Le nuove linee guida per la donazione del cordone ombelicale

Redazione A cura di “La Redazione” Pubblicato il 11/05/2012 Aggiornato il 11/05/2012

Nuove disposizioni regolano la donazione del cordone ombelicale, le banche accreditate alla raccolta e le finalità di utilizzo delle cellule staminali per la cura di molte malattie

Le nuove linee guida per la donazione del cordone ombelicale


In Italia da molto tempo si parla di donazione del cordone ombelicale, ma c’è ancora poca chiarezza sul fatto che sia più opportuno e utile conservare il cordone per uso proprio, in caso di malattie del bambino, oppure donarlo. La stessa rete di centri di raccolta e di Banche presenta ancora qualche lacuna in termini di organizzazione e informazione. Proprio a questo scopo è stato dato il via libera della Conferenza Stato-Regioni alle “Linee guida per l’accreditamento delle Banche di sangue da cordone ombelicale”, un documento che detta le regole su tutti gli aspetti organizzativi, tecnici e operativi delle Banche in relazione alla donazione del cordone ombelicale: dalla raccolta al rilascio delle unità cordonali per finalità di cura. Le Linee guida si sono occupate anche dell’organizzazione dei punti nascita per lo svolgimento dell’attività di raccolta. 

Presentata una roadmap in occasione del convegno “Il sangue cordonale: aspetti scientifici e organizzativi”, tutte le società scientifiche di settore sono state invitate a sottoscrivere un documento sulla donazione del cordone ombelicale e la relativa raccolta e conservazione. Il documento è stato sottoposto alla Sigo, alla Aieop (Associazione italiana di ematologia oncologia pediatrica), alla Sin (Società italiana di neonatologia) e alla Sip (società italiana di pediatria) dal direttore del Centro nazionale Trapianti (Cnt), Nanni Costa e dal direttore del Centro nazionale sangue (Cns), Giuliano Grazzini. Propone una “roadmap” condivisa per un impiego ottimale delle cellule staminali emopoietiche (Cse) contenute nel sangue del cordone ombelicale (Sco) sulla base delle più recenti evidenze scientifiche.

Sostanze preziose da non disperdere

Il sangue placentare del cordone ombelicale è ricco di cellule staminali emopoietiche, le cellule da cui si formano i globuli rossi, i globuli bianchi e le piastrine che compongono il sangue. Anche se la gran parte delle staminali risiede nel midollo osseo, molte di esse vengono rilasciate nella circolazione sanguigna del feto durante il parto e per questo si trovano nel sangue della placenta e del cordone quando nasce il bambino.

Utili per la cura di molte malattie

Queste cellule staminali si caratterizzano per essere poco differenziate e quindi capaci di mutarsi nelle varie componenti del sangue: esse vengono infatti utilizzate per curare malattie ematologiche e immunologiche in età pediatrica quali la leucemia, il linfoma, l’anemia. Ecco perché la conservazione del sangue del cordone va incentivata tra le partorienti: le cellule staminali in esso presenti possono essere prelevate al termine del parto, congelate e successivamente trapiantate attraverso un’infusione in un organismo malato, dove cominciano a moltiplicarsi e a formare sangue sano.

In breve

Le cellule staminali

Il sangue placentare del cordone ombelicale è ricco di cellule staminali emopoietiche, le cellule da cui si formano i globuli rossi, i globuli bianchi e le piastrine che compongono il sangue. Queste cellule si caratterizzano per essere poco differenziate e quindi capaci di mutarsi nelle varie componenti del sangue: esse vengono infatti utilizzate per curare malattie ematologiche e immunologiche in età pediatrica quali la leucemia, il linfoma, l’anemia.

Diario della gravidanza

Iscriviti al diario della gravidanza: scopri ogni settimana come cresce il tuo bambino, come cambi tu mamma, i sintomi da gravidanza, gli esami da fare e tanti consigli e curiosità.
Le informazioni contenute in questo sito non intendono e non devono in alcun modo sostituire il rapporto diretto fra professionisti della salute e l’utente. È pertanto opportuno consultare sempre il proprio medico curante e/o specialisti.

Calcola le settimane di gravidanza

Calcola la data presunta del parto

Calcola il peso del feto

Calcola la lunghezza del feto

Scegli il nome del tuo bambino

Controlla i valori Beta HCG

Le domande della settimana

Paroxetina in gravidanza: può danneggiare il bambino?

06/05/2026 Gli Specialisti Rispondono di Dottoressa Elisa Valmori

La paroxetina va senza dubbio assunta in gravidanza, se ve ne è indicazione, visto che aiuta a controllare il disturbo dell'umore da cui è interessata la futura mamma senza causare danni al feto.  »

40 anni e non rimango incinta dopo due mesi di tentativi: devo preoccuparmi?

05/05/2026 Gli Specialisti Rispondono di Dottor Claudio Ivan Brambilla

In età matura, le probabilità di concepire per ciclo mestruale sono piuttosto basse, quindi non stupisce che dopo appena due mesi di tentativi la gravidanza non sia ancora iniziata. E questo vale anche in caso di riserva ovarica ancora soddisfacente.   »

Qual è il momento migliore per concepire una bambina?

05/05/2026 Gli Specialisti Rispondono di Dottor Claudio Castagna

Poiché gli spermatozoi X sono più lenti, è possibile (!) che un rapporto sessuale affrontato uno-due giorni prima dell'ovulazione porti al concepimento di una femminuccia. Ma di questo non vi è alcuna certezza.   »

Megavescica del feto alla 13^ settimana di gravidanza: cosa aspettarsi?

04/05/2026 Gli Specialisti Rispondono di Dottoressa Antonella Di Stefano

La megavescica individuata nel feto è un segno ecografico prenatale che può sottendere un ampio spettro di cause e di conseguenze. La situazione va dunque tenuta monitorata tramite controlli ecografici seriati.   »

Cardioaspirina in gravidanza: sì o no?

04/05/2026 Gli Specialisti Rispondono di Professor Augusto Enrico Semprini

Ci sono dei casi in cui piccole dosi di aspirina possono favorire il buon proseguimento di una gravidanza: se il ginecologo curante la prescrive è più che opportuno dargli ascolto.   »

24 ore senza pillola: sono ancora protetta?

28/04/2026 Gli Specialisti Rispondono di Dottor Gaetano Perrini

In caso di mancata assunzione del contraccettivo orale per più di 12 ore dall'ora consueta, è opportuno saltare l'intervallo tra una confezione e l'altra, dopo aver comunque assunto, anche se in ritardo, la pillola dimenticata.   »

Fai la tua domanda agli specialisti