Placenta previa accreta: cosa comporta e cosa fare

Alberta Mascherpa A cura di Alberta Mascherpa Pubblicato il 05/05/2026 Aggiornato il 05/05/2026

Si tratta di una condizione molto delicata che va monitorata con particolare attenzione dal momento che può provocare un'emorragia, anche molto importante, al momento del parto.

Placenta previa accreta: cosa comporta e cosa fare


La placenta accreta è una complicanza della gravidanza che si verifica quando la placenta cresce troppo profondamente nella parete uterina.

Si classifica, in base alla gravità, in:

  1. accreta, quando la placenta aderisce al muscolo
  2. increta quando invade lo spazio muscolare
  3. percreta, la condizione più grave con i villi che superano la parete uterina raggiungendo a volte gli organi adiacenti.

I principali fattori di rischio includono pregresse cicatrici uterine e la placenta previa. La diagnosi avviene prevalentemente con l’ecografia morfologica e una successiva conferma tramite un’ecografia transvaginale.

Se associata a placenta previa, la placenta accreta può dare sanguinamenti ma senza dolore, a partire dalla 20a settimana; in assenza di placenta previa, può restare silente fino al parto, causando un’emorragia anche importante per il mancato distacco dell’organo.

È importante stare a riposo, astenersi da sforzi e rapporti sessuali durante l’attesa fino al parto che viene programmato, con cesareo, tra 34ª36ª settimana. Nei casi più gravi si rende necessaria un’isterectomia che viene effettuata subito dopo il parto per prevenire emorragie anche potenzialmente letali.

Come accorgersene

La placenta accreta può essere del tutto asintomatica: difficile quindi accorgersene da sole. Si può rilevare la problematica tramite l’ecografia: il primo sospetto sorge spesso durante la morfologica, tra la 19a e la 21a settimana. Tuttavia, per esserne certi, il medico deve eseguire un’ecografia transvaginale, che permette di vedere con precisione millimetrica la posizione della placenta.

L’accretismo si associa spesso alla placenta previa, una condizione in cui la placenta si impianta nel segmento inferiore dell’utero, ostruendo parzialmente o totalmente il canale del parto. In questi casi è facile che si presenti un rischio di sanguinamento che diventa il sintomo principale che guida verso una diagnosi di placenta previa accreta. In genere le perdite iniziano a manifestarsi a partire dalla 20ª settimana di gestazione, tendendo a farsi più frequenti o intense man mano che ci si avvicina al termine della gravidanza o durante le prime fasi del travaglio.

Queste perdite presentano caratteristiche molto specifiche:

  • colore: il sangue è di un rosso vivo.
  • assenza di dolore: un aspetto fondamentale da tenere in considerazione è che il sanguinamento, nella maggior parte dei casi, non è accompagnato da dolore addominale o contrazioni.

L’entità dell’emorragia è strettamente legata al tipo di placenta previa riscontrata. Il flusso di sangue può essere più contenuto se la placenta previa è di tipo “marginale”, situata cioè solo in prossimità del canale del parto ma senza che questo ne sia ostruito mentre ci sono rischi di un’emorragia più grave qualora nei casi di placenta “totale” cioè quando l’organo chiude completamente il passaggio, rendendo necessario un intervento medico immediato.

Cosa comporta

Se la placenta è solo accreta e non è anche previa può succedere che non si abbiano sintomi e quindi che non ci siano sanguinamenti fino al momento del parto. In questa fase però il problema diventa importante perché a differenza di una placenta fisiologica che si stacca al momento del parto, la condizione di accretismo impedisce il distacco e questo causa un’emorragia che può essere anche molto importante con conseguenze gravi e potenzialmente letali per la donna.

Cosa fare

Nel momento in cui tramite l’ecografia si rileva la presenza di una placenta previa accreta è importante che la gestione della gravidanza avvenga con particolare attenzione così da tutelare la salute della mamma e del bambino, ovvero:

  • oltre ad essere scrupolosamente seguita da un ginecologo esperto in gravidanze a rischio, è bene che la futura mamma non si affatichi in nessun modo evitando sforzi fisici e astenendosi dai rapporti sessuali così da sollecitare il meno possibile l’utero
  • se si presenta un episodio di sanguinamento si prevede in genere un ricovero ospedaliero. Se il sanguinamento si ferma, di solito, si può tornare a casa. Viene prescritto però il riposo assoluto
  • anche senza che si presenti un sanguinamento, in caso di placenta previa accreta si prevede in genere un ricovero per il parto programmato tra la 34esima e la 36esima settimana di gravidanza procedendo con un cesareo per evitare che inizi un travaglio spontaneo che potrebbe portare a un’emorragia, anche grave. 

I medici possono decidere comunque due diversi approcci in base alla situazione:

  • se l’invasione dei villi è profonda oppure molto estesa si procede con il cesareo e subito dopo la nascita del piccolo con un’isterectomia cioè con la rimozione chirurgica dell’utero con la placenta ancora attaccata. Questo intervento si rende necessario per evitare che un tentativo di distacco della placenta comporti un’emorragia che può essere anche letale.
  • è possibile anche tentare di salvare l’utero soprattutto in prospettiva di una futura gravidanza lasciando in sede la placenta perché si assorba naturalmente o bloccandone l’afflusso di sangue tramite embolizzazione delle arterie uterine: si tratta di un percorso complesso con alti rischi di infezioni e sanguinamenti che va valutato con molto attenzione e che necessita di un attentissimo monitoraggio.

Cosa è la placenta accreta

La placenta, un organo temporaneo che si forma da zero durante la gravidanza, si attacca normalmente alla parte superiore, posteriore o laterale della parete uterina.

Se la placenta si posiziona invece troppo profondamente nella parete uterina si parla di placenta accreta che rappresenta una complicanza, piuttosto importante, della gravidanza. In questo caso infatti le “radici” della placenta, che vengono chiamati villi coriali, penetrano troppo in profondità fino a raggiungere la parete muscolare dell’utero, il miometrio.

Secondo le linee guida dell’ACOG (The American College of Obstetricians and Gynecologists), questa condizione di aderenza anomala viene classificata in tre livelli di gravità crescente, a seconda di quanto il tessuto placentare si è spinto oltre il limite di sicurezza:

  1. placenta accreta: è la forma che si riscontra con maggior frequenza. In questo caso, i villi sono strettamente “incollati” al muscolo dell’utero ma non lo attraversano. È come se la placenta avesse radici troppo superficiali per staccarsi da sola come succede fisiologicamente dopo il parto, pur senza che questo abbia danneggiato la struttura muscolare.
  2. placenta increta: la situazione è ancora più complessa dal momento che i villi coriali non si limitano ad appoggiarsi, ma invadono profondamente il miometrio, entrando nello spessore della parete muscolare dell’utero.
  3. placenta percreta: è la forma più severa ma fortunatamente la più rara dove i villi attraversano l’intero spessore della parete uterina, arrivando a fuoriuscire dall’organo. In alcuni casi, possono addirittura arrivare a intaccare gli organi vicini, come la vescica.

Le cause

Nonostante l’origine precisa della placenta accreta resti tuttora poco chiara, le ricerche evidenziano due elementi critici che aumentano le probabilità che si presenti:

  • placenta previa: tale anomalia risulta frequentemente correlata all’accretismo. Poiché la zona bassa dell’utero presenta una struttura meno robusta, essa agevola un’attaccatura eccessiva e patologica dei villi coriali
  • precedenti operazioni all’utero: cicatrici derivanti, per esempio, da parti cesarei danneggiano l’endometrio. La mancanza di pareti integre in tali punti favorisce un radicamento della placenta irregolare e in profondità.

Foto Mart Protuction by Pexels

 
 
 

In breve

La placenta accreta è una grave condizione della gravidanza, spesso causata da pregresse cicatrici o placenta previa. Si diagnostica con un’ecografia e va monitorata con attenzione prevendendo un cesareo, e se necessaria un’isterectomia, dal momento che può causare emorragie anche potenzialmente letali.

 

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