Ipotiroidismo in gravidanza: che cos’è?

L’ipotiroidismo in gravidanza comporta una serie di problemi, per questo va correttamente inquadrato e gestito con l’aiuto del ginecologo. E, soprattutto, prevenuto consumando più iodio

L’ipotiroidismo in gravidanza va gestito correttamente. Si tratta della malattia della tiroide più frequente, che colpisce oltre 5 milioni di italiani e le donne sono 10 volte più colpite rispetto agli uomini. Che fare nei nove mesi?

Una centralina fondamentale

La tiroide svolge una serie di funzioni vitali per l’organismo, come la regolazione del metabolismo, il controllo del ritmo cardiaco, lo sviluppo del sistema nervoso, l’accrescimento corporeo, la forza muscolare. Per il ruolo di “centralina”, quando questa ghiandola non funziona correttamente, tutto il corpo ne risente.

Dalla stanchezza al gonfiore

I sintomi di una scarsa funzionalità della ghiandola possono essere così sfumati e generici, che difficilmente si riesce a ricondurli a una patologia: alterazioni del tono dell’umore, difficoltà di concentrazione, palpitazioni, nervosismo, insonnia, scarsa capacità di tollerare il freddo, gonfiore, secchezza di pelle e capelli. Questa condizione determina una sensazione di stanchezza continua che non sparisce neanche con il riposo.

Attenzione al primo trimestre

L’ipotiroidismo in gravidanza non è da sottovalutare. La gestazione infatti mette a dura prova la funzionalità tiroidea: il fabbisogno di iodio (minerali necessario alla tiroide per funzionare bene) aumenta poiché la sua eliminazione urinaria è più alta, sotto l’azione degli ormoni femminili della gravidanza. Il primo trimestre è un momento fondamentale, durante il quale ha luogo l’organogenesi, cioè la formazione degli organi, tra i quali l’encefalo.

Gravi conseguenze per il feto

Tutti questi processi non possono realizzarsi in assenza di ormoni tiroidei e, durante questa fase, il feto sprovvisto di una tiroide, dipende strettamente dalla funzione di quella materna. Poiché la tiroide ha bisogno di iodio per formare gli ormoni tiroidei, una forte iodiocarenza da parte della futura mamma, dunque, può arrivare a determinare fenomeni gravissimi, come la morte del feto in utero, cretinismo neurologico e ipotiroidismo congenito.

Screening di routine

Quest’ultima patologia rappresentava la prima causa di ritardo mentale nel nostro Paese prima dell’introduzione dello screening neonatale, grazie al quale è oggi possibile eseguire diagnosi e trattamenti precoci. Per questo l’ipotiroidismo in gravidanza va gestito correttamente.

Prezioso iodio

Lo iodio, in natura, è presente soprattutto nelle alghe e in altri alimenti di origine marina (nei crostacei e nel pesce). Dal 2005 in Italia è stata approvata una legge secondo la quale deve essere favorito l’uso del sale arricchito di iodio. Dai dati raccolti nell’ultimo sondaggio condotto nel 2013, tuttavia, risulta che meno del 54% delle famiglie italiane consuma abitualmente sale iodato. I dati dimostrano però che la percentuale di sale iodato venduto nella grande distribuzione nel 2016 ha superato il 60% (prima dell’approvazione della legge era solo del 30%).

 

 

 
 
 

Da sapere

 

SEMPRE SALE IODATO

Poiché i sintomi dell’ipotiroidismo sono spesso sfumati, è fondamentale assicurarsi un giusto quantitativo di iodio che fa funzionare bene la tiroide. Tanto più in gravidanza. E la forma più semplice è abituarsi a usare il sale iodato.

 

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