Epidurale parto: rischi e quando conviene fare l’anestesia?

Nicoletta Modenesi A cura di Nicoletta Modenesi Pubblicato il 01/08/2022 Aggiornato il 01/08/2022

Le sofferenze del parto possono essere alleviate grazie alla tecnica dell’epidurale, sicura per mamma e bebè. Che cosa c’è da sapere

epidurale quando informarsi

Il momento del parto si sta avvicinando e per quanto non vedi l’ora di stringere tra le braccia il tuo bambino, sicuramente in te, futura mamma, si sta facendo largo una delle paure più diffuse: quella di soffrire durante il travaglio e le spinte. Quello che senz’altro è utile, è sapere che esiste una soluzione per non soffrire durante il travaglio: l’analgesia epidurale. È una tecnica che consente di eliminare il dolore delle contrazioni, rimandendo però vigile e attiva.

Per richiederla devi informarti presso l’ospedale dove hai intenzione di partorire, fare il colloquio con l’anestesista e firmare il consenso: tutto ciò però non ti obbliga poi a fare l’epidurale davvero durante il parto. Insomma, se non ne avrai bisogno, potrai non richiederla, ma se invece ti servirà, potrai usufruirne: non precluderti questa possibilità.

Come funziona l’epidurale per il parto?

L’analgesia epidurale viene praticata attraverso un’iniezione effettuata nella parte bassa della schiena, a livello delle vertebre lombari. All’interno della colonna vertebrale, il midollo spinale è racchiuso da tre membrane concentriche, le meningi, (poste una dentro l’altra), di cui la più esterna si chiama “dura madre”: essa percorre tutta la colonna spinale dal cervello all’osso sacro e racchiude un fluido (che si chiama “liquor”), il quale bagna il midollo spinale e i suoi nervi.

L’analgesia epidurale si somministra iniettando il farmaco analgesico intorno alla “dura madre” (cioè nello spazio epidurale, in pratica all’esterno degli involucri che circondano e proteggono il midollo spinale). Attraverso un cateterino (un tubicino di plastica), inserito tra due vertebre lombari, l’analgesico viene dosato gradualmente, secondo il bisogno. Una volta posizionato il cateterino la donna può muoversi liberamente in sala parto, e non avverte dolore nella sede dell’iniezione. L’analgesia determina in pochi minuti la scomparsa del dolore (circa 15-20 minuti) lasciando inalterate tutte le altre sensibilità.

In genere, l’analgesia epidurale si somministra alla futura mamma a travaglio avviato, quando le contrazioni si susseguono regolari, il collo dell’utero è dilatato di circa 3-4 centimetri e la testa del piccolo è posizionata correttamente all’imbocco del canale del parto (le strutture attraversate per nascere). Prima di questo momento, anche se il dolore è forte e chiedi che ti venga fatta l’epidurale, non è detto che i medici te la somministrino: è importante infatti che ci siano le condizioni ideali, altrimenti non ha efficacia o potrebbe essere controproducente. In questo caso devi avere un po’ di pazienza e provare ad alleviare il dolore delle contrazioni in altro modo (con dei massaggi effettuati dal partner o dall’ostetrica, cambiando posizione, cercando di rilassarti e di respirare nel modo giusto).

Spetta sempre al ginecologo e all’anestesista valutare il momento più opportuno per effettuare l’epidurale, in base al dolore percepito dalla donna e all’andamento del travaglio. In ogni caso, il dosaggio del farmaco analgesico è tenuto sotto controllo in modo da poter aumentarne o diminuirne la concentrazione grazie al cateterino.

In qualche caso, l’epidurale può diminuire la frequenza e l’efficacia delle contrazioni, per cui diventa necessario somministrare alla mamma l’ossitocina, un ormone utilizzato per regolarizzare intensità e durata dell’attività contrattile dell’utero affinché sia efficace nel far procedere la dilatazione del collo dell’utero. Si tratta di un’eventualità dovuta a un sovradosaggio dell’analgesico, a causa del quale l’utero si “rilassa” troppo e non si contrae abbastanza.

A cosa serve l’epidurale?

Questa tecnica elimina solo la componente dolorosa della contrazione uterina, che continua a essere percepita lasciando inalterato lo stimolo a spingere e permette un parto del tutto naturale, non doloroso e meno faticoso. Non solo, ma ci sono altri vantaggi:

  • un maggior afflusso di sangue che interessa l’utero e la placenta, dunque il piccolo è meglio ossigenato e risente meno dello “stress” del parto;
  • un controllo efficace del dolore del travaglio che comporta un benessere maggiore per la mamma;
  • la partecipazione attiva della donna durante le fasi del travaglio e del parto, poiché l’epidurale agisce solo sul dolore e non sulla percezione delle contrazioni;
  • un accorciamento dei tempi del parto, poiché l’epidurale favorisce la dilatazione dell’utero, rendendo lo spasmo meno doloroso e più efficace;
  •  la possibilità di ricorrere al taglio cesareo qualora ce ne fosse la necessità passando dall’analgesia alla anestesia vera e propria, semplicemente aumentando la dose di analgesico.
Cosa si rischia con l’epidurale?

Innanzi tutto, va detto che l’epidurale è una tecnica sicura per il bambino, perché gli analgesici iniettati non entrano nel circolo sanguigno della mamma, in quanto rimangono nello spazio epidurale, preservando il piccolo dagli eventuali effetti collaterali.

Se eseguita nel modo corretto, l’epidurale è in genere priva di effetti collaterali. In alcuni casi, però, sia durante la somministrazione sia nei giorni successivi, può dare qualche fastidio:

  •  dopo l’iniezione la mamma può avvertire la sensazione di avere le gambe pesanti, difficoltà a urinare e prurito nella zona dell’iniezione;
  • dopo qualche giorno dal parto, la neomamma può avere mal di testa, provocato dalla puntura accidentale della dura madre, causato dall’avanzamento eccessivo dell’ago.

L’analgesia epidurale, però, non sempre può essere praticata.  Le principali controindicazioni sono:

  • obesità della donna o problemi seri alla colonna vertebrale, come la scoliosi: in questi casi l’analgesia può essere sconsigliata per la difficoltà di raggiungere con l’ago il punto esatto per l’iniezione;
  • problemi alla coagulazione del sangue: l’analgesia potrebbe causare complicanze per la salute della mamma;
  • allergia o intolleranza ai farmaci utilizzati nell’epidurale;
  •  malattia seria della mamma (da valutare caso per caso).

 

 

 

 
 
 

In sintesi

Quando si fa l’epidurale?

Per quanto l’anestesia epidurale sia una tecnica valida e riconosciuta, non è ancora diffusa capillarmente nel nostro Paese. In alcuni ospedali non viene praticata, in altri sì ma non a tutti gli orari, in alcuni è un servizio a pagamento, mentre in altri è del tutto gratuita e garantita 24 ore su 24. Per sapere come è organizzato in questo senso l’ospedale dove vuoi partorire conviene informarsi per tempo.

La scarsa diffusione dell’epidurale è dovuta soprattutto al fatto che non in tutte le strutture questo servizio viene offerto: perché questo sia possibile, l’ospedale deve avere a disposizione un anestesista dedicato soltanto a questo servizio 24 ore su 24, condizione basilare che non tutte le strutture possono garantire.

Quando bisogna cominciare a informarsi se si vuole fare l’epidurale?

Durante il terzo trimestre è opportuna una visita dall’anestesista presso l’ospedale in cui desideri partorire, durante la quale la mamma viene visitata accuratamente e viene valutato il suo stato di salute prendendo visione degli esami in suo possesso. Negli ospedali che effettuano l’epidurale le liste d’attesa del colloquio con l’anestesista sono molto lunghe: chiedi immediatamente un appuntamento, tappa obbligatoria per poter ricevere l’anestesia durante il travaglio. Trattandosi di un atto medico, l’analgesia epidurale è effettuata previa sottoscrizione di  uno specifico consenso informato, dove vengono indicati i vantaggi e gli eventuali effetti collaterali.

 

Fonti / Bibliografia

Le informazioni contenute in questo sito non intendono e non devono in alcun modo sostituire il rapporto diretto fra professionisti della salute e l’utente. È pertanto opportuno consultare sempre il proprio medico curante e/o specialisti.

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