale per la crescita del feto. Un regolare apporto di ormoni tiroidei da parte della madre occorre per proteggere lo sviluppo del sistema nervoso nelle prime settimane di gravidanza, quando la tiroide del bambino non sa ancora funzionare da sola. Sarebbe quindi importante che, prima del concepimento, le donne eseguissero alcuni controlli per la funzionalità tiroidea, soprattutto in presenza di famigliarità di disturbi alla ghiandola. Può verificarsi ipotiroidismo con ridotta produzione di ormoni tiroidei, responsabile di rischio di aborto spontaneo e di parto prematuro, basso peso alla nascita, pre-eclampsia e ipertensione gravidica.

Cosa succede se il TSH è alterato in gravidanza?

Si verifica l’ipertiroidismo, con aumento della produzione di ormoni tiroidei. Anche in questo caso la malattia può causare parto prima del termine, ridotta crescita intrauterina e basso peso alla nascita, pre-eclampsia, ipertiroidismo fetale, gozzo fetale. In gravidanza le cause di ipertiroidismo sono soprattutto due:

  • la malattia di Basedow: gli anticorpi anti recettore del TSH riescono ad attraversare la placenta e possono agire sulla tiroide del bambino, causando ipertiroidismo. Per questo è importante controllare gli ormoni FT4 e TSH ogni 2-4 settimane all’inizio della cura, ogni 4-6 settimane dopo il raggiungimento dei valori corretti.  
  • l’ipertiroidismo gravidico: compare circa nell’1-3% delle gravidanze, nella prima metà della gravidanza e con il passare dei mesi si attenua.
Che cosa sono i noduli tiroidei?

Tra le altre malattie della tiroide in gravidanza ci sono i noduli tiroidei, che solitamente sono benigni ma non vanno trascurati. Compaiono se l’apporto di iodio è scarso, per gli elevati livelli di estrogeni e lo squilibrio di una sostanza chiamata beta-Hcg. In questi casi è consigliabile una visita dallo specialista in endocrinologia, per un controllo degli ormoni tiroidei e un’ecografia della ghiandola, fino all’agoaspirato, se necessario. Disturbi alla ghiandola si possono verificare anche dopo la nascita del bambino, come nel caso della tiroidite post-partum.  Compare nelle donne che solitamente sono predisposte a sviluppare malattie autoimmuni. Nei primi mesi del post-partum c’è la prima fase, con sintomi di solito lievi che non richiedono trattamento e che si risolvono da soli. Nella seconda fase compare ipotiroidismo, che si cura con assunzione di levo-tiroxina in base ai valori di TSH.

 

 

 
 
 

In sintesi

Come si cura l’ipotiroidismo in gravidanza?

È necessario assumere levotiroxina, l’ormone tiroideo sostitutivo. Nelle donne già in trattamento si dovrebbe aumentare per regolare i valori di TSH. Possono essere indicati dosaggi  del TSH ogni 4 settimane, soprattutto nella prima metà della gestazione. Il corretto dosaggio sostitutivo è stabilito dal medico.

Quando iodio si deve assumere in gravidanza?

È importante che le donne in gravidanza assumano una quantità sufficiente di iodio con la dieta, superiore a quello normalmente raccomandato in età fertile pari a 150 mcg/die. In gravidanza e in allattamento il fabbisogno aumenta fino a 250 mcg/die.

 

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