Settimo mese di gravidanza

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Come cambia il corpo femminile
Alla fine del settimo mese, l’utero della futura mamma si protende, con la sua parte più alta, sopra la linea dell’ombelico e misura circa 31 centimetri dalla sinfisi pubica (cioè la giuntura tra le ossa del pube) alla sua estremità superiore, riempiendo ormai gran parte della cavità addominale. In alcune donne la crescita è più graduale, mentre in altre sembra quasi improvvisa e il pancione manifesta uno sviluppo improvviso. Prosegue parallelamente anche l’aumento di peso della futura mamma, che alla fine della 31a settimana dovrebbe pesare, in media, non più di 9,5 – 11 chilogrammi in più dall’inizio della gravidanza.
La linea alba si scurisce
È possibile che verso la fine del settimo mese e l’inizio dell’ottavo, la linea che congiunge l’ombelico e il pube, detta linea alba (dall’aggettivo latino “albus” che significa “chiaro”), assuma una colorazione scura, tendente al marrone: per questo viene chiamata linea “nigra”, cioè nera o scura. Tale colorazione della pelle è dovuta agli ormoni tipici della gravidanza: come hanno determinato lo scurirsi dell’areola del seno e la comparsa di macchie scure sul viso, allo stesso modo possono agire su questa linea più chiara (non sempre notata), che corre sull’addome fino al pube. Solo in rarissimi casi tale linea rimane leggermente più scura anche dopo il parto, mentre il più delle volte scompare gradualmente dopo la nascita del bambino.
Le vene del seno diventano più evidenti
Nell’ultimo trimestre le vene superficiali del seno diventano sempre più evidenti. Ciò è dovuto al fatto che in gravidanza si ingrossano i dotti galattofori del seno, cioè i sottili tubicini attraverso i quali passerà il latte materno. Inoltre, aumenta di dimensioni anche tutta la ghiandola mammaria, formata dagli alveoli che producono il latte. Tutto ciò porta a una diminuzione dello strato adiposo (cioè di grasso) posto normalmente sotto la pelle del seno: ciò, insieme a un aumento dell’irrorazione dei vasi sanguigni, fa sì che le vene del seno diventino più visibili.
Si avvertono le prime contrazioni
A partire dal settimo mese di gravidanza è possibile avvertire brevi e leggere contrazioni uterine: si tratta di un fenomeno normale, più frequente quanto più ci si avvicina al parto. Queste contrazioni, chiamate in termini medici di “Braxton-Hicks” e più note come “false contrazioni”, si manifestano in genere con indolenzimento e tensione della pancia. Non sono dolorose, ma vengono percepite dalla futura mamma come un indurimento, talvolta fastidioso, dell’utero, che inizia in alto e si diffonde poi verso il basso prima di sparire del tutto. Queste contrazioni, che di solito durano pochi secondi, ma possono prolungarsi anche per un paio di minuti, hanno lo scopo di preparare gradualmente l’utero al travaglio. A differenza delle contrazioni vere e proprie, però, esse non hanno la capacità di dilatare e modificare il collo dell’utero. Dato che esse, in genere, non preannunciano l’inizio del travaglio di parto, non è il caso di preoccuparsi alla loro comparsa, ma bisogna attendere che passino da sole. Se però si susseguono più volte al giorno, è bene cercare di non affaticarsi troppo ed eventualmente consultare il proprio ginecologo.
COPPIA: il sesso quando la pancia è ingombrante
In genere, il secondo trimestre che si è appena concluso rappresenta il periodo in cui la coppia riesce a trovare una migliore intesa dal punto di vista sessuale. Passati i timori legati alla paura di nuocere al feto nei primi mesi di gravidanza e lasciati alle spalle i disturbi più fastidiosi (come la nausea), spesso il periodo che va dal quarto al sesto mese è quello in cui i partner ritrovano la voglia di intimità. Già a partire dal sesto mese, però, e soprattutto dal settimo, quando il pancione comincia a diventare più ingombrante, anche i rapporti possono diventare meno agevoli e i movimenti essere più impacciati. La pancia a questo punto rappresenta un ingombro che può ostacolare il rapporto sessuale, se praticato nella posizione più tradizionale, quella cioè in cui la donna è supina, sdraiata sulla schiena, e l’uomo sopra. Nella donna incinta, infatti, a differenza di una donna semplicemente grassa, l’addome non si distende una volta che è sdraiata; inoltre, la pancia non può essere schiacciata, in quanto la massa che si trova al suo interno, cioè il bambino, non è comprimibile. Tuttavia, questo non significa che i rapporti sessuali non sono più possibili: è sufficiente trovare posizioni alternative a quella tradizionale. In pratica, è indispensabile che la donna non avverta su di sé tutto il peso del corpo del compagno, come invece succede quando si hanno rapporti nel modo classico. Il problema dell’ingombro del pancione, quindi, può essere facilmente risolto con un po’ di fantasia. Occorre quindi preferire tutte le posizioni che hanno la caratteristica di rendere possibile il rapporto senza fastidio per la donna, per esempio su un fianco, con l’uomo disteso dietro la donna, oppure da dietro, con la donna carponi e l’uomo che la penetra da dietro, oppure ancora con lei sopra, praticabile anche con la variante in cui lei dà le spalle al compagno (posizione che elimina quasi del tutto l’ingombro del pancione).
Gli appuntamenti da rispettare
Si effettuano (secondo quanto previsto dal decreto legge n. 245 del 1998) tra la 28a e la 32a settimana di gravidanza e sono gratuiti se eseguiti nelle strutture pubbliche o convenzionate con il Servizio sanitario nazionale. Gli esami del sangue sono i seguenti:
-> l’emocromocitometrico: con questo esame si controllano la quantità e le percentuali dei globuli bianchi e dei globuli rossi (elementi del sangue) e la concentrazione dell’emoglobina (la proteina che trasporta l’ossigeno ai vari tessuti) e serve ad accertare che la donna non soffra di anemia, un disturbo contraddistinto dalla carenza di queste componenti nel sangue.
->> la ferritina: questo esame completa le indagini sull’anemia e consiste nella valutazione della quantità di ferro di “riserva” a disposizione dell’organismo. Se necessario, il ginecologo prescriverà una supplementazione di ferro e acido folico, necessari alla produzione di maggiori quantità di emoglobina e globuli rossi.
Analisi delle urine
Tra 28a e 32a settimana di gravidanza occorre ripetere, secondo quanto previsto dal decreto legge n. 245 del 1998, questo controllo per escludere nella futura mamma la presenza di gestosi (malattia dell’attesa che si manifesta con la presenza di proteine nelle urine), diabete gestazionale o di un’infezione batterica alle vie urinarie (il sistema di condotti che porta l’urina dal rene all’esterno). Anche in questo mese, gli esami delle urine sono gratuiti (non si paga quindi nemmeno il ticket) purché eseguiti in una struttura pubblica o convenzionata con il Servizio sanitario nazionale. A partire dal settimo mese, poi, di norma il ginecologo fa ripetere l’esame delle urine ogni 15 giorni (non sono però tutti gratuiti, ma solo quelli previsti dal decreto legge sopra citato).
L’ecografia
Detta in termini medici biometrica, l’ecografia del terzo trimestre si esegue tra la 28a e la 32a settimana di gravidanza per valutare che il piccolo stia crescendo bene in rapporto all’età gestazionale. Questo esame si basa, oltre che sul controllo anatomico dei vari organi, su una serie di misurazioni di alcuni dati (per esempio, la circonferenza del cranio e la lunghezza del femore) che vengono confrontati con valori standard, calcolati su migliaia di feti, riportati su particolari tabelle di riferimento (dette dei “percentili”). Il ginecologo può eseguire anche il Doppler placentare, un esame, effettuato sempre con gli ultrasuoni (onde sonore non percepibili), che verifica la funzionalità della placenta attraverso la misurazione della velocità di flusso del sangue nell’organo. Questo controllo si rivela particolarmente utile nel caso in cui il medico abbia riscontrato un iposviluppo (cioè una crescita inferiore alla media): potrebbe essere il segnale che la placenta non riesce più a nutrire bene il feto; in questo caso, sarà necessario far nascere prima il bebè. Se il bimbo è troppo grosso, invece, il medico valuterà la possibilità di far partorire la donna con un intervento cesareo. L’ecografia è gratuita (se eseguita nelle settimane sopra indicate, secondo quanto previsto dal decreto legge n. 245 del 1998, e nelle strutture pubbliche o convenzionate con il Servizio sanitario nazionale).
Visita dal ginecologo
In occasione di questa visita, che non è di routine (quindi si paga il ticket) ma di norma viene eseguita una volta al mese, il ginecologo si informa sugli eventuali disturbi della futura mamma, controlla l’aumento di peso, misura la pressione arteriosa, verifica la dilatazione del collo (la parte inferiore) dell’utero, misura il battito cardiaco del feto e si informa sui movimenti fetali. La futura mamma porta i risultati degli esami eseguiti ed espone al ginecologo tutti gli eventuali dubbi. In presenza di problemi specifici, possono rendersi necessari controlli più ravvicinati.
SALUTE i disturbi più comuni
Crampi
Si tratta di contrazioni involontarie dei muscoli, che si manifestano con fitte improvvise alle cosce, ai polpacci o ai piedi. I crampi fanno la loro comparsa soprattutto di notte e sono originate, per lo più, dalla carenza di alcuni sali minerali (come potassio e magnesio) che regolano la circolazione sanguigna e sono fondamentali per l’attività muscolare. Nel corso dei nove mesi, infatti, la futura mamma ne cede una parte al feto, alterando così la loro normale concentrazione nel sangue. Tra le cause all’origine dei crampi può esservi anche il rallentamento della circolazione sanguigna. Negli ultimi mesi di gravidanza, infatti, il peso dell’utero comprime la vena cava inferiore, che convoglia il sangue dalle gambe al cuore, rendendo più lento il ritorno venoso.
Che cosa fare
1 Prevenire i crampi con la dieta, integrando la propria alimentazione con cibi ricchi di potassio (banane, kiwi, frutta secca, insalata e pomodori) e magnesio (come carne, frutti di mare, verdura a foglia verde e latticini).
2 Eseguire esercizi specifici quando si manifestano i crampi, massaggiando poi la parte dolente. Per il polpaccio: sollevare la gamba verso l’alto e tirare con le mani la pianta del piede in direzione del ginocchio. Per le dita del piede: afferrare con le mani le dita dei piedi e spingerle verso l’alto, facendole distendere. Per la coscia: sollevare la gamba verso l’alto, facendo presa con le mani sul tallone del piede corrispondente.
Bruciori di stomaco
Questo disturbo, detto in termini medici pirosi gastrica, si manifesta con un senso di bruciore all’altezza dello stomaco. È determinato dal rigurgito del contenuto acido dello stomaco nell’esofago (l’organo che collega la gola allo stomaco). Lo stomaco, infatti, è una specie di sacca, in cui avviene la digestione: questo lavoro richiede la presenza di grandi quantità di acido cloridrico all’interno di quest’organo per demolire i cibi introdotti. Di norma, le pareti interne dello stomaco si difendono dall’attacco di queste sostanze rivestendosi di uno strato di muco, che fa da barriera protettiva; l’esofago, invece, a differenza dello stomaco, è privo di questa protezione. A partire da questo mese, in particolare, i bruciori di stomaco sono aggravati dalla pressione dell’utero ingrossato sullo stomaco. Le notevoli dimensioni di quest’organo, infatti, rallentano ulteriormente la digestione, limitando ancora di più lo svuotamento dello stomaco.
Che cosa fare
1 Mangiare poco e spesso: limitare le quantità di cibo riduce anche la produzione di acido cloridrico necessario per la digestione. Quando si manifesta il bruciore, poi, basta ingerire un piccolo boccone per “riempire” lo stomaco e contrastare l’acidità.
2 Evitare la liquirizia: anche se riduce i bruciori per il suo effetto antiacido, fa salire la pressione sanguigna, che dovrebbe rimanere il più possibile costante nei nove mesi.
3 Non bere alcolici: irritano la mucosa, cioè lo strato di rivestimento interno, dello stomaco.
4 Rivolgersi al medico se il disturbo è molto forte: potrà consigliare, eventualmente, un farmaco adatto.
Il rimedio dolce
Per prevenire i bruciori di stomaco può essere utile bere un infuso o una tisana a base di verbena, camomilla, cinnamomo, tiglio, malva, genziana e artemisia. Si preparano versando un cucchiaino da tè di una di queste erbe in una tazza d’acqua bollente e lasciando riposare per 10-15 minuti prima di filtrare e poi bere. In commercio si trovano anche preparati che combinano le diverse erbe: in genere, si assumono in gocce o compresse, secondo i dosaggi prescritti dal medico o dal ginecologo.
Gonfiori
I gonfiori (o edemi) sono legati alle difficoltà circolatorie dell’attesa e provocati soprattutto dalla ritenzione di liquidi all’interno dei tessuti. Gli ormoni tipici della gravidanza (estrogeni e progesterone) rendono, infatti, più permeabili le pareti dei capillari, favorendo il passaggio del plasma (la parte liquida del sangue) al tessuto adiposo, lo strato di grasso sottopelle. Il ristagno di liquidi che ne deriva determina la comparsa di gonfiori alle gambe, alle caviglie, ai piedi, alle mani e al viso. I gonfiori agli arti inferiori sono accentuati anche dal progressivo aumento di peso della futura mamma e dall’ingrossamento dell’utero, che comprimendo la vena cava inferiore ostacola il ritorno venoso, cioè il riflusso del sangue dalle gambe al cuore, favorendo così il ristagno. Avere i gonfiori verso sera è assolutamente normale; è bene invece informare il ginecologo se compaiono anche al mattino appena sveglie, in quanto la loro presenza potrebbe essere il segnale della pressione alta.
Che cosa fare
1 Evitare di stare a lungo in piedi e, quando si sta sedute, non accavallare le gambe per non ostacolare ulteriormente il ritorno venoso.
2 Praticare un’attività fisica: aiuta a migliorare la circolazione. Contraendosi durante il movimento, infatti, i muscoli esercitano una pressione sulle vene, agevolando la risalita del sangue verso il cuore. Particolarmente indicate sono le passeggiate, la ginnastica per gestanti e il nuoto.
Stimolo a fare pipì
Questo disturbo, tipico dei primi mesi dell’attesa, tende a ripresentarsi nell’ultimo trimestre di gravidanza. Mentre però, nella prima fase della gestazione, il bisogno di fare spesso pipì dipende anche dall’alta concentrazione di alcuni ormoni (in particolare, il progesterone e la relaxina), che provoca un rilassamento generale di tutti i muscoli, quindi anche di quelli del bacino, nel terzo trimestre si aggiunge soprattutto una spiegazione “meccanica”. A partire dal settimo mese di gravidanza, infatti, quando il volume dell’utero è notevole e, poi, il bimbo nel pancione inizia a indirizzarsi verso il canale del parto, la spinta sulla vescica torna a favorire lo stimolo a fare pipì, che si era alleviato nel secondo trimestre.
Che cosa fare
1 Svuotare la vescica non appena si avverte lo stimolo, per evitare perdite involontarie di gocce di pipì.
2 Indossare i salvaslip per non correre il rischio di bagnare la biancheria intima. Occorre però cambiarli spesso per evitare il contatto con superfici umide che può favorire la comparsa di infezioni.
3 Rinforzare il pavimento pelvico (cioè l’insieme dei muscoli che sostiene intestino, vescica e utero) con la ginnastica. Un esercizio consiste nel contrarre per almeno 5 minuti al giorno i muscoli della vagina, alternando contrazioni a rilasciamenti dei muscoli. Un metodo efficace per eseguire l’esercizio è quello di fare la pipì “a intermittenza”: in pratica, si inizia a urinare, si smette per qualche secondo e poi si riprende.
Capogiri
La sensazione di svenimento e i capogiri fanno parte delle normali reazioni dell’organismo materno al superlavoro cui è sottoposto in gravidanza. Durante l’attesa, infatti, il volume del sangue aumenta per soddisfare il fabbisogno del feto, il cuore triplica il suo lavoro, la pressione sanguigna e il livello di zuccheri nel sangue (glicemia) tendono ad abbassarsi, favorendo la comparsa degli svenimenti. Il disturbo tende a comparire più spesso quando si sta in piedi a lungo o quando ci si alza di scatto dopo essere state per molto tempo sedute o sdraiate. Il ristagno di sangue nelle gambe che ne consegue, infatti, provoca un rallentamento del ritorno venoso, cioè del flusso sanguigno dal basso verso l’alto: arrivando meno sangue al cervello, la futura mamma può avvertire capogiri e sentirsi svenire.
Che cosa fare
1 Evitare i movimenti bruschi, specialmente quando ci si alza dal letto o da una sedia.
2 Non stare a digiuno troppo a lungo e portare sempre con sé una caramella per far fronte a un brusco calo di zuccheri nel sangue.
3 Evitare il più possibile i luoghi troppo affollati, come i mezzi pubblici nelle ore di punta: eventualmente, chiedere a qualcuno un posto a sedere.
4 Sdraiarsi subito se ci si sente svenire: è utile anche sollevare leggermente le gambe e allentare eventuali cinture, in modo da favorire la circolazione.
PERCHÉ bisogna contare i movimenti del feto?
A partire dalla 28a-30a settimana di gravidanza, la futura mamma può imparare a controllare i movimenti del bimbo nel pancione: sentirlo muovere, infatti, rappresenta un segnale di benessere e vitalità. Prima di questa epoca, in genere, questo controllo non viene fatto perché la percezione dei movimenti è variabile da donna a donna e, quindi, questi possono non essere sempre del tutto evidenti. Il conto dei movimenti può essere svolto nel corso della giornata in questo modo:
-> nell’arco di dodici ore, il piccolo deve essersi fatto sentire almeno una ventina di volte;
-> se si perde il conto, ma si è avuta la percezione di sentirlo muovere troppo poco, ci si può sdraiare a pancia in su per circa 30 minuti, durante i quali bisogna riuscire a distinguere almeno tre movimenti;
-> se non si riescono a contare i tre movimenti, occorre ripetere la prova stando sdraiata altri 30 minuti;
-> se anche questa volta non si riescono a contare almeno tre movimenti del bambino, è opportuno contattare il proprio ginecologo per effettuare una visita di controllo.
Una domanda al ginecologo
Dall’ecografia si è visto che il bimbo è ancora podalico: che cosa significa? Si può ancora girare a testa in giù?
Anche se, a quest’epoca della gravidanza, il piccolo non si è ancora girato a testa in giù, che è la posizione ideale per nascere, non bisogna preoccuparsi. Di norma, infatti, il 90 per cento dei piccoli si gira spontaneamente in posizione cefalica, cioè a testa in giù, entro la 37a settimana di gestazione. Il feto, in genere, rimane in posizione podalica, cioè con il sederino rivolto verso il basso, fino alla 34a-35a settimana di gestazione, dopo di ché esegue una specie di “capriola”: una volta che si è girato a testa in giù, con ogni probabilità mantiene questa posizione fino al momento del parto. Se invece non si gira, lo specialista proverà a fargli effettuare la capriola con una manovra, detta rivolgimento per manovre esterne. Questa operazione consiste nello spingere il bimbo a voltarsi a testa in giù, appoggiando le mani sull’addome della gestante e agendo quindi gradualmente sul sederino del piccolo. Il ginecologo esegue prima un’ecografia, sia per dare il giusto senso alla spinta sia per valutare la quantità di liquido amniotico (se è scarso, infatti, la manovra non può essere praticata). Le condizioni del bimbo vengono tenute sotto controllo per assicurarsi che il cordone ombelicale non venga schiacciato. Questa manovra, che può essere dolorosa per la futura mamma, ha una percentuale di riuscita pari al 70 per cento: in caso di insuccesso, invece, è necessario programmare il parto cesareo.
È VERO CHE…i gemelli nascono in anticipo?
Spesso i gemelli nascono prima rispetto al termine indicato dall’ecografia (la cosiddetta “data presunta”). Questo succede a causa delle dimensioni del pancione, che più di tanto non è in grado di dilatarsi per contenere entrambi i bambini. Per questo motivo, in genere, le contrazioni dell’utero per danno avvio al parto iniziano a manifestarsi prima del tempo. Quando ciò accade, si possono rompere le membrane del sacco amniotico (avviene cioè la “rottura delle acque”): in questo caso i bimbi devono nascere subito per evitare che ci possano essere conseguenze. Il parto può avvenire per via naturale se i gemellini sono contenuti in due sacchi amniotici separati (sono cioè dizigoti). Se invece sono monozigoti, condividono lo stesso sacco amniotico: di conseguenza, è necessario ricorrere al cesareo per evitare che, nascendo per via naturale, possano interferire l’uno con l’altro al momento della discesa lungo il canale del parto.
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