Papà in ospedale, una presenza importante per mamma e bebè

Roberta Raviolo A cura di Roberta Raviolo Pubblicato il 07/02/2022 Aggiornato il 07/02/2022

La nascita e la crescita della nuova famiglia contano sulla presenza del papà in ospedale. Genitori vaccinati o negativi devono stare con il neonato

Papà in ospedale, una presenza importante per mamma e bebè

Le misure di sicurezza nei centri di maternità, per controllare la pandemia di Covid-19 hanno limitato fortemente la presenza del papà in ospedale. La necessità di evitare contagi ha causato un improvviso cambiamento delle modalità organizzative nei Punti Nascita, che ha penalizzato la relazione neonato-genitori nella fase iniziale della costruzione delle nuove famiglie. L’emergenza ha messo in secondo piano la necessità di tenere unito il nucleo famigliare, che comprende il papà e altri eventuali fratellini.

Un allontanamento non più necessario

In particolare, le misure anti Covid hanno ignorato i rischi della separazione tra mamma e bebè e hanno limitato o vietato l’accesso del partner in ospedale. Queste regole hanno avuto conseguenze documentate, per esempio  hanno interferito con l’avvio dell’allattamento al seno, causato un disagio diffuso anche psicologico delle madri e in generale di entrambi i genitori. Scelte organizzative molto limitanti erano comprensibili all’inizio della pandemia, vista la situazione di emergenza e di inevitabile incertezza. Adesso, però, non occorre più escludere la presenza del papà in ospedale, pur tenendo conto dell’eventuale comparsa di nuove varianti virali.

È essenziale la presenza del papà

Il papà in ospedale è una figura fondamentale fin dai primi momenti di vita del bimbo e nella creazione del nucleo famigliare. È opportuno che neonato e genitori stiano vicini, sia nei reparti di Terapia intensiva neonatale, sia nelle aree di degenza dei bambini che non hanno problemi alla nascita, in regime di rooming-in.
È la nuova famiglia a occuparsi della coppia mamma-bambino, quindi è essenziale che entrambi i genitori stiano insieme, a beneficio del bambino. Ovviamente i genitori devono essere vaccinati contro il Covid-19, oppure devono essere guariti o negativi e osservare sempre le norme di prevenzione del contagio. Partendo da questo presupposto, la presenza del papà in ospedale è fondamentale per consentire l’attivazione dei processi di attaccamento e per l’avvio dell’allattamento. Sono indicazioni ormai condivise da tutte le più importanti società scientifiche, come la Società italiana di neonatologia.

Ci sono ancora molte carenze

Dagli esperti viene inoltre sottolineato come i papà in ospedale non siano semplici visitatori, bensì i principali caregivers. In altre parole, sono le persone che meglio di ogni altra possono prestare le cure necessarie, perché sono coinvolti direttamente nel contesto assistenziale del neonato. Pertanto sono indispensabili e insostituibili.
Dalle ricerche svolte nei punti nascita risulta che a distanza di due anni dall’inizio della pandemia sono rimaste ancora in vigore routine assistenziali che ostacolano la relazione madre-bambino, il benessere psico-fisico delle famiglie e l’allattamento. In particolare, persiste una limitazione o addirittura una sospensione della presenza del partner durante il travaglio e nel post parto.
Resta ancora il divieto o la limitazione per il partner di far visita alla coppia madre-neonato nell’area di degenza ostetrica e in alcuni punti nascita persiste una spesso drastica riduzione dell’orario di visita dei genitori in terapia intensiva e il mancato rooming-in per le coppie madre-figlio in buona salute. È essenziale invece superare questi esempi di inerzia organizzativa, tornando al più presto alle pratiche che favoriscono la relazione madre-neonato.

 

 

 

 

 
 
 

Da sapere!

Ecco alcuni punti essenziali per un buon avvio della nuova famiglia:

* presenza del papà in sala travaglio e parto

* famiglia riunita sia in terapia intensiva, sia per il rooming-in

* allattamento al seno

 

Diario della gravidanza

Iscriviti al diario della gravidanza: scopri ogni settimana come cresce il tuo bambino, come cambi tu mamma, i sintomi da gravidanza, gli esami da fare e tanti consigli e curiosità.
Le informazioni contenute in questo sito non intendono e non devono in alcun modo sostituire il rapporto diretto fra professionisti della salute e l’utente. È pertanto opportuno consultare sempre il proprio medico curante e/o specialisti.

Calcola le settimane di gravidanza

Calcola la data presunta del parto

Calcola il peso del feto

Calcola la lunghezza del feto

Scegli il nome del tuo bambino

Controlla i valori Beta HCG

Le domande della settimana

Vaccino pertosse-difterite-tetano: quando farlo in gravidanza?

11/02/2026 Gli Specialisti Rispondono di Dottoressa Elisa Valmori

La vaccinazione anti pertosse-difterite-tetano va effettuata tra la 28^ settimana di gestazione e prima della 36^ settimana, in modo da dare al corpo della della donna il tempo di produrre gli anticorpi specifici che poi passeranno attraverso la placenta per proteggere il neonato.   »

Mamma con herpes: c’è il rischio che il lattante venga contagiato?

09/02/2026 Gli Specialisti Rispondono di Dottor Leo Venturelli

La possibilità che un'infezione da herpes venga trasmessa da mamma a bambino esiste, ma alcuni accorgimenti possono limitare questa possibilità.   »

Crisi di rabbia e urla in gravidanza: ci sono pericoli per il bambino?

09/02/2026 Gli Specialisti Rispondono di Dottoressa Elisa Valmori

Arrabbiarsi e urlare può capitare anche alle donne che aspettano un bambino: fortuna vuole che il liquido amniotico attutisca i suoni provenienti dall'esterno, proteggendo il feto da quello che all'esterno produce, invece, un forte impatto acustico.   »

Inizio gravidanza e raggi X

03/02/2026 Gli Specialisti Rispondono di Dottor Marcello Orsi

Nelle primissime fasi della gravidanza, vige la legge del "tutto o nulla" vige anche in radiobiologia.   »

Le mestruazioni non arrivano, ma il test di gravidanza è negativo: perché?

26/01/2026 Gli Specialisti Rispondono di Dottor Claudio Ivan Brambilla

Le ragioni per le quali ci si può trovare in presenza di amenorrea sono numerose: solo un controllo ginecologico permette di capire perché le mestruazioni non arrivano, una volta esclusa la gravidanza.   »

Immune alla toxoplasmosi: si deve comunque ripetere l’esame tutti i mesi?

26/01/2026 Gli Specialisti Rispondono di Dottoressa Elisa Valmori

Una volta appurato che le IgG, cioè gli anticorpi "memoria", sono maggiori di 2 non c'è alcun bisogno di ripetere il toxo-test ogni mese perché il risultato indica un'immunità permanente nei confronti dell'infezione.   »

Ragazzina con tosse secca e stizzosa che non passa

15/01/2026 Gli Specialisti Rispondono di Professor Giorgio Longo

Se le terapie effettuate contro la tosse non portano risultati e se gli accertamenti effettuati per capire le cause della tosse non hanno fatto emergere nulla, occorre pensare che il sintomo abbia un'origine psicosomatica, eventualità non certo rara in adolescenza.   »

Incinta a 42 anni: quali rischi?

20/03/2020 Gli Specialisti Rispondono di Dottoressa Elisa Valmori

È possibile che una gravidanza che inizia in età avanzata non vada a buon fine esclusivamente per questioni anagrafiche, ma lo è anche che tutto proceda per il meglio.  »

Fai la tua domanda agli specialisti