Autismo: favorito da una carenza di vitamina D in gravidanza?

Redazione A cura di “La Redazione” Pubblicato il 18/11/2019 Aggiornato il 19/11/2019

Negli ultimi anni la vitamina D è stata oggetto di numerosi studi, che ne hanno dimostrato l’importanza per la salute dell’organismo, a diversi livelli. Addirittura sembra che questa sostanza possa avere un ruolo nella prevenzione dell’autismo. Ecco perché

Autismo: favorito da una carenza di vitamina D in gravidanza?

Se la futura mamma durante la gravidanza presenta una carenza di vitamina D, il bambino potrebbe avere un rischio aumentato di sviluppare autismo.  A suggerirlo è uno studio internazionale, condotto da un team di esperti del Brain Institute dell’University of Queensland in Australia e dell’Erasmus Medical Centre in Olanda, secondo cui una carenza di vitamina D durante la gravidanza potrebbe aumentare il rischio di autismo nei primi anni di vita.

Una sostanza benefica non solo per le ossa

La vitamina D è conosciuta e apprezzata soprattutto per la sua capacità di favorire l’assorbimento intestinale del calcio e del fosforo, minerali essenziali per la robustezza dell’osso. In realtà, l’irrobustimento dello scheletro è solo uno dei numerosi effetti benefici svolti da questa sostanza. La vitamina D è indispensabile anche per regolare il ritmo circadiano di sonno-veglia, per mantenere efficienti le difese immunitarie, per stimolare l’apparato cardiocircolatorio e per mantenere in equilibrio il sistema nervoso. Alcuni studi suggeriscono un ruolo importante anche nelle malattie croniche, come l’asma, la sclerosi multipla, l’Alzheimer e addirittura nei tumori. Ora questa nuova scoperta apre nuovi scenari.

Dalla gravidanza ai primi anni di vita

Lo studio ha coinvolto un gruppo di donne incinta, seguite per tutta la durata della gravidanza e per alcuni anni dopo il parto. Gli autori hanno monitorato prima le condizioni delle future mamme durante i nove mesi di attesa e poi la salute psicofisica dei loro bimbi nei primi anni di vita. Lo scopo era capire se esisteva una qualche correlazione fra autismo nei bambini e stato di salute delle loro mamme nel corso della gestazione.

Attenzione al quinto mese

Analizzando i risultati, gli studiosi si sono resi conto che, all’età di sei anni, i bimbi nati da donne che intorno alla 20esima settimana di gravidanza avevano livelli di vitamina D inferiori a 24 nmol/L (nanomoli per litro) presentavano un rischio maggiore di sviluppare autismo. Alla 20esima settimana, infatti, il livello di vitamina D deve essere buono per evitare problemi al feto.

Più vitamina D

“Questo studio offre ulteriori evidenze che bassi livelli di vitamina D sono associati con disturbi dello sviluppo neurologico” hanno affermato gli autori. Anche se serviranno ulteriori indagini, quanto scoperto è già sufficiente per suggerire alle donne incinta di introdurre la corretta quantità di vitamina D.

Anche con la dieta

Con alcuni alimenti è possibile assumere vitamina D anche se in modo non sufficiente a raggiungere il fabbisogno. Occorre prediligere gli alimenti di origine animale come pesce, latte e uova o alimenti fortificati (da controllare bene l’aggiunta di vitamina D in etichetta).

 

In breve

VIA LIBERA AL SOLE
Il modo migliore per assicurare all’organismo una dose sufficiente di vitamina D è tramite l’esposizione ai raggi Uv, ovviamente con tutte le precauzioni del caso. Nei nove mesi 20-30 minuti di esposizione giornaliera di viso e braccia sono sufficienti per assicurare una buona sintesi di vitamina D. In determinati casi, per esempio in presenza di gravidanze a rischio che costringono a stare a letto al chiuso, il medico può prescrivere integratori di vitamina D.

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