In che posizione deve essere il bambino per nascere?

Nadia Rossi A cura di Nadia Rossi Pubblicato il 01/12/2022 Aggiornato il 01/12/2022

Di testa, di faccia, fronte, di piedi, sederino o di spalla: sono le posizioni in cui si può mettere il bambino al termine della gravidanza. Il tipo di parto che si dovrà affrontare, sarà la conseguenza di come il piccolo ha deciso di presentarsi al mondo

La posizione del feto è fondamentale per decidere la modalità del parto

Se il bambino si è girato nei tempi giusti e al momento del travaglio si presenta in posizione cefalica, cioè a testa in giù, il parto avverrà quasi sicuramente per via vaginale, senza la necessità di particolari aiuti medici. Solo in casi rari, può succedere che prima di entrare nel canale del parto (le strutture del bacino materno attraversate per nascere), il piccolo faccia una flessione, presentandosi di faccia o di fronte.

Qual è la posizione migliore per partorire?

Nel primo caso il parto può procedere per via vaginale, in genere senza complicazioni: tutt’al più alla nascita è possibile che il bambino abbia il viso un po’ arrossato e gonfio, a causa della pressione presente nella cavità dell’utero, ma in genere il rossore scompare naturalmente entro due o tre giorni.

Nell’eventualità, invece, che il bambino si presenti di fronte, è necessario procedere con il parto cesareo, perché la fronte non ha la conformazione adatta per potersi incanalare e oltrepassare il canale del parto. È una questione di dimensioni: faccia e nuca hanno gli stessi diametri per confrontarsi con il bacino materno, mentre la fronte è incompatibile con il percorso vaginale, come la posizione di spalla: ecco perché sia la presentazione di fronte, sia quella di spalla richiedono il parto cesareo.

Come capire se il bambino è a testa in giù?

Quattro bambini su 100 non fanno la capriola; ciò significa che verso la 32a settimana di gravidanza non si sono girati spontaneamente a testa in giù, mettendosi in posizione per venire al mondo per via naturale. In questo caso si parla di posizione podalica: ossia la presentazione del feto all’ingresso del canale del parto è con il podice (sederino) in basso e la testa in alto sotto le costole della mamma in situazione longitudinale. Le gambe possono essere flesse, con i piedi sotto il sederino, o estese a compasso, con i piedini vicini al capo.

Le cause possono essere diverse: dalla conformazione fisica della mamma con bacino stretto, all’eccessiva quantità di liquido amniotico, dalla gravidanza gemellare, alla placenta previa, oppure a causa del cordone ombelicale corto e… non ultima, per comodità del piccolo. Anche un parto prematuro può presentarsi podalico, ma in questo caso, le motivazioni sono da imputarsi alla mancanza di tempo che ha avuto il piccolo per mettersi a testa in giù.

Serve il cesareo

In ogni caso, affrontare il parto vaginale con il bambino in posizione podalica può rappresentare dei rischi ed ecco perché l’Oms (Organizzazione mondiale della sanitò) raccomanda il parto cesareo. Tuttavia, si può ancora “ribaltare la situazione” dopo l’ecografia del settimo mese: nel 20% dei casi è il piccolo a girarsi spontaneamente. Viceversa, si può tentare di fargli fare la capriola. Esistono diversi metodi per provare a “convincere” il bebè a girarsi. Ecco i più usati.

Come aiutare il bambino a girarsi?

Appreso dall’ecografia che ci si trova davanti a un piccolo “indisciplinato”, dopo la 35a settimana si può provare a stimolare la versione del feto podalico con la moxibustione. Si tratta di una tecnica poco invasiva e di semplice esecuzione: una volta imparata, la futura mamma può anche eseguirla da sola a casa. La moxibustione detta anche moxa, è una pratica antica della medicina cinese. Parte dal presupposto  che il corpo sia attraversato da meridiani, cioè linee di scorrimento dei flussi energetici. Lungo queste linee si trovano dei punti che possono essere stimolati attraverso la puntura con aghi (agopuntura), il calore (moxibustione), o la digitopressione.

Segue i principi dell’agopuntura

Lo stimolo viene trasferito attraverso il meridiano in altre regioni del corpo, liberando in tal modo eventuali blocchi energetici presenti, con effetti terapeutici. La moxibustione si basa sulla sollecitazione degli stessi punti dell’agopuntura, solo che con questa tecnica la stimolazione avviene scaldando delle zone particolari. Il calore è generato dalla combustione di un’erba: l’artemisia vulgaris, pressata e arrotolata in carta di gelso, in modo da produrre calore senza fare fiamma. In farmacia si trovano comodi stick già pronti, da impugnare come una penna e tenere a circa 1 centimetro dal punto indicato, in modo che il calore percepito sia persistente, ma non spiacevole.

Il punto da sollecitare, per indurre il bambino a girarsi si chiama BL67 (vescica 67) e si trova all’angolo esterno dell’unghia del mignolo di entrambi i piedi. Infatti, vanno trattati ambedue i piedi, tutti i giorni per almeno 15 minuti. Il trattamento completo dura due settimane. La moxa non ha controindicazioni, tuttavia va fatta solo se indicata dal ginecologo o dall’ostetrica, rispettando i tempi e i modi d’esecuzione del trattamento. Secondo studi condotti in Cina, tre casi su quattro si concludono con successo. In Occidente non ci sono dati scientifici che ne attestino l’efficacia in termini di percentuali, ma tentare non nuoce.

Come facilitare la posizione cefalica del bambino con il movimento?

Esistono anche tecniche posturali che possono indurre rivolgimento del feto. Come per la moxibustione, non esistono prove scientifiche che ne accreditino l’efficacia, tuttavia non presentano contrindicazioni e vale la pena tentare.

Intorno alla 35a settimana, in contemporanea con la moxibustione, ci si può aiutare con esercizi posturali da eseguire a casa. Si tratta di assumere per 10-15 minuti al giorno delle posizioni insolite: le più efficaci sono quelle che inducono la flessione della colonna vertebrale, creando spazio e favorendo la mobilità del bambino nel pancione. Anche se si tratta di esercizi semplici, è importante che almeno le prime sedute vengano seguite da un’ostetrica esperta o da una personal trainer specializzata in gravidanza.

  • Carponi: dopo essersi messa a quattro zampe, la futura mamma cerca di abbassare le spalle a terra, spingendosi in avanti con il tronco, restando in appoggio sui gomiti qualche secondo, in maniera d’aprire di più il bacino e orientarlo verso l’alto.
  • La posizione del gatto dello yoga: anche in questo caso, per eseguire l’esercizio, la mamma deve mettersi a quattro zampe, lasciando il pancione a penzoloni per alcuni secondi.
  • Inclinata: consiste nel mettersi sdraiata, ponendo due cucini sotto il bacino, in modo che risulti più alto del torace e crei spazio in basso.

 

Questi esercizi servono a sollevare il podice del bambino e indurlo a girarsi grazie alla forza di gravità.

Come far girare il feto con il rivolgimento per manovra esterna?

Se la moxibustione e le tecniche posturali non hanno sortito l’effetto sperato e il piccolo non intende fare la capriola, dalla 37a settimana fino al termine, è possibile tentare il rivolgimento per manovra esterna. Si tratta do manovra ostetrica che richiede il rispetto di alcuni parametri e, fra le condizioni necessarie per tentarla, vi è la quantità di liquido amniotico: se i valori del liquido sono inferiori alla media è inutile provarci. Inoltre, il rivolgimento, è controindicato se si sono già rotte le membrane, se la placenta è previa, o l’esito del tracciato cardiotocografico non è rassicurante.

Si tratta di una manipolazione dell’utero un po’ fastidiosa, ma è sicura se eseguita sotto guida ecografica e da personale esperto. La futura mamma viene ricoverata in day hospital e, dopo avere verificato il benessere del bambino, le viene applicata una flebo con un farmaco per rilassare l’utero. A questo punto il medico procede a due mani, spingendo il podice del feto verso l’alto, per sollecitarlo e indurlo a capovolgersi, ma se avverte una marcata resistenza, interrompe subito la manovra. Se, invece, la manovra va a buon fine occorre eseguire un nuovo tracciare per confermare il benessere fetale. È possibile, infatti, che durante la manovra il feto abbia una lieve alterazione del battito cardiaco, che di solito si normalizza con rapidità. Dopo la manovra, difficilmente il bambino ritorna in posizione podalica. La percentuale di successo si aggira attorno al 50-60%.

Se il bambino proprio non collabora, è necessario programmare il parto cesareo, per non rischiare di dover poi ricorrere a un cesareo d’urgenza, più rischioso.

 

 

 

 

 
 
 

In sintesi

Cosa fare per far girare il bambino?

Si può instaurare un dialogo con il bambino nel pancione che lo induca a girarsi e attraverso suoni delicati e carezze mirate. Non esistono conferme scientifiche, ma in ogni caso si tratta di un momento di relax e conoscenza reciproca che non può certo fare male!

Si fa sempre l’episiotomia?

L’incisione del perineo, al fine di allargare l’apertura vaginale, non è più un intervento di routine, ma viene indicata solo in specifiche condizioni: quando i tempi della fase espulsiva sono troppo lunghi e  se il tracciato cardiotocografico indica segnali di allerta per il benessere del feto, vale a dire che la circolazione della placenta non è più ottimale. In questi casi l’episiotomia è necessaria per velocizzare la nascita per via naturale.

 

Fonti / Bibliografia

  • Gravidanza gemellare: quando i bimbi sono due (o più)  | Mangiagalli Center | Policlinico di MilanoGià dal primo trimestre di gestazione puoi sapere se la tua gravidanza è singola o gemellare. Nel caso in cui tu sia in attesa di gemelli non hai motivo di preoccuparti: per monitorare la gravidanza e far crescere bene i tuoi bambini ti basterà seguire le indicazioni del medico.  Le caratteristiche della gravidanza gemellareCi sono alcuni fattori che possono aumentare la probabilità di una gravidanza multipla, come l’età della mamma, la presenza di gemelli nella storia familiare materna o il ricorso alla Procreazione Medicalmente Assistita (PMA).La gravidanza gemellare più diffusa è quella bigemina (due gemelli), e possono verificarsi due casi:i gemelli sono diversi, ovvero due ovuli sono fecondati da due distinti spermatozoi (dizigotica). I feti hanno placente e sacche amniotiche separate, perciò si parla di gravidanza bicoriale e biamnioti...
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