Esami e test da fare nel terzo mese di gravidanza

Redazione
A cura di “La Redazione”
Pubblicato il 03/01/2015 Aggiornato il 03/02/2015

Gli esami da rispettare durante il terzo mese di gestazione. Se non sono stati eseguiti nel secondo mese, è bene ricordarsi che sia la prima visita dal ginecologo sia gli esami del sangue e delle urine devono essere effettuati entro la 13a settimana, quindi entro la fine di questo mese.

Un test del sangue a 5 anni predice se il bambino diventerà obeso a 14

La prima ecografia

L’esecuzione della prima ecografia è prevista anch’essa nello stesso termine: se effettuata, infatti, entro la 13a settimana di gravidanza, è gratuita (nelle strutture pubbliche o convenzionate), cioè non si deve nemmeno pagare il ticket. Essa consente di:

-> definire l’epoca gestazionale, cioè la settimana di gravidanza, e quindi la data presunta del parto;

-> individuare la presenza di due o più gemelli;

-> verificare che non si tratti di gravidanza extrauterina, che si sviluppa cioè al di fuori della sua sede naturale, che è appunto l’utero;

-> rilevare il battito cardiaco del feto.

I controlli in più

Al terzo mese di gravidanza è possibile sottoporsi ad alcuni esami in più, utili per scoprire se il piccolo è affetto da un’anomalia cromosomica. I test disponibili si possono classificare in due categorie:

-> test di screening: si tratta di indagini che forniscono solo la percentuale di rischio di avere un bambino con un’anomalia cromosomica. Questo significa che, anche quando l’esito dell’esame è negativo, il rischio non è azzerato, ma semplicemente ridotto. Allo stesso modo, se l’esito dell’esame è positivo, non esiste la certezza che il bimbo sia affetto da un’anomalia, ma solo un’elevata probabilità.

-> esami di diagnosi prenatale: sono in grado di fornire una vera e propria diagnosi, cioè di indicare con certezza se il piccolo è affetto o meno da un’anomalia cromosomica. A differenza dei test di screening, però, sono esami invasivi, che comportano, se pur in rari casi, un rischio di aborto spontaneo. Per questo, sono consigliati in situazioni specifiche: per esempio, alle future mamma a rischio (sopra i 35 anni: con l’età aumenta la probabilità di anomalie cromosomiche nel feto) o se i risultati del test di screening hanno evidenziato un rischio elevato.

 L’ecografia della translucenza nucale

Si tratta di un test di screening, che va eseguito tra la 11a e la 14a settimana: permette di calcolare il rischio di anomalie cromosomiche del feto attraverso la misurazione ecografica dello spessore della parte posteriore della nuca. In questa zona della testa potrebbe verificarsi, infatti, un gonfiore provocato da un accumulo di liquido, che risulta tanto più spesso quanto maggiore è la probabilità che il bambino abbia un’anomalia cromosomica. La misurazione della translucenza deve però essere effettuata da un ecografista esperto, addestrato in modo specifico e con apparecchiature di alta qualità. L’esame, eseguito da solo, ha una sensibilità pari a circa l’80 per cento; può essere associato al bitest e in questo caso l’affidabilità aumenta a circa il 90-95 per cento.

Il bi-test

Anche questo è un test di screening e si esegue tra l’11a e la 13a settimana di gravidanza. Consiste in un prelievo che valuta la concentrazione nel sangue della futura mamma di due sostanze, prodotte dalla placenta (l’organo che nutre e ossigena il feto): la free beta-HCG (la frazione libera dell’ormone HCG, la gonadotropina corionica) e la PAPP-A (una proteina). Se eseguito da solo, ha una sensibilità pari a circa il 70 per cento. Se abbinato all’ecografia della translucenza, l’affidabilità sale al 90-95 per cento.

 La villocentesi

È l’unico esame di diagnosi prenatale che si può effettuare a quest’epoca di gestazione: la villocentesi può infatti essere eseguita tra la 10a e la 13a settimana di gravidanza. Consiste nel prelievo di alcuni frammenti di villi coriali, sottili protuberanze di tessuto placentare in formazione. È effettuato dal ginecologo inserendo un sottilissimo ago in utero attraverso la parete addominale. Il prelievo, cui segue la messa in coltura dei frammenti di tessuto, si esegue sotto controllo ecografico, in modo da identificare con precisione la posizione della placenta e i movimenti fetali. L’esame non è doloroso, ma comporta un rischio, se pur raro, di aborto spontaneo.

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