Parto in casa: cresce il numero dei sostenitori

Redazione A cura di “La Redazione” Pubblicato il 08/07/2014 Aggiornato il 08/07/2014

Secondo uno studio, il parto in casa comporta gli stessi rischi di quello in ospedale. Anche alla luce di questa conferma, sono in molti a consigliarlo

Parto in casa: cresce il numero dei sostenitori

La perplessità che più frequentemente sollevano i suoi detrattori è la scarsa sicurezza. In realtà, il parto in casa comporterebbe gli stessi rischi di quello in ospedale. Lo ha affermato recentemente anche il National Institute for Health and Care Excellence (Nice) britannico, un’organizzazione indipendente responsabile della produzione di linee guida nazionali sulla promozione della salute, dopo aver analizzato i risultati di un ampio studio condotto sull’argomento.

Quanto incide il luogo del parto

La ricerca che ha portato il Nice a schierarsi a favore del parto in casa si chiama Birthplace ed è stata condotta su 650 mila mamme. Tutte sono state seguite durante la gravidanza e nelle prime settimane dopo la nascita del bebè. Lo scopo era capire se il luogo del parto fosse una variabile importante per le condizioni di donna e neonato.

Il calcolo dei rischi

Dall’analisi dei risultati, è emerso che nelle donne in salute con una gravidanza fisiologica i rischi sono indipendenti dal luogo in cui viene alla luce il bambino. Le gestazioni non problematiche, infatti, comportano la stessa probabilità di danni al bambino o alla mamma sia che la nascita avvenga a domicilio o in punti nascita gestiti da ostetriche sia che avvenga in ospedale. Nel parto in casa il rischio aumenta leggermente solo al primo figlio: 9,3 casi problematici ogni 1.000 nati, contro i 5,3 dell’ospedale.

Che cosa dicono gli esperti

Ecco perché il Nice ha pubblicato un documento in cui incoraggia il parto in casa o in strutture con sole ostetriche per le donne in salute che hanno avuto una gravidanza senza problemi. L’ospedale dovrebbe essere riservato solo ai casi più complessi. Il Royal College of Obstetrics della Gran Bretagna si è schierato dalla parte del Nice purché “sia prevedano delle opzioni per le emergenze e la valutazione del rischio della gravidanza sia fatta correttamente’”.

 

 

In breve

LA SITUAZIONE IN ITALIA

Nel nostro Paese ci sono ancora molte resistenze, soprattutto da parte delle Società di ginecologi che ritengono questa scelta troppo complessa da gestire e rischiosa. Tuttavia, si calcola che ogni anno almeno 1.500 donne optino per questa modalità. Quasi tutte le regioni italiane hanno approvato leggi o decreti che prevedono la possibilità del parto in casa. Solo alcune, tuttavia, garantiscono un rimborso parziale delle spese.

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