Quando si fa l’episiotomia?

Paola Risi A cura di Paola Risi Pubblicato il 25/03/2022 Aggiornato il 25/03/2022

L’episiotomia viene effettuata a travaglio avviato per facilitare la nascita del bambino ed evitare lacerazioni spontanee alla mamma. Non è tuttavia una procedura di routine. Ecco quando si fa l’episiotomia

Quando si fa l’episiotomia?

L’episiotomia è un’incisione che in alcuni casi è necessario praticare nell’area perineale (compresa tra vagina e ano) durante la fase espulsiva del parto, quando cioè la dilatazione del collo dell’utero è completa e la donna inizia a spingere per far fuoriuscire il bebè.

Quando si fa l’episiotomia? Lo scopo è evitare il rischio di lacerazioni spontanee del tessuto del perineo: rispetto al taglio chirurgico, infatti, esse causano perdite di sangue più abbondanti, favoriscono la comparsa di infezioni e si cicatrizzano più lentamente. Inoltre, l’episiotomia può servire ad accelerare il passaggio del bebè, nel caso risulti troppo lento e possa associarsi a sofferenza fetale.

Come non sentire il dolore del parto?

L’esecuzione dell’episiotomia, che non comporta ulteriore dolore per la donna concentrata sulle spinte e le contrazioni dell’utero, viene preceduta da una leggera anestesia. Quindi si procede così: prima della fuoriuscita della testa del piccolo, quando l’area perineale appare ben tesa, l’ostetrica effettua il taglio dei tessuti vaginale, muscolare e perineale. Dopo che il bimbo è stato espulso e si è completato il secondamento (ovvero la fuoriuscita della placenta e dei residui fetali), l’incisione viene ricucita strato per strato tramite punti riassorbibili (non devono essere tolti). Attualmente, comunque, si tende a ridurre il ricorso all’episiotomia grazie all’intervento di ostetriche ben addestrate a “sostenere” il perineo per evitare il rischio di lacerazioni.

Quando l’episiotomia è necessaria?

Tra le indicazioni più frequenti all’esecuzione di un’episiotomia rientra la presentazione podalica del nascituro: se il bebè fuoriesce con i piedini o il sederino, infatti, il rischio di lacerazioni spontanee del tessuto perineale risulta più elevato.

Anche se il piccolo “fatica” a scendere nel canale del parto, magari a causa delle sue consistenti dimensioni, si pratica a scopo preventivo un’incisione del perineo per evitare che la tensione eccessiva possa determinarne la rottura.

L’episiotomia si effettua “di routine” quando il ginecologo decide di eseguire un parto strumentale per facilitare l’estrazione del bebè, utilizzando cioè strumenti specifici come il forcipe (una specie di pinza da pane da posizionare ai lati della testolina del bimbo) o la ventosa (una calotta da fargli aderire al capo): l’incisione in questi casi, oltre a ridurre il rischio ancora più alto di lacerazioni spontanee, serve proprio a facilitare l’applicazione degli strumenti.

Come curare la ferita dell’episotomia?

Nelle settimane che seguono il parto, se si è subita un’episiotomia, è importante seguire alcune norme igieniche per ridurre il rischio di infezioni o infiammazioni all’apparato genitale.

– lavare di frequente l’area del perineo con acqua tiepida in cui diluire un disinfettante specifico indicato dal ginecologo;

– cambiare spesso gli assorbenti (almeno ogni 2-3 ore) che nel post parto vengono usati per le lochiazioni (le perdite di sangue che durante le 6-8 settimane del puerperio accompagnano ridimensionamento e svuotamento dell’utero);

– indossare capi intimi in cotone ed evitare quelli in tessuti sintetici che favoriscono il ristagno di sudore e di conseguenza la proliferazione dei batteri, stimolando la comparsa di infezioni.

 

 

 

 
 
 

In sintesi

Come si chiama il taglio che fanno durante il parto?

L’episiotomia viene effettuata per allargare l’orifizio vaginale durante il parto e facilitare l’uscita della testa del bambino e prevenire lacerazioni spontanee dei tessuti della mamma, difficili da suturare e di lenta guarigione. L’episiotomia può essere di tre tipi: mediana o centrale, medio-laterale e laterale.

mediana. Si esegue con un taglio dritto nella zona perineale, tra la vagina e l’apertura anale, che si estende verso il retto senza raggiungerlo. Questo tipo di incisione, più facile da suturare rispetto alle altre, è meno dolorosa e associata a minor perdita di sangue. Presenta, però, una maggiore incidenza di lacerazioni estese che possono causare interessamento della regione anale fino allo sfintere, con conseguenti implicazioni sulla continenza fecale;

medio-laterale. In questo caso il taglio è obliquo, punta cioè verso a destra o a sinistra, verso la coscia. Questo tipo di episiotomia protegge l’ano da eventuali lacerazioni che, se si verificassero, punterebbero verso l’esterno. È, però, più dolorosa e soggetta a un maggior sanguinamento;

laterale. L’incisione è ancora più spostata lateralmente verso la coscia rispetto alla precedente. Provoca i dolori maggiori ed è anche la più lenta a guarire, per questo viene effettuata solo in rari casi di reale necessità (nel caso in cui, per esempio, il bimbo sia particolarmente grosso).

Cosa fare dopo l’episiotomia?

Per agevolare il processo di guarigione può essere utile collocare apposite salviettine perineali tra l’assorbente e la ferita. Per alleviare il fastidio dei punti, poi, si possono applicare impacchi di ghiaccio e una crema analgesica indicata dal ginecologo o dall’ostetrica. Se i punti sono molto fastidiosi, può essere d’aiuto sedersi su un salvagente o un anello di gomma. Dato che la ferita può bruciare al passaggio dell’urina, che è molto acida, può essere consigliabile versarvi dell’acqua tiepida mentre si fa pipì, diminuendo così l’acidità dell’urina e di conseguenza il bruciore.

 

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