Corsi preparto: per prepararsi al grande giorno

Redazione A cura di “La Redazione” Pubblicato il 08/01/2015 Aggiornato il 08/01/2015

Per arrivare serene e tonificate al “grande giorno” è molto utile frequentare un corso specifico per le gestanti, che aiuta la futura mamma sia ad allenare il fisico sia a trovare il giusto equilibrio psicologico in vista del parto

corso preparto

Per arrivare serene e tonificate al “grande giorno” è molto utile frequentare un corso specifico per le gestanti, che aiuta la futura mamma sia ad allenare il fisico sia a trovare il giusto equilibrio psicologico. I corsi preparto vengono organizzati nella maggior parte degli ospedali dotati di reparto di ostetricia: è possibile quindi iscriversi presso l’ospedale che si è scelto per partorire o in una struttura diversa (come l’Asl, il consultorio o un centro privato). In genere, gli incontri nelle strutture pubbliche si svolgono con cadenza settimanale, durano un paio di mesi e sono gratuiti (salvo, in alcuni casi, il pagamento di un ticket). È consigliabile iscriversi con molto anticipo, anche se il corso si segue in genere nel terzo trimestre. I vantaggi dei corsi in gruppo sono numerosi: oltre a ottenere una preparazione pratica e teorica per il travaglio, il parto e i primi giorni di vita del bimbo, le future mamme hanno la possibilità di confrontarsi tra loro e di alleviare paure e ansie. Se il corso si svolge nell’ospedale dove si è scelto di far nascere il bimbo, si ha anche la possibilità di visitare in anticipo la sala parto e di conoscere le ostetriche che assisteranno durante il parto.

Come sono organizzati i corsi preparto?

I corsi sono articolati in lezioni teoriche e pratiche, sotto la guida delle ostetriche e con l’intervento delle altre figure professionali coinvolte (psicologi, ginecologi, neonatologi) per incontri a tema.

In cosa consistono le lezioni teoriche?

Le lezioni teoriche, a cui in genere possono partecipare anche i papà, comprendono informazioni su diversi argomenti. Possono vertere su:

  • la gravidanza e i cambiamenti che essa comporta: per esempio, si parla dei disturbi fisiologici (quindi naturali) della gestazione e delle soluzioni più indicate per risolverli;
  • il travaglio e il parto, con informazioni teoriche su come riconoscere i segnali del travaglio;
  • come superare al meglio la fatica delle contrazioni e delle spinte e sulle varie fasi del parto;
  • la cura del bambino, con informazioni che spaziano dall’allattamento al cambio del pannolino, dalla medicazione del cordone ombelicale ai piccoli disturbi più frequenti;
  • la formazione di una nuova famiglia, con particolare attenzione agli aspetti psicologici.

Come si svolgono le lezioni pratiche?

Le lezioni pratiche sono centrate sull’apprendimento delle tecniche che possono aiutare durante il travaglio e il parto. A questi incontri non sono sempre ammessi anche i papà, quindi occorre informarsi in anticipo. In genere, nella stessa “lezione” si eseguono esercizi dolci per:

  • mantenere efficiente la muscolatura (con particolare attenzione a quella coinvolta nel parto, ma anche per tonificare il corpo a livello generale);
  • prendere coscienza della respirazione;
  • apprendere le principali tecniche di rilassamento, utili per evitare rigidità che potrebbero rendere più difficoltoso il parto e per recuperare rapidamente le energie tra una contrazione e l’altra.

Che cosa si impara durante i corsi preparto?

ALL’INIZIO

Nei corsi si procede in maniera graduale e si impara inizialmente a prestare attenzione al modo di respirare, senza interferire in maniera cosciente. Durante diversi momenti della giornata, è sufficiente sdraiarsi o sedere con la schiena appoggiata a una parete (o al partner) e “ascoltare” il ritmo del respiro, magari posando le mani sull’addome o sul torace per percepire meglio i movimenti che si compiono durante la respirazione.

A METÀ CORSO

Dopo qualche lezione si può passare a intervenire in maniera cosciente sul respiro, per esempio contando mentalmente fino a 8 durante l’espirazione, poi facendo una pausa contando fino a 4, quindi inspirando contando ancora fino a 4. Il ritmo con cui si conta non è importante (si può anche contare solo fino a 3 durante la pausa e l’inspirazione, poi fino a 6 durante l’espirazione): ciò che conta è che l’espirazione duri sempre il doppio delle altre due fasi respiratorie.

VERSO IL TERMINE

Dopo altre lezioni, si è in grado di utilizzare diversi suoni durante l’espirazione, creando un “massaggio sonoro” benefico per sé e per il bimbo. Si utilizza spesso il suono “OM” (tratto dallo yoga) pronunciando la “O” e poi lasciando risuonare la “M” a bocca chiusa finché dura l’espirazione. Anche le vocali sono di aiuto, specialmente se pronunciate secondo la sequenza “u-o-a-e-i”, perché così massaggiano il corpo dal basso verso l’alto (il suono “u” risuona nel basso ventre, mentre le altre vocali risuonano più in alto, in progressione fino alla “i”, che risuona nella gola).

Le informazioni contenute in questo sito non intendono e non devono in alcun modo sostituire il rapporto diretto fra professionisti della salute e l’utente. È pertanto opportuno consultare sempre il proprio medico curante e/o specialisti.

Calcola le settimane di gravidanza

Calcola la data presunta del parto

Calcola il peso del feto

Calcola la lunghezza del feto

Scegli il nome del tuo bambino

Controlla i valori Beta HC

Gli Specialisti rispondono
Le domande della settimana

Bimbo di 9 mesi che si sveglia numerose volte ogni notte

23/01/2023 Gli Specialisti Rispondono di Dottoressa Roberta Levi

L'imperativo è "armarsi di pazienza" perché i risvegli notturni non si risolvono da un momento all'altro. Ci vogliono tempo e qualche trucco "da mamma".   »

Perché si parla di polipo “sospetto”?

17/01/2023 Gli Specialisti Rispondono di Dottoressa Elisa Valmori

Attraverso l'ecografia si può solo "sospettare" la presenza di un polipo all'interno dell'utero, ma per avere la certezza occorre effettuare altre indagini.   »

Integrazione di vitamina D: fino a che età è consigliata?

16/01/2023 Gli Specialisti Rispondono di Dottor Leo Venturelli

La decisione di continuare a somministrare al bambino la vitamina D anche dopo l'anno di vita va presa con l'aiuto del pediatra curante, che ben conosce i propri piccoli pazienti grazie ai controlli periodici.   »

Fai la tua domanda agli specialisti