Il parto in Italia: sempre più medicalizzato

Redazione A cura di “La Redazione” Pubblicato il 17/08/2015 Aggiornato il 17/08/2015

Per invertire questa tendenza e ridare all’evento parto la naturalità che gli è propria servono interventi mirati. Ecco quali

Il parto in Italia: sempre più medicalizzato

In Italia, sono sempre più numerosi i parti cesarei effettuati anche senza effettiva necessità. Il parto, insomma, appare decisamente medicalizzato. Invece, come sottolineano gli esperti, il parto non è una malattia e, dunque, dovrebbe seguire un iter meno medicale e più naturale, ove possibile.

Un evento fisiologico

Il parto non è una patologia. A ribadirlo con fermezza è la Fondazione Gimbe che ha diffuso le linee guida del parto della Nice (Istituto nazionale per l’eccellenza clinica). Si tratta di una raccolta di dati su partorienti sani, neonati e scelta del tipo di parto. La Fondazione sottolinea l’importanza per la donna di poter scegliere dove partorire in tutta sicurezza, senza dover per forza medicalizzare un parto fisiologico e dall’andamento naturale e “normale”.

Eccezioni e normalità

Ciò che va tenuto presente, infatti, è che la maggioranza delle partorienti è sana e va incontro a un parto del tutto fisiologico. Come afferma Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, la maggior parte delle donne è destinata a un travaglio spontaneo e a un parto a termine. 

Troppi interventi

Ormai, invece, in Italia si ha la tendenza a medicalizzare eccessivamente sia il travaglio sia il momento della nascita. Con l’induzione delle contrazioni con ossitocina e la pratica dell’episiotomia  effettuata sempre più di routine, si velocizza un processo di norma scandito da tempi differenti e più fisiologici. Senza, però, ricavarne benefici reali per mamma e bambino. I benefici sono, invece, per la struttura ospedaliera che in questo modo velocizza i tempi di degenza e riduce i rischi legali.

Fondamentale il ruolo dell’ostetrica

Se non vi sono complicazioni particolari durante il travaglio e il parto, per dare alla luce un bebè è sufficiente la presenza dell’ostetrica, che anzi si mostra una figura più competente e utile . Invece, troppo spesso, si evidenziano interventi medici non necessari proprio al fine di rendere il tutto più rapido e gestibile. Questa condizione si verifica con frequenza sia nelle strutture pubbliche sia in quelle private. Per questo, la tendenza futura va verso l’incentivo a partorire (qualora non vi siano complicazioni) in strutture gestite esclusivamente da personale ostetrico (sia esterne sia interne all’ospedale), pronti a recarsi se necessario nelle unità Operative di Ostetricia e Ginecologia.

Pochi centri a gestione ostetrica

C’è, però, da sottolineare, come evidenzia anche il Certificato di assistenza al parto (Cedap), che le strutture gestite da personale esclusivamente ostetrico in Italia sono ancora molto poche. La necessità, quindi, è quella di avviare un confronto multi-professionale per riorganizzare l’intero percorso di nascita, orientandosi su una maggiore sicurezza, ma anche su una minore medicalizzazione del parto. Ma in Italia, invece di ripensare e riorganizzare il percorso travaglio-parto, si tende ancora a riproporre le medesime criticità senza intervenire con un reale cambiamento.

I consigli del Nice

Gli esperti, dunque, consigliano alle donne in gravidanza, con parto a termine e senza complicazioni (la maggioranza), di optare per un parto presso un centro nascite ostetrico (esterno o interno all’ospedale) o, addirittura, per un parto domiciliare con assistenza ostetrica. 

 

 

 

 
 
 

In breve

 UN PROBLEMA CULTURALE

 La considerazione del parto come una patologia è, purtroppo, dura a morire anche se i corsi di preparazione al parto e la capillarità delle informazioni disponibili oggi tende a risvegliare le donne da antiche credenze.

 

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