Metodo Ramzi, funziona? Si può davvero scoprire il sesso del feto dalla posizione della placenta?

Francesca Scarabelli A cura di Francesca Scarabelli Pubblicato il 25/09/2023 Aggiornato il 25/09/2023

Spesso i futuri genitori sono impazienti di scoprire il sesso nel nascituro. Il metodo Ramzi promette di svelare questo segreto già dalla sesta settimana di gravidanza. Peccato però che il metodo sembri privo di basi scientifiche...

Metodo Ramzi

Quando si scopre di aspettare un bambino, la cosa che rende più impazienti e curiosi i futuri genitori (e non solo) è scoprire il sesso del neonato. Sarà un maschietto o una femminuccia? C’è anche chi sceglie di non saperlo fino al momento della nascita, ma in genere si mettono in campo tanti metodi più o meno scientifici per scoprire se si è in attesa di un bimbo o di una bimba, ad esempio chiamando in causa il calendario cinese oppure osservando la forma del pancione. Tra questi sistemi c’è anche il metodo Ramzi: la comunità scientifica non vi attribuisce molta credibilità, ma potrebbe essere un modo per ingannare l’attesa e vedere se coincide con il sesso del nascituro.

Come si può conoscere con certezza il sesso del neonato?

Fino alla nona settimana di gravidanza i genitali esterni del feto sono praticamente indistinguibili tra maschi e femmine. Si possono individuare delle differenze solo osservando il tubercolo genitale: se è diretto in avanti a partire dal secondo trimestre di gravidanza si evolverà in un pene, mentre se è diretto verso il basso nel corso del secondo trimestre si formeranno grandi e piccole labbra. Si può quindi individuare con sufficiente certezza il sesso del nascituro verso la quindicesima o la sedicesima settimana di gravidanza; prima (a partire dalla dodicesima) si può determinare solo in alcune condizioni favorevoli e con un certo margine di incertezza. Ci sono anche degli esami che possono identificare (tra le altre cose) il sesso del piccolo, come ad esempio:

  • il test del Dna fetale, un esame non invasivo che si può eseguire a partire dall’undicesima settimana di gravidanza attraverso un prelievo di sangue. Sarebbe meglio convalidare il risultato con una ecografia;
  • amniocentesi e villocentesi, esami considerati invasivi e che espongono al rischio (seppure basso) di perdita del feto.

Cos’è il metodo Ramzi?

Il metodo Ramzi promette di riuscire a stabilire il sesso del nascituro da un’ecografia fatta tra la sesta e l’ottava settimana di gravidanza. Questo metodo prende il nome dal suo ideatore, il dottor Saad Ramzi Ismail, che dopo aver visionato centinaia di ecografie ha notato delle coincidenze tra la posizione della placenta e il sesso del nascituro. Secondo Ramzi, quindi, se la placenta è localizzata sul lato destro il bambino sarà un maschio, se invece è a sinistra sarà una femmina. Attenzione, però: non bisogna osservare la posizione dell’embrione, ma l’allocazione della placenta nell’utero (che però in un momento della gestazione così precoce potrebbe essere diffusa e non precisamente localizzata). Secondo Ramzi, su un campione di circa 5.000 ecografie, questa corrispondenza si è dimostrata esatta nel 98/99% dei casi. Il dottore spiegherebbe questa coincidenza con la polarità dei cromosomi: i cromosomi XX, a suo dire, aderirebbero di preferenza ad un lato dell’utero, i cromosomi XY all’altro.

Metodo Ramzi

Foto di PublicDomainPictures da Pixabay

Le criticità del metodo

Al metodo Ramzi non viene riconosciuta alcuna validità scientifica. Questo studio non è mai stato pubblicato su riviste scientifiche, ma solo un sito web (su cui attualmente non è più presente) di cui non è stata verificata l’affidabilità. Facendo riferimento a questo sito, anche l’attribuzione dello studio al dottor Ramzi sembrerebbe arbitraria. Potrebbe comunque essere un buon modo per cercare di indovinare il sesso del neonato, senza però ritenere certe e garantite le conclusioni a cui si giunge mettendolo in pratica.

In copertina foto di Marjonhorn da Pixabay

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