La violenza ostetrica è una violazione dei diritti umani

Miriam Cesta A cura di Miriam Cesta Pubblicato il 29/01/2020 Aggiornato il 29/01/2020

Emerge da un rapporto Onu sulla violenza ostetrica redatto da Dubravka Šimonović, relatrice speciale sulla violenza contro le donne delle Nazioni unite

La violenza ostetrica è una violazione dei diritti umani

Non può essere considerata “solo” violenza di genere. La violenza ostetrica è di più: rappresenta è una vera e propria violazione dei diritti umani delle donne. È questa la conclusione a cui è giunta la Relatrice Speciale sulla violenza contro le donne del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni unite Dubravka Šimonović, nel suo rapporto presentato all’ultima Assemblea Generale dell’Onu lo scorso 4 ottobre.

Le tante facce della violenza ostetrica

Sono tante le facce della violenza ostetrica durante il travaglio: dai tagli cesarei effettuati senza consenso e spesso in assenza di reali necessità mediche, all’abuso di episiotomia (l’incisione chirurgica del perineo e della parete posteriore della vagina per allargare il canale del parto), all’eccesso di induzioni del parto, al ricorso alla pressione sul fondo dell’utero per agevolare il parto (manovra di Kristeller, da tempo non più raccomandata dall’Organizzazione mondiale della sanità), alle violazioni della privacy e della riservatezza, fino ad arrivare a procedure mediche dolorose effettuate senza anestesia, all’impossibilità di decidere la posizione del parto, e a pratiche umilianti, abusi verbali e affermazioni sessiste in sala parto (tra cui “non piangevi quando l’hai fatto, apri le gambe o il tuo bambino morirà e sarà per colpa tua”).

In tutti i Paesi del mondo

Nonostante se ne parli ancora troppo poco, la violenza ostetrica è purtroppo molto diffusa in tutti i Paesi del mondo, da quelli in via di sviluppo a quelli più progrediti. “Negli ultimi anni il maltrattamento e la violenza contro le donne subiti durante l’assistenza al parto presso le strutture ospedaliere o in altri servizi per la salute riproduttiva ha raggiunto un’attenzione globale, in particolare attraverso le numerose testimonianze pubblicate dalle donne e dalle organizzazioni di donne sui social media; questa forma di violenza si dimostra essere diffusa e di natura sistematica”, si legge nel rapporto. L’Oms ha riconosciuto che “tali trattamenti non solo violano il diritto delle donne a un’assistenza sanitaria rispettosa, ma possono anche minacciare il loro diritto alla vita, alla salute, all’integrità fisica e alla libertà da ogni forma di discriminazione”.

La forza delle campagne social

A partire dal 2015 anche i social media hanno dato un importante contributo alla diffusione delle problematiche legate alla violenza ostetrica in diversi Paesi: attraverso Facebook e altri social network molte donne hanno raccontato le loro esperienze, a volte da far venire i brividi. Tra queste campagne possiamo ricordare quella in Italia #bastatacere: le madri hanno voce, in Croazia #PrekinimoSutnju; in Francia #PayeTonUtérus; nei Paesi Bassi #Genoeggezwegen; in Ungheria #Màsàllapotot e in Finlandia the Roses Revolution and #MinaMyosSynnyttajana. “In sole due settimane dalla sua introduzione nel maggio del 2019 – si legge nel rapporto – l’ultima campagna ha ricevuto 150 racconti di violenza, di violazioni dei diritti umani e di condotte inappropriate nell’assistenza alla maternità, in gravidanza, durante il parto e nel puerperio”.

Da sapere!

Secondo l’articolo 1 della Dichiarazione sull’eliminazione della violenza contro le donne delle Nazioni Unite, la violenza contro le donne è “ogni atto di violenza fondata sul genere che abbia come risultato, o che possa probabilmente avere come risultato, un danno o una sofferenza fisica, sessuale o psicologica per le donne, incluse le minacce di tali atti, la coercizione o la privazione arbitraria della libertà, che avvenga nella vita pubblica o privata”

 

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