Argomenti trattati
La fase attiva del travaglio avviene solitamente in ospedale e si riconosce per una serie di segnali fisici ed emotivi ben precisi.
Le contrazioni sono ormai più regolari e intense, durano 45-60 secondi e si susseguono ogni 3-5 minuti. Il collo (la parte inferiore) dell’utero si dilata fino a circa 8 cm di diametro, mentre il feto continua la sua discesa nel canale del parto.
Se il sacco amniotico (le membrane che avvolgono e proteggono il bimbo in utero) non si è ancora rotto, può accadere in questo momento spontaneamente; diversamente esso può essere rotto artificialmente con un apposito strumento.
Non c’è da preoccuparsi, perché si tratta di una procedura del tutto indolore: quello che la donna avverte è solamente la fuoriuscita di un fiotto di liquido tiepido.
Come riconoscere la fase attiva: i segnali
La fase attiva si riconosce per un netto cambiamento nell’intensità e nella frequenza dei sintomi fisici ed emotivi:
- contrazioni intense e regolari: si presentano ogni 3-5 minuti, durano 45-60 secondi e richiedono una tale concentrazione da rendere difficile parlare o camminare durante il picco
- pressione pelvica: si avverte una marcata sensazione di peso o spinta verso il basso, nella zona lombare o sulla vescica
- dolore irradiato: il dolore si sposta tipicamente dalla zona lombare verso il basso ventre
- perdite o rottura delle acque: può verificarsi la rottura spontanea delle membrane o la perdita di muco striato di sangue
- isolamento emotivo: la donna tende a chiudersi in un’intensa introspezione, focalizzandosi interamente sul proprio corpo.
Cos’è e come funziona la fase attiva
La fase attiva del travaglio avviene solitamente in ospedale. Il collo (la parte inferiore) dell’utero si dilata fino a circa 8 cm di diametro, mentre il feto continua la sua discesa nel canale del parto.
Ogni contrazione avrà un picco che rappresenta il 40-50 per cento della sua durata totale: così, per la futura mamma il tempo per riposare tra una contrazione e l’altra tende a ridursi.
Se il sacco amniotico (le membrane che avvolgono e proteggono il bimbo in utero) non si è ancora rotto spontaneamente insieme a perdite mucose striate di sangue, può accadere in questo momento; diversamente esso può essere rotto artificialmente con un apposito strumento.
Non c’è da preoccuparsi, perché si tratta di una procedura del tutto indolore: quello che la donna avverte è solamente la fuoriuscita di un fiotto di liquido tiepido.
Cosa accade in questa fase
Durante il travaglio è possibile che i progressi vengano intervallati da “passi indietro”, che, comunque, non devono scoraggiare la partoriente, in quanto sono assolutamente normali.
In alcuni casi, però, si possono verificare dei rallentamenti potenzialmente dannosi per la futura mamma o per il nascituro e, in questo caso, il ginecologo può decidere di intervenire con il “parto pilotato”.
Si definisce così il parto che si è avviato in maniera spontanea, ma in cui si rende necessario, a un certo punto, il ricorso ad appositi farmaci per regolarizzare il ritmo delle contrazioni, per esempio quando esse non sono abbastanza intense oppure sono troppo distanziate nel tempo l’una dall’altra.
I farmaci utilizzati sono a base di ossitocina, un ormone che stimola le contrazioni durante il parto, e possono essere somministrati per via endovenosa (cioè attraverso fleboclisi), in maniera continua, a dosaggio di volta in volta controllato dal ginecologo.
La mamma e il bambino vengono attentamente sorvegliati durante la somministrazione: i dosaggi dei farmaci, infatti, vengono regolati in base alla risposta individuale di ciascuna donna, “pilotando” appunto le varie fasi del parto. Le contrazioni possono in questo caso risultare un po’ più dolorose e “violente” del normale, ma i tempi del parto risultano decisamente accelerati.
Leggi anche cosa accade nella fase di transizione
Il ruolo dell’ostetrica
In questa fase emerge la figura dell’ostetrica che assumerà un ruolo prioritario nei successivi momenti del travaglio. Può essere rassicurante averla conosciuta in occasione dei corsi preparto o durante le visite effettuate per familiarizzare con l’ospedale.
La presenza del ginecologo, in questa fase, risulta indispensabile solamente in caso di complicazioni. I principali compiti dell’ostetrica sono:
- misurare la pressione arteriosa della futura mamma
- verificare le condizioni del piccolo con il monitoraggio cardiotocografico e attraverso l’osservazione del colore del liquido amniotico (una colorazione bruno-verdastra può rappresentare un segno di sofferenza fetale)
- valutare la posizione del feto attraverso la palpazione esterna e, periodicamente, la durata e l’intensità delle contrazioni
- eseguire, a intervalli regolari, un’ispezione interna per verificare i progressi del travaglio.
In breve
Durante la fase attiva le contrazioni si fanno regolari e intense, accompagnate da pressione pelvica, dolore lombare e una forte concentrazione emotiva. I tempi di riposo si riducono e la dilatazione uterina arriva fino a circa 8 cm. Mentre il feto scende nel canale del parto, il sacco amniotico può rompersi spontaneamente o essere rotto artificialmente dall’ostetrica. In questo periodo, solitamente gestito in ospedale, la progressione verso la nascita accelera richiedendo alla madre massimo impegno.

