Boom di parti cesarei: quasi raddoppiati in 5 anni

Roberta Camisasca A cura di Roberta Camisasca Pubblicato il 13/12/2018 Aggiornato il 13/12/2018

Continua l’epidemia di parti cesarei non giustificati da ragioni mediche. Sottovalutati i rischi dell’intervento

Boom di parti cesarei: quasi raddoppiati in 5 anni

Il numero di parti cesarei è quasi raddoppiato nell’arco di 5 anni, passando dal 12% al 21% in 15 Paesi. E i ginecologi si interrogano su questa “epidemia”, in un dossier pubblicato sulla rivista medica Lancet. Si stima che la percentuale di parti cesarei strettamente necessari per ragioni mediche si aggiri tra il 10% e il 15%, ma il 60% dei 169 Paesi esaminati si trovano al di sopra di questa forchetta, mentre un quarto al di sotto, secondo lo studio basato sui dati dell’Organizzazione mondiale della sanità e Unicef.

Pericoli sottovalutati

In 15 Paesi si concentra, poi, oltre il 40% delle nascite con taglio cesareo. Tra i Paesi individuati ci sono Repubblica domenicana, Brasile, Egitto, Turchia, Venezuela, Cile, Colombia e Iran. Il forte aumento dei parti cesarei pone un problema a causa dei rischi associati alla madre e al neonato, sottolineano gli autori.

I cesarei nel mondo

Esistono disparità enormi tra l’Africa subsahariana (4,1%) e l’America latina e i Caraibi (44,3% nel 2015). In Asia il ricorso a questo intervento è aumentato del 6% all’anno, passando dal 7,2% al 18,1% tra il 2000 e il 2015. In America del Nord (32% nel 2015) e in Europa occidentale (26,9%) la crescita si è attestata sul 2% l’anno. Lo studio non consente di comprendere le ragioni di questo generalizzato aumento, ma constata che spesso è collegato al livello di istruzione: come in Brasile dove il 54,4% dei parti con cesareo riguardano donne con alti livelli di istruzione, contro il 19,4% per le donne meno istruite.

La situazione in Italia

Per quanto riguarda l’Italia, nell’ultimo anno il 34,2% dei parti è avvenuto con taglio cesareo. Sono dati in miglioramento rispetto agli anni precedenti, grazie alla corretta informazione delle donne negli ospedali, nei servizi territoriali e nei consultori familiari. Tuttavia, il ricorso all’espletamento del parto per via chirurgica resta ancora troppo elevato, soprattutto nelle case di cura accreditate (circa il 52,5% dei parti, contro il 31,9% negli ospedali pubblici): le Linee guida dell’Organizzazione mondiale della sanità raccomandano invece di non eseguire più di un parto con taglio cesareo su 7 (15%).

 
 
 

Da sapere!

Alcune contromisure potrebbero contribuire a limitare il numero dei parti cesarei non giustificati da ragioni mediche: concentrare i punti nascita, aumentare l’informazione alle mamme, garantire l’accesso all’analgesia epidurale.

 

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