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Avere il collo dell’utero accorciato in gravidanza è una condizione che richiede il monitoraggio del ginecologo e alcuni interventi, anche nello stile di vita.
La cervice accorciata può indicare infatti una difficoltà a sostenere il peso dell’utero, con il feto e il sacco amniotico, che aumenta sempre più con il passare delle settimane.
Se il collo dell’utero si accorcia troppo presto, può essere necessario intervenire per aumentare la sua capacità di sostegno ed evitare un travaglio prematuro.
Perché si verifica
È normale che la cervice uterina si accorci e, in seguito, si dilati nelle ultime settimane di gravidanza o qualche giorno prima del travaglio. Avviene naturalmente, sotto l’influsso degli ormoni e delle contrazioni preparatorie, in vista del parto.
È però un problema quando questo avviene in epoca gestazionale troppo precoce. Le cause e i fattori di rischio dell’accorciamento possono essere diversi:
- caratteristiche personali della donna, che ha il collo dell’utero particolarmente morbido e cedevole. In questo caso si parla di incompetenza della cervice uterina o di collo dell’utero beante
- trattamenti effettuati sulla cervice uterina prima della gravidanza, per esempio conizzazione. Si tratta della rimozione di una porzione di tessuto del collo dell’utero, a forma di cono appunto, per rimuovere una lesione potenzialmente pericolosa e quindi prevenire forme tumorali
- gravidanze gemellari o multiple, perché l’aver avuto già diverse gestazioni può indebolire la struttura del collo dell’utero e quindi favorirne l’accorciamento
- infezioni urinarie o vaginali non trattate adeguatamente, quindi ripetute o recidive, possono indebolire il tessuto che costituisce la cervice uterina
- comparsa, in un parto precedente, di prolasso uterino, ossia della discesa dell’utero in basso, verso la cervice. Può succedere a causa di diversi parti naturali che indeboliscono la tenuta dei tessuti.
Si parla di collo dell’utero accorciato quando la diagnosi avviene prima della 24a settimana di gravidanza e la cervice uterina è più corta di 25 millimetri.
Sintomi e come accorgersene
A volte, il collo dell’utero accorciato è completamente asintomatico: la donna non avverte disturbi particolari e la diagnosi avviene durante la visita ginecologica.
Il medico si accorge che la cervice uterina è più corta e più cedevole, quindi effettua una ecografia transvaginale con cervicometria che permette appunto di verificare se il collo dell’utero è effettivamente accorciato e di misurarne la lunghezza. In altri casi, compaiono sintomi come:
- senso di pesantezza in zona pelvica
- dolore alla schiena
- dolori addominali
- comparsa di contrazioni precoci.
Se si notano questi segnali, è opportuno contattare il proprio ginecologo per effettuare un controllo.
Rimedi
I rimedi in caso di collo dell’utero accorciato in gravidanza dipendono dal periodo in cui è avvenuta la diagnosi. In qualsiasi fase della gravidanza si trovi la donna, è opportuno che riposi il più possibile, evitando di portare pesi e di svolgere lavori pesanti.
Le attività fisicamente impegnative comportano infatti uno sforzo sui muscoli addominali e pelvici.
1) Il cerchiaggio
Se la diagnosi di accorciamento del collo dell’utero avviene nel primo trimestre, solitamente si effettua un cerchiaggio.
Si tratta di un intervento poco invasivo e ben sopportato, nella maggior parte dei casi senza complicanze soprattutto se viene pianificato e non eseguito i condizioni di emergenza (per esempio, perché la donna è soggetta a intense contrazioni).
Ha una durata di circa mezz’ora ed è effettuato dal ginecologo. Si esegue solitamente per via transvaginale e consiste nella applicazione si una sorta di fettuccia in materiale anallergico, sulla mucosa laterale della cervice uterina.
L’obiettivo è aumentare la capacità del collo dell’utero di sostenere il peso dell’utero stesso con il feto e il sacco amniotico. Il cerchiaggio viene poi rimosso intorno alla 36a settimana oppure se inizia il travaglio di parto.
2) Il gel al progesterone
Se, invece, la diagnosi di collo dell’utero accorciato in gravidanza avviene più avanti, nel secondo le Linee guida per la gestione del parto pretermine il ginecologo prescrive l’applicazione di gel oppure ovuli vaginali a base di progesterone 90-100 mg, solitamente la sera.
La cura va continuata fino alla 36a settimana di gestazione o secondo indicazione del proprio ginecologo.
Il ginecologo inoltre talvolta consiglia di evitare i rapporti sessuali, perché la penetrazione e l’orgasmo potrebbero innescare le contrazioni uterine.
Quali rischi si corrono
Se non si interviene in caso di collo dell’utero accorciato in gravidanza, i rischi sono due, molto seri, a seconda dell’età gestazionale.
Prima della 24a settimana, esiste la possibilità di un aborto spontaneo. In questo periodo infatti il feto è ancora troppo prematuro e il suo organismo non è pronto ad affrontare la vita al di fuori dell’utero materno.
Dopo questo periodo, la donna può andare incontro a un parto pretermine, in cui il bambino ha necessità di restare in ospedale per ricevere trattamenti di supporto, soprattutto per permettere al sistema nervoso e respiratorio di completare il proprio sviluppo.
La gravidanza resta quindi a rischio ed è importante cercare di mantenere il feto nell’utero materno il più possibile.
Un’altra conseguenza dell’accorciamento del collo dell’utero, in particolare quando è dovuto a beanza, è il funnelling, una condizione per cui la cervice assume una particolare conformazione prima a Y e quindi a U, predisponendo a un parto prematuro.
Per questo motivo, è bene ricordare l’importanza delle visite periodiche in gravidanza. Ogni disturbo va segnalato tempestivamente al proprio ginecologo anche se la visita è stata effettuata da poco.
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In breve
Il collo dell’utero accorciato può essere legato a condizioni personali di beanza della cervice, gravidanza multiple, interventi. Il ginecologo dopo la diagnosi può prescrivere l’applicazione di progesterone in vagina, oppure effettuare un cerchiaggio.

