Il parto cesareo può danneggiare il microbiota intestinale del bebè

Roberta Raviolo A cura di Roberta Raviolo Pubblicato il 08/02/2021 Aggiornato il 08/02/2021

Quando il neonato viene alla luce con parto naturale il suo organismo si arricchisce di probiotici, mentre il parto cesareo può danneggiare il microbiota, in quanto impedisce il contatto tra le mucose materne, ricche di batteri buoni, e l’organismo del neonato che è ancora “sterile”

Il parto cesareo può danneggiare il microbiota intestinale del bebè


Oltre a non essere sempre indispensabile eppure molto diffuso, soprattutto nel nostro Paese, il parto cesareo può danneggiare il microbiota intestinale del neonato, predisponendolo più facilmente a disturbi di salute. Anche per questa ragione gli esperti ribadiscono l’importanza di ricorrere il più spesso possibile al parto naturale, come viene anche raccomandato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Più cesarei = più disbiosi

L’invito a limitare i cesarei ai casi strettamente necessari arriva dal dottor Vito Leonardo Miniello, vicepresidente della Società italiana di pediatria preventiva e sociale  e docente di Nutrizione infantile all’Università di Bari. Secondo l’esperto, se si sballa il microbiota nelle primissime settimane di vita, si verificano dei cambiamenti anche nel sistema di difese naturali dell’organismo, che diviene meno efficiente. Un bambino con disbiosi è predisposto a malattie allergiche(), autoimmuni e metaboliche.
Il parto cesareo può causare la disbiosi perché, eliminando il passaggio attraverso il canale vaginale, impedisce al neonato di entrare in contatto con la componente microbica dalla mamma, ricca di batteri buoni che rafforzano il microbiota intestinale del bebè. L’Italia è il Paese con il più alto ricorso al parto cesareo: ha una media nazionale del 38%, in Campania si arriva addirittura al 60%.  

Microbiota: perché è così importante

Il microbiota intestinale è un universo costituito da miliardi di microrganismi come batteri, protozoi, funghi e virus che vivono nel corpo. È un organo batterico vero e proprio, robusto ma anche fragile, con funzioni metaboliche e di difesa che sono determinanti per programmare il futuro biologico di un individuo, specialmente nelle prime epoche di vita. Si costituisce nel momento della nascita, quando un grande numero di microrganismi batterici colonizza la cute e le cavità comunicanti con l’esterno. Importanti batteri buoni sono presenti anche nel latte materno e, se il parto cesareo può causare la disbiosi, l’allattamento al seno può arricchire il suo patrimonio di batteri intestinali.

Un aiuto anche dall’alimentazione

Più avanti è possibile arricchire il microbiota intestinale attraverso biomodulatori probiotici e prebiotici. I primi sono i batteri buoni normalmente presenti nel microbiota. Si trovano in yogurt, latte fermentato e in generale in tutti i cibi prodotti con fermentazione, oltre che in specifici integratori che nel caso dei bambini possono essere suggeriti dal pediatra. I prebiotici sono sostanze che nutrono i probiotici stessi, rinforzandoli. Sono prebiotici le fibre idrosolubili, i beta-glucani, i fructani, gli oligofruttosaccaridi, il lattosaccarosio, le inuline, gli oligosaccaridi.  Si trovano in frutta fresca e ortaggi, quindi è importante che il bambino, avviato lo svezzamento, li assuma regolarmente con l’alimentazione.

 

 

 
 
 

Da sapere!

 

Secondo alcuni studi, avere un microbiota intestinale “povero” favorisce la comparsa di allergie. Nelle ricerche effettuate, i soggetti con microbiota impoverito sarebbero maggiormente esposti a reazione allergica intensa e a una maggiore produzione di citochine, sostanze che favoriscono infiammazione. Probiotici e prebiotici essenzialmente sostanze vegetali svolgerebbero un ruolo preventivo.

 

 

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