A cura di “La Redazione”Pubblicato il 16/04/2014Aggiornato il 16/04/2014
Diventare adulti obesi può dipendere anche da come si nasce: il parto cesareo aumenta le probabilità di andare incontro a un eccesso di peso
Nascere con un parto cesareo aumenta del 26 per cento la probabilità di sovrappeso o addirittura obesità in età adulta, con un valore di indice di massa corporea mediamente superiore di mezza unità rispetto a chi è nato invece con parto naturale. A giungere a questa conclusione sono stati i ricercatori dell’Imperial College di Londra in una ricerca pubblicata sulla rivista scientifica PLoS One. I dati sono stati raccolti in quindici studi che hanno coinvolto più di 38 mila soggetti di dieci diverse nazioni.
Tutta colpa dei batteri
Secondo il coautore della ricerca Matthew Hyde, esistono dei meccanismi plausibili attraverso cui il parto cesareo potrebbe influenzare il peso più in là nella vita. Il tipo di batteri amici presenti nell’intestino sono diversi nei bambini nati con parto cesareo e in quelli nati per via vaginale, e ciò può avere svariati effetti sulla salute. Non solo: la compressione del bambino durante la nascita per via vaginale sembra influenzare i geni che vengono attivati, e ciò potrebbe avere un effetto a lungo termine sul metabolismo.
Solo se davvero necessario
I ricercatori londinesi affermano che, anche se a volte il parto cesareo si rivela la scelta migliore per la mamma e il bambino e in alcuni casi può salvarne la vita, tuttavia è importante essere consapevoli che ci potrebbero essere conseguenze a lungo termine per i nascituri. Precedenti indagini hanno, infatti, già stabilito associazioni forti tra parto cesareo e aumento di rischio di asma e diabete di tipo 1 durante l’infanzia.
In breve
IN ITALIA SONO ANCORA TROPPI
Secondo uno studio del ministero della Salute, in Italia circa il 35 per cento dei parti sono cesarei. Troppi e sopra la media di molti Paesi europei, che si attestano sul 20-25 per cento. Inoltre, c’è una grande differenza tra le Regioni del nord e quelle del sud, con la Campania che si attesta sul 60 per cento e Friuli e Toscana intorno al 20 per cento.
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