Gengive sane riducono del 50% il rischio di parto prematuro

Elisa Carcano A cura di Elisa Carcano Pubblicato il 09/02/2022 Aggiornato il 09/02/2022

L’igiene orale è importante sempre, ma in gravidanza diventa prioritaria, perché avere gengive sane può dimezzare il rischio di parto prematuro. Lo conferma un nuovo studio

Gengive sane riducono del 50% il rischio di parto prematuro

I problemi alla bocca in gravidanza, a partire dalle gengive arrossate e sanguinanti, sono molto comuni (secondo le stime, interessano fino all’80% delle gestanti) e in un certo qual modo anche fisiologici, cioè normali, perché legati ai cambiamenti che l’organismo femminile subisce a causa degli ormoni progestinici che raggiungono una concentrazione da 10 a 30 volte superiore rispetto al solito, influenzando e indebolendo il sistema immunitario. Ma sottovalutare il problema è sbagliato. Perché avere gengive sane è fondamentale per proteggere il bimbo nel pancione e prevenire il rischio di un parto prematuro con tutte le conseguenze del caso. La buona notizia, però, è che basta curare la gengivite, ed evitare che peggiori in parodontite, per vedere addirittura dimezzato questo pericolo.

Il nuovo studio australiano

È la conclusione cui è giunto un team di ricercatori australiani guidati da Joerg Eberhard, presidente della Lifespan Oral Health presso la School of Dentistry dell’Università di Sydney, al termine di una ricerca pubblicata sul Journal of Oral Health and Preventive Dentistry. Lo studio è, in realtà, una revisione di precedenti lavori che nel loro insieme avevano preso in esame ben oltre 1.000 donne incinte.
Spiega Eberhard: “L’infezione del cavo orale (come la parodontite) può avere effetti sistemici nell’organismo. La gengivite rilascia sostanze infiammatorie e batteri nel circolo sanguigno che possono raggiungere la placenta e indurre eventi avversi in gravidanza come il parto prematuro. La nostra revisione  – prosegue l’esperto – ha rilevato che basta anche una lieve infiammazione delle gengive per influenzare negativamente la gravidanza, aumentando il rischio di parto prematuro o di basso peso alla nascita”.

Confermate precedenti ricerche

In particolare, si era già visto che la parodontite grave, che evolve fino alla perdita del dente (piorrea), può influire negativamente sulla salute e sullo sviluppo generale del feto e rappresenta un fattore di rischio di parto prematuro (fino a 4 settimane in anticipo rispetto al termine) e di nascita di bambini sottopeso o destinati ad avere anch’essi problemi con i primi dentini

Alcuni studi avevano individuato nella placenta delle donne affette da parodontite la presenza di antigeni del Porphyromonas Gingivalis, il batterio responsabile dell’infezione orale. Questo avvalora l’ipotesi che il patogeno possa essere in grado di oltrepassare la placenta e di entrare in contatto con la barriera amniotica, rilasciandovi tossine responsabili di una risposta infiammatoria da parte dell’organismo.

L’importanza della prevenzione

Ma se la gengivite è un fenomeno quasi inevitabile nei nove mesi, molto si può e si deve fare per evitare che peggiori fino a determinare una parodontite. Innanzitutto è fondamentale seguire una scrupolosa igiene orale, lavando i denti dopo ogni pasto (compresi gli snack che in gravidanza possono essere piuttosto frequenti), utilizzando uno spazzolino con le setole morbide, per non irritare ulteriormente le gengive già molto sensibili. Gli specialisti consigliano anche l’uso del filo interdentale prima e del collutorio poi. Ovviamente, non bisogna avere paura di andare dal dentista in caso di fastidi: lo specialista sa bene come affrontare il problema nei nove mesi, senza arrecare danno al nascituro. In caso di tartaro, lo specialista provvede alla rimozione. Quando l’infiammazione è particolarmente dolorosa e fastidiosa, può prescrivere una cura a base di antibiotici, che combattono i batteri nocivi, o soluzioni disinfettanti. Si tratta di sostanze normalmente innocue per il feto, ma che è bene utilizzare solo se prescritte dal medico.
 

 

 

 
 
 

Da sapere!

ll parto prematuro (prima della 37a settimana) si verifica in una gravidanza su dieci e ogni anno nel mondo nascono circa 20 milioni di neonati sottopeso (sotto i 2,5 chili).

 

 

Fonti / Bibliografia

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