Come calcolo la data del parto?

Paola Risi A cura di Paola Risi Pubblicato il 31/03/2022 Aggiornato il 31/03/2022

Sono vari i metodi che si possono utilizzare per il calcolo della data del parto. Alcuni più affidabili, altri meno. Vediamoli insieme

Come calcolo la data del parto?

Una volta scoperto di essere incinta, la futura mamma dovrebbe fissare la prima visita ginecologica entro un periodo di 8-12 settimane dall’interruzione del ciclo mestruale: in questa occasione – spiega la dottoressa Daniela Fantini, ginecologa presso il consultorio Cemp di Milano – si effettua anche un primo calcolo per la data del parto.

Come si stabilisce la data del parto?

Il medico, dopo aver sottoposto la gestante a un controllo ostetrico (cioè una visita interna) che gli permetta di accertarsi dell’avvenuto concepimento, e aver programmato il “piano di assistenza prenatale”, ovvero la sequenza di visite ed esami mirati a monitorare la salute della donna e del feto e a verificare il regolare procedere della gravidanza, si informa sul giorno d’avvio dell’ultima mestruazione: essa rappresenta, infatti, la prima informazione utile a definire l’epoca gestazionale, cioè la fase della gravidanza in cui ci si trova e la sua durata. Proprio grazie a questa indicazione il ginecologo può procedere al calcolo della data del parto”.

Quando il parto è considerato a termine?

A partire dalla data d’inizio dell’ultimo ciclo vanno calcolate 40 settimane: secondo le statistiche, infatti, la durata media di una gravidanza equivale a 38 settimane cui ne vanno aggiunte 2, tenendo conto che l’ovulazione (cioè la fase fertile del ciclo), durante la quale si dovrebbe verificare il concepimento dell’uovo materno da parte dello spermatozoo paterno, avviene circa 14 giorni dopo l’avvio delle mestruazioni.

Importante è sottolineare, del resto, che uno scarto di 15 giorni rispetto al giorno calcolato viene ritenuto normale: se 40 settimane corrispondono alla durata standard, infatti, un parto che si svolga tra la 38a e la 42a settimana è comunque ritenuto “a termine”. Al contrario è considerato “pre termine” se si verifica prima della 38a settimana e “post termine” dopo la 42a.

Questa datazione viene anche definita anamnestica (dal greco “anamnesi” che significa, appunto, memoria), in quanto viene ricostruita sulla base di un ricordo della futura mamma, che potrebbe quindi non essere esattamente corrispondente ma solo indicativo di quel primo giorno di ciclo.

Come si usa il regolo ostetrico?

Il regolo ostetrico è un calendario specifico che associa a ogni giorno dell’anno la data presunta del parto calcolata secondo il metodo appena descritto. Per individuarla è sufficiente inserire nella riga superiore del regolo il primo giorno dell’ultima mestruazione: nella riga immediatamente sottostante si evidenzierà l’indicazione del giorno in cui il bimbo dovrebbe nascere.

Quando si fa l’ecografia di datazione?

La data presunta del parto viene definita con maggiore esattezza durante la prima ecografia (esame che attraverso l’utilizzo degli ultrasuoni permette di prendere visione del feto nel pancione).

Essa viene effettuata di routine entro la fine del primo trimestre (in tanti casi già nel corso della prima visita ginecologica), ricorrendo, in genere, a una sonda trans-vaginale (mentre nelle successive ecografie si utilizza una sonda addominale).

Il controllo ecografico permette di determinare in modo più preciso l’età del feto grazie alla misurazione della lunghezza vertice – sacro (cioè quella tra la testa e il sederino).

 

 

 

 

 

 
 
 

In sintesi

Come contano le settimane i ginecologi?

Il ginecologo prende come riferimento il primo giorno dell’ultima mestruazione per calcolare la durata della gravidanza e la presunta data del parto, partendo dal presupposto che una gravidanza dura in media 280 giorni.

 

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