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La ricostruzione unghie e lo smalto semipermanente in gravidanza non hanno particolari divieti.
Sono infatti sicuri per il feto: la lamina ungueale è impermeabile e impedisce l’assorbimento ematico di sostanze chimiche. Tuttavia, è opportuno adottare alcune precauzioni fondamentali per la ricostruzione unghie in gravidanza.
È essenziale innanzitutto rivolgersi a centri professionali che assicurino elevati standard di igiene, come la sterilizzazione degli strumenti in autoclave, per evitare infezioni batteriche, micosi e possibili epatiti.
In attesa è preferibile l’uso del gel rispetto all’acrilico, sia per via degli odori meno intensi così da evitare nausee sia per la rimozione più rapida e rispettosa dell’unghia. I locali devono comunque essere ben aerati: indossare una mascherina per evitare i vapori e le polveri da limatura può essere utile, soprattutto se si è soggette a nausee gravidiche.
Per legge è vietato l’impiego di gel e semipermanenti che contengano sostanze tossiche come TPO e DMTA: verificare che queste sostanze non siano presenti leggendo l’INCI sull’etichetta rappresenta una precauzione in più da adottare in una fase così delicata.
Dalla 37ª settimana, infine, smalti e ricostruzioni vanno del tutto eliminati: lo strato di gel e i pigmenti ostacolano il lavoro del saturimetro durante il parto e nascondono il naturale colore dell’unghia, fondamentale per le valutazioni mediche.
È pericolosa per il bambino?
Va tenuto presente innanzitutto che la lamina ungueale, costituita da cheratina, è praticamente impermeabile: attraverso l’unghia non può quindi avvenire alcun assorbimento di sostanze chimiche che possano passare nel circolo sanguigno.
Tutto quanto viene utilizzato per la ricostruzione delle unghie non presenta quindi alcun rischio di “contaminazione” del feto. Tradotto in pratica, questo significa che la ricostruzione delle unghie in gravidanza non è vietata.
Richiede però alcune attenzioni che, per altro, sono basilari anche al di fuori dei nove mesi. La prima è quella di fare attenzione alla professionista a cui ci si rivolge, scegliendo per la ricostruzione centri qualificati che garantiscano elevati standard di igiene.
L’uso improprio di limette, forbicine e spingipelle, strumenti necessari non solo per la manicure ma anche per la ricostruzione, può infatti causare microlesioni della cute, creando un punto di ingresso per batteri e funghi con il conseguente rischio di infezioni e micosi.
L’impiego di attrezzi non adeguatamente igienizzati, situazione che può verificarsi in contesti poco qualificati, può inoltre rappresentare un veicolo di trasmissione per patologie più gravi come l’epatite.
Per garantire la massima sicurezza, è opportuno quindi verificare con cura che la struttura utilizzi strumenti sterilizzati in autoclave e imbustati singolarmente. Qualora sussistano dubbi sul livello di igiene del salone, è consigliabile portare con sé il proprio kit personale, avendo cura di disinfettarlo scrupolosamente con dell’alcool sia prima sia dopo l’uso.
Gel, acrilico e semipermanente: quali tecniche sono sicure?
Gel e acrilico rappresentano due diverse tipologie di prodotto che possono essere utilizzate per la ricostruzione delle unghie. Si tratta in entrambi i casi di sostanze di origine chimica che le onicotecniche, le figure professionali che si occupano della cura e dell’estetica delle unghie, possono scegliere in base alla tipologia di unghia su cui devono lavorare e alle abitudini quotidiane della persona: l’acrilico garantisce infatti una maggior resistenza meccanica rispetto al gel e risulta quindi più adatto alle donne che fanno lavori dove le unghie sono sottoposte a continui traumi.
Al di là delle questioni di ordine tecnico che portano un’onicotecnica a prediligere un prodotto rispetto a un altro, quello che conta nel caso di una ricostruzione unghie in gravidanza è l’odore emesso dai prodotti che durante l’attesa può provocare un forte senso di nausea e fastidio.
Mentre il gel è pressoché inodore, l’acrilico presenta un odore intenso e penetrante, tanto da richiedere sistemi di aspirazione dedicati durante la seduta.
Per questo motivo è sempre opportuno far presente all’onicotecnica di essere in attesa, soprattutto nei primi mesi quando la gravidanza non è ancora chiaramente visibile.
Questo suggerirà in genere alla professionista l’uso del gel che presenta per altro un ulteriore vantaggio nella fase di rimozione durante la quale si procede prima con una limatura iniziale e poi con l’utilizzo dell’acetone o di un solvente specifico.
L’acetone è un’altra sostanza dall’odore forte che potrebbe scatenare la nausea: il passaggio con l’acetone è molto più rapido quando si rimuove il gel rispetto all’acrilico che richiede invece un tempo di posa del solvente decisamente più prolungato.
Il semipermanente (chiamato anche gel polish) non serve a ricostruire le unghie ma solo a colorarle: si stende infatti come uno smalto classico, ma indurisce sotto la lampada UV o LED; l’azione di polimerizzazione che si produce offre un risultato colore brillante che resiste senza scheggiarsi per 2-3 settimane.
Al pari della ricostruzione unghie in gravidanza, anche il semipermanente non è vietato a patto che venga eseguito in centri seri che impieghino smalti a norma di legge, strumenti sterilizzati e personale qualificato. Va tenuto presente però lo smalto semipermanente richiede un processo lungo e laborioso per la rimozione: se le unghie sono già fragili, come a volte può succedere in gravidanza, l’uso di frese e di solventi in genere piuttosto aggressivi può rovinarle ancora di più.
Gli ingredienti da evitare nei prodotti per unghie
La normativa europea in materia di cosmetici è tra le più severe al mondo. Per questo, dopo aver vietato i glitter microplastici nel 2023, dal 1° settembre 2025 l’Unione Europea ha proibito l’uso di due sostanze in genere presenti negli smalti semipermanenti e nei gel da ricostruzione:
- TPO (Trimethylbenzoyl Diphenylphosphine Oxide)
- DMTA (Dimethyltolylamine)
Entrambe queste sostanze sono considerate, in base alle evidenze scientifiche, tossiche per la salute umana e con possibili effetti nocivi sulle capacità riproduttive. I prodotti che le contengono non possono più essere commercializzati né utilizzati per legge.
Rimane quindi valida la raccomandazione di rivolgersi sempre, e in gravidanza in modo particolare, a centri seri e strutturati che garantiscano il pieno rispetto della normativa vigente. In ogni caso non bisogna mai aver timore di chiedere informazioni sui prodotti utilizzati, facendosi eventualmente mostrare l’etichetta per verificare che nell’INCI, l’elenco degli ingredienti riportato in etichetta, non figurino TPO e DMTA.
E se si applica lo smalto a casa? È meglio indirizzarsi verso le formule più sicure che escludano non solo TPO e DMTA, ma anche altre sostanze di cui si discute il potenziale impatto sulla salute, come toluene, ftalati e formaldeide.
Per un’indicazione pratica al momento dell’acquisto, è consigliabile scegliere smalti che riportino in etichetta le diciture “5-free”, “7-free” o “10-free”, ovvero del tutto privi di queste sostanze potenzialmente dannose o irritanti.
Vapori e polveri: come proteggersi durante l’applicazione
I prodotti utilizzati per la ricostruzione e per il semipermanente, come i primer preparatori, gli smalti e i solventi, hanno una base chimica ed emettono di conseguenza vapori più o meno intensi che vengono inevitabilmente inalati. In gravidanza occorre prestare la massima attenzione e adottare tutte le precauzioni possibili per tutelare il benessere della futura mamma e del nascituro.
È importante quindi scegliere ambienti professionali che offrano una corretta aerazione e ricambio d’aria nei locali, in modo da ridurre al minimo la concentrazione di vapori e polveri di limatura. Può rivelarsi molto utile anche indossare una mascherina protettiva (come una FFP2) durante l’intera seduta.
Perché bisogna togliere la ricostruzione prima del parto
Dalla 37a settimana di gestazione, in prossimità quindi della data presunta del parto, sia il semipermanente sia la ricostruzione in gel o acrilico (così come del resto lo smalto tradizionale) vanno del tutto accantonati e rimossi.
La ragione principale è di natura medica: durante il travaglio, il parto o un eventuale taglio cesareo d’urgenza, viene applicato sul dito della paziente il saturimetro, un piccolo dispositivo fondamentale che misura la saturazione di ossigeno nel sangue. Pigmenti scuri, decorazioni, gel e strati di smalto molto spessi finiscono per ostacolare il raggio di luce ad infrarossi del sensore, alterando la corretta lettura dei dati vitali.
Non bisogna poi dimenticare che l’aspetto naturale dell’unghia, le sue sfumature di colore e l’eventuale presenza di macchie sul letto ungueale rappresentano indicatori clinici preziosi dello stato di salute generale: al momento del ricovero in ospedale è fondamentale che i medici e gli anestesisti possano valutarle liberamente per monitorare la circolazione e lo stato della partoriente.
In breve
Ricostruzione e semipermanente non sono vietati in gravidanza dal momento che le sostanze chimiche non attraversano la lamina ungueale e non raggiungono il feto. Occorre però prestare attenzione ad affidarsi esclusivamente a centri estetici qualificati che garantiscano massimi standard di igiene e l’uso di prodotti a norma, privi di sostanze nocive. Dalla 37ª settimana di gravidanza ogni tipo di smalto o copertura va completamente rimosso dall’unghia per non interferire con le rilevazioni del saturimetro e con i controlli medici al momento del parto.

