Manovra di rivolgimento fetale: quando si fa e che rischi si corrono

Silvia Finazzi A cura di Silvia Finazzi Pubblicato il 12/06/2026 Aggiornato il 12/06/2026

Di solito, si esegue tra la 36ª e la 37ª settimana di gravidanza se il bambino non è girato a testa in giù. È considerata una procedura sicura, ma non è sempre fattibile. Ha successo nel 40-60% dei casi.

donna vicina al parto guada ecografia

La manovra di rivolgimento fetale o versione cefalica esterna è una procedura utilizzata per modificare la presentazione del feto nell’utero quando, a fine gravidanza, si trova in posizione podalica, cioè con i piedi o il sedere verso il canale del parto.

Attraverso una pressione controllata sull’addome materno, il ginecologo cerca di far ruotare il bambino, così da aumentare le probabilità di un parto vaginale ed evitare il ricorso al taglio cesareo.

La procedura si esegue sotto monitoraggio medico e non comporta rischi elevati. Però, può essere effettuata solo da personale esperto e in assenza di controindicazioni specifiche.

Quando è necessaria

La manovra di rivolgimento fetale viene presa in considerazione soprattutto quando:

  • il feto è in posizione podalica e la gravidanza è a termine o quasi a termine (in genere tra la 36ª e la 37ª settimana)
  • non ci sono controindicazioni al parto vaginale
  • si vuole ridurre la probabilità di un taglio cesareo programmato
  • la donna ha come indicazione al taglio cesareo la sola presentazione podalica del feto
  • non ci sono controindicazioni alla manovra stessa, come anomalie dell’utero, della placenta o del liquido amniotico.

Sebbene la sola presentazione podalica non costituisca una controindicazione assoluta al parto naturale per via vaginale, aumenta i rischi, soprattutto di lesioni traumatiche e di asfissia neonatale.

Per questo, la presentazione podalica a termine gravidanza rappresenta una delle indicazioni più frequenti al taglio cesareo.

Tuttavia, nemmeno questo intervento è privo di rischi e complicanze. Ecco perché, nella maggior parte dei casi si consiglia alle donne che lo desiderano e che non hanno controindicazioni la manovra di rivolgimento fetale.

Occorre sapere, però, che non tutte le posizioni anomale del feto richiedono questa procedura: in alcune situazioni, la scelta più sicura rimane il parto cesareo. Sarà il ginecologo a consigliare la soluzione più indicata per il caso specifico.

Leggi il nostro approfondimento sul parto cesareo

Le posizioni del feto

Man mano che trascorrono le settimane di gravidanza, la maggioranza dei feti si gira spontaneamente con la testa verso il basso, assumendo la cosiddetta posizione cefalica. Si tratta della posizione più favorevole al parto vaginale.

Nel 4% circa dei casi, però, la capriola non avviene, per cui il piccolo arriva a termine della gestazione con la testa o i piedini rivolti verso il canale del parto.

In questo caso si parla di posizione podalica. Sebbene più raramente, può anche accadere che il piccolo si posizioni di traverso rispetto all’utero, in genere con una spalla verso il basso.

Per capire come si presenta il feto, spesso a ginecologi e ostetriche basta una semplice palpazione dell’addome della futura mamma. Per una conferma definitiva, tuttavia, serve un’ecografia

Come funziona e quanto dura

La manovra di rivolgimento fetale viene eseguita in ambiente ospedaliero, solitamente nel reparto di ostetricia e in regime di day-hospital, da ginecologici esperti. Nella maggior parte dei casi, viene programmata attorno alla 36ª- 37ª settimana di gestazione, anche se può essere praticata fino all’inizio del travaglio. 

In genere, per prima cosa viene effettuata un’ecografia per confermare la posizione del feto, valutare il benessere del bambino, la quantità di liquido amniotico e le condizioni della placenta.

In alcuni casi si ricorre all’uso di farmaci tocolitici per rilassare l’utero. Quindi, sotto monitoraggio continuo del battito cardiaco e del benessere fetale, lo specialista ginecologo applica una pressione controllata sull’addome, in corrispondenza della testa e del sedere del bambino, per guidarlo nella posizione cefalica.

La procedura dura in media 5–15 minuti, anche se la permanenza in ospedale è più lunga per i controlli pre e post intervento. In caso di necessità, la procedura può essere interrotta in qualsiasi momento.

Cosa succede dopo

Dopo il tentativo di rivolgimento si continua a monitorare il battito fetale per almeno 30-60 minuti. Se la manovra ha successo, si attende l’inizio spontaneo del travaglio.

Se non ha successo, si valuta il piano del parto podalico, spesso programmando un cesareo. Secondo i dati disponibili, la manovra ha una probabilità di successo tra il 40% e il 60%.

Alcuni esperti propongono anche altre soluzioni per tentare di cambiare la posizione del feto, come l’agopuntura, la moxibustione e le tecniche posturali, tuttavia l’unica procedura che ha un’efficacia dimostrata è la versione cefalica esterna.

Leggi tutto sul travaglio di parto

Rischi

La manovra di rivolgimento fetale è una procedura sicura. I rischi sono bassi. I più comuni sono:

  • bradicardia fetale temporanea (rallentamento del battito cardiaco)
  • rottura delle membrane
  • inizio del travaglio 
  • distacco di placenta (evento raro ma serio).

Ecco perché la procedura viene sempre eseguita in ospedale, con la possibilità di ricorrere immediatamente al taglio cesareo in caso di necessità.

La percezione del dolore è soggettiva. Molte donne riferiscono fastidio o pressione intensa, più che dolore vero e proprio.

Controindicazioni

In genere, la manovra di rivolgimento fetale non viene eseguita se sono presenti condizioni come:

 
 
 

In breve

La manovra di rivolgimento fetale è una procedura utile per evitare il parto cesareo quando il bambino si trova in posizione podalica. È generalmente sicura se eseguita in ambiente ospedaliero e da personale esperto. La decisione di ricorrervi deve sempre essere condivisa tra medico e paziente, valutando attentamente benefici e possibili complicazioni.

 

Fonti / Bibliografia

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