I disturbi più comuni nel 2° trimestre di gravidanza

Dottor Claudio Ivan Brambilla
A cura di Dottor Claudio Ivan Brambilla
Pubblicato il 12/01/2015 Aggiornato il 02/10/2018

Questa fase della gravidanza può essere accompagnata da una serie di disturbi. Non è il caso di preoccuparsi perché, quasi sempre, si tratta di situazioni passeggere. A volte, però, possono essere la spia di problemi più seri. Per questo vanno sempre riferiti al ginecologo

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Bruciori di stomaco

In genere, a partire dal quarto mese di gravidanza la nausea e il vomito si attenuano nella futura mamma, lasciando il posto ai bruciori di stomaco (o pirosi gastrica). L’organismo della gestante, infatti, produce una grande quantità di ormoni, soprattutto estrogeni e progesterone, che hanno un’azione rilassante su tutta la muscolatura liscia dell’organismo, compresa quella dell’apparato digerente. Di conseguenza, il cibo attraversa più lentamente quest’organo, in modo da consentire un migliore assorbimento dei vari nutrienti, ma questo rallentamento comporta anche un maggiore contatto dei succhi gastrici con lo stomaco: la mucosa (ossia il tessuto di rivestimento interno) di quest’organo, quindi, può essere aggredita con maggiore facilità. Nei mesi successivi, poi, il disturbo sarà aggravato dal progressivo ingrossamento dell’utero, che determina la risalita dallo stomaco verso l’esofago del cibo e dei succhi gastrici (reflusso gastroesofageo), provocando una sensazione di bruciore.

Che cosa fare

  1. Mangiare poco e spesso: limitando la quantità di cibo introdotta, si riduce di conseguenza anche la produzione degli acidi secreti dallo stomaco per attivare i processi digestivi.
  2. Evitare i cibi di difficile digestione, come gli alimenti grassi, fritti o molto conditi.
  3. Bere un po’ di latte al bisogno: grazie alla sua composizione, è utile per alleviare i bruciori di stomaco.
  4. Bandire alcolici e fumo: oltre a essere sconsigliati per tutta la gravidanza, in quanto hanno effetti negativi sul feto in formazione, l’alcol e le sigarette risultano irritanti per la mucosa (il tessuto di rivestimento interno) dello stomaco.
  5. Farsi prescrivere un antiacido, se il disturbo è molto forte e non si risolve stando attenti a tavola. Sarà il medico o il ginecologo a valutare, in base all’entità del problema, il farmaco adatto.

Prurito

In gravidanza può comparire un prurito diffuso, come conseguenza della tensione cui è sottoposta la pelle della gestante nel corso dei nove mesi. In particolare, la zona dell’addome subisce un notevole stiramento, soprattutto a partire da questo mese: è possibile, quindi, avvertire sul corpo un fastidioso prurito. In genere, tende a localizzarsi sul pancione, ma può estendersi anche ad altre zone del corpo, come le cosce e il seno.

Che cosa fare

  1. Evitare di grattarsi: anche se il prurito è forte, è meglio resistere alla tentazione di grattarsi perché le unghie possono provocare lesioni sulla pelle e favorire le infezioni.
  2. Mantenere la pelle idratata, utilizzando creme e oli emollienti per rendere la cute più elastica e ridurre la sensazione di tensione.
  3. Preferire capi in fibre naturali per la biancheria intima: i tessuti sintetici, facendo aumentare la sudorazione, potrebbero incrementare la sensazione di prurito.

Il rimedio dolce
È possibile alleviare il disturbo con i rimedi naturali, omeopatici o fitoterapici, a base di erbe calmanti come la valeriana, la passiflora e la camomilla. Sono indicati anche bagni serali in acqua tiepida, in cui diluire un cucchiaio di amido o di estratti di avena sativa, che svolgono un’azione lenitiva e calmante. Dopo il bagno si può cospargere il corpo, o le zone che danno maggiore prurito, di talco mentolato che ha proprietà rinfrescanti.

Emorroidi

Si tratta di un problema che può fare la sua comparsa a partire da questo mese, soprattutto nelle donne che già ne soffrivano prima della gravidanza. Il problema consiste nella dilatazione delle vene della zona dell’ano e del retto (il tratto finale dell’intestino). Le cause scatenanti possono essere diverse: in primo luogo l’aumento degli ormoni (in particolare, del progesterone), che agisce su tutta la muscolatura liscia dell’organismo, determina una dilatazione della parete delle vene e il ristagno del sangue nei vasi sanguigni. In secondo luogo, l’incremento del volume di sangue in circolo provoca un’ulteriore dilatazione delle vene, le cui pareti subiscono una pressione maggiore. Infine, anche la stitichezza, tipica della gravidanza, può contribuire alla formazione delle emorroidi o farle peggiorare, in quanto determina un maggiore sforzo durante la defecazione.

Che cosa fare

  1. Prevenire il problema contrastando la stitichezza: a questo scopo è consigliabile bere almeno un litro e mezzo di acqua al giorno e consumare diverse porzioni di verdura e frutta, ricche di fibre che favoriscono il transito intestinale. Occorre evitare anche i cibi piccanti, che possono infiammare l’intestino e far peggiorare le emorroidi.
  2. Praticare frequenti sciacqui con acqua fresca o tiepida sulla zona infiammata, per alleviare il fastidio delle emorroidi una volta che si sono presentate. L’acqua fresca ha un effetto antidolorifico e procura un’immediata sensazione di sollievo.
  3. Consultare il medico: se il disturbo è particolarmente intenso, potrà suggerire il ricorso a farmaci specifici, tenendo conto anche dello stato di gravidanza.

Gambe pesanti

Intorno a quest’epoca della gravidanza può succedere più facilmente che le gambe diventino dolenti, gonfie e pesanti. Questa sensazione è dovuta alla stasi venosa: il sangue cioè fa più fatica a risalire dalle parti periferiche verso il cuore e tende a ristagnare all’interno delle vene, le cui pareti cedono e si rilassano. Quando la circolazione sanguigna rallenta, però, subentra un circolo vizioso: maggiore è la stasi venosa, infatti, maggiore risulta lo sfiancamento (cioè l’indebolimento e la dilatazione) delle pareti delle vene e, quindi, sempre più lenta è la risalita del sangue verso il cuore. Si può arrivare così all’insufficienza venosa, una malattia delle gambe caratterizzata da senso di pesantezza, gonfiori, capillari dilatati (riconoscibili come segni rosso-bluastri) e spesso vene varicose (vene visibili e in rilievo).

Che cosa fare

  • Dormire con le gambe sollevate: è sufficiente infilare un cuscino sotto il materasso all’altezza dei piedi per favorire il ritorno del sangue verso il cuore.
  • Evitare le posizioni sbagliate, come tenere le gambe accavallate da sedute (in questa posizione, infatti, si comprimono le vene, ostacolando la circolazione) o stare a lungo in piedi.
  • Fare qualche esercizio di ginnastica: molto utile per la circolazione è, per esempio, fare lunghe passeggiate ogni giorno o, sdraiata su un tappetino, eseguire il movimento della bicicletta. Un esercizio indicato per chi sta a lungo in piedi è alzarsi sulle punte e molleggiare per qualche secondo, riappoggiando poi la pianta del piede sul pavimento.

Un sollievo dalle creme

Per un’immediata sensazione di leggerezza e freschezza, la futura mamma può fare ricorso ai prodotti antifatica. Si tratta di specifiche creme o gel (talvolta anche spray) da applicare sulle gambe con un leggero massaggio ogni volta che si avverte stanchezza agli arti inferiori. Possono essere utilizzati anche durante la gravidanza perché sono preparati con principi attivi naturali che aiutano a ritrovare la leggerezza senza disturbare il feto nel pancione. Vanno spalmati su tutta la gamba, dal piede alla coscia, praticando un massaggio per rendere più efficace il trattamento.

Pressione bassa

Per ipotensione o pressione bassa si intendono valori inferiori a quelli ritenuti nella norma, che sono compresi tra 70 mmHg (millimetri di mercurio) e 90 mmHg per la minima e tra 120 mmHg e 140 mmHg per la massima. Durante la gravidanza, tuttavia, è normale soffrire di abbassamenti di pressione, tanto che questo valore viene tenuto sotto controllo in occasione delle visite periodiche dal ginecologo. Nel secondo trimestre, in particolare, i vasi sanguigni si dilatano a causa sia dell’elevato livello degli ormoni della gravidanza (estrogeni e progesterone) sia della produzione di calore da parte del feto. Questa dilatazione dei vasi fa incontrare meno resistenza al sangue e lo fa scorrere con più facilità, determinando un ulteriore abbassamento della pressione, che si manifesta con capogiri e, talvolta, svenimenti.

Che cosa fare

  1. Consumare cibi ricchi di potassio, un minerale fondamentale per mantenere regolare la pressione. Ne sono particolarmente ricchi i kiwi, le pesche, i pomodori, le albicocche, le banane e le patate.
  2. Sedersi e respirare profondamente quando ci si sente affaticate o si ha la sensazione di svenire. Può essere d’aiuto anche mangiare una caramella o succhiare una liquirizia (che ha l’effetto di alzare la pressione) oppure bere un bicchiere di acqua zuccherata.
  3. Evitare di soggiornare in ambienti molto caldi, in quanto possono favorire un abbassamento ulteriore della pressione. Per lo stesso motivo, in gravidanza non sono indicati i bagni troppo caldi e le saune.

 

Il rimedio dolce
Per contrastare la pressione bassa, è possibile ricorrere anche all’aiuto delle erbe. In particolare, può essere di beneficio l’utilizzo del macerato glicerinato di Quercus peduncolata (ossia la quercia): occorre diluirne 50 gocce in poca acqua da bere al mattino a digiuno. Altri rimedi, come il Ginseng e l’Eleuterococco, in genere consigliati per questo problema, non sono invece adatti durante la gravidanza.

Anemia

La futura mamma può soffrire facilmente di una forma di anemia, detta sideropenica, dovuta a una carenza di ferro. Questo minerale è necessario alla formazione dell’emoglobina, una proteina contenuta nei globuli rossi che ha il compito di trasportare l’ossigeno ai vari tessuti dell’organismo. Durante la gravidanza, però, servono maggiori quantità di ferro (il fabbisogno aumenta di circa 10 mg al giorno rispetto alle normali necessità), per far fronte anche alle richieste del feto. Di conseguenza, si può avere un abbassamento dell’emoglobina nel sangue, facilmente evidenziabile attraverso un prelievo (detto emocromocitometrico). Il disturbo, che si manifesta con pallore, debolezza e spossatezza, è accentuato dal fatto che in gravidanza può verificarsi una diminuzione della concentrazione di emoglobina nel sangue, che risulta più diluita a causa dell’aumento di volume del sangue in circolo.

Che cosa fare

  1. Consumare ogni giorno cibi ricchi di ferro, come la carne rossa e il pesce. Questo minerale è contenuto anche nei vegetali, ma in una forma meno assimilabile dall’organismo rispetto a quello presente negli alimenti di origine animale.
  2. Farsi prescrivere un integratore di ferro dal ginecologo o dal medico di base, se la carenza di questo minerale è forte. Specialmente nelle donne che già soffrivano di anemia prima della gravidanza, la carenza può accentuarsi tra il secondo e il terzo trimestre quando le richieste di minerale da parte del feto aumentano.

Insonnia

Anche nel secondo trimestre la futura mamma può continuare a soffrire di insonnia. In questa fase della gravidanza, la difficoltà a prendere sonno o i frequenti risvegli notturni possono essere provocati sia dai movimenti del feto, che spesso si percepiscono con maggiore intensità proprio durante la notte e possono far svegliare la futura mamma, sia dall’ingombro crescente del pancione che può ostacolare il riposo anche per il fatto di dover dormire in una posizione diversa da quella abituale. Infine, il sonno può essere disturbato anche da problemi che possono insorgere in questo periodo, come per esempio i bruciori di stomaco.

Che cosa fare

  1. Evitare di bere caffè o bibite eccitanti alla sera: queste sostanze possono interferire con il riposo notturno.
  2. Attendere un paio d’ore dopo la cena prima di andare a dormire: in gravidanza, infatti, la digestione è più difficoltosa.
  3. Non mangiare fritti o cibi troppo pesanti per cena: favoriscono i bruciori di stomaco e, di conseguenza, rendono più difficoltoso il sonno.

Mal di schiena

I dolori della regione lombo-sacrale, cioè della parte bassa della schiena, possono presentarsi in ogni momento della gravidanza, ma in genere sono più frequenti a partire dal quinto-sesto mese, quando il pancione si fa più pesante e grava quindi maggiormente sulla colonna vertebrale. Tra le cause principali ci sono anzitutto i cambiamenti ormonali che avvengono nell’organismo della futura mamma in funzione del parto. In particolare, due ormoni (il progesterone e la relaxina) esercitano un’azione di rilassamento su tutta la muscolatura della donna. Di conseguenza, anche la colonna vertebrale, che non è esclusa da questo effetto di rilassamento generale, diviene meno tonica e rigida, finendo per risentire maggiormente dell’aumento di peso e degli eventuali sforzi e manifestando così il dolore. In secondo luogo, anche l’aumento di peso e la crescita progressiva del pancione incidono sulla postura della futura mamma, spingendola a inarcarsi (portando il bacino in avanti e le spalle all’indietro) e accentuando così i dolori.

Che cosa fare 

È possibile prevenire i dolori di schiena scegliendo i movimenti più indicati per evitare di sollecitare in modo eccessivo i muscoli della colonna vertebrale. Ecco i principali.

  • per alzarsi da sdraiate: mettersi su un fianco, sedersi facendo leva sulle braccia e, spingendo le gambe oltre il bordo del letto, appoggiare i piedi sul pavimento e sollevarsi con l’aiuto dei muscoli delle cosce e dei glutei.
  • quando si sta a lungo in piedi: se si deve rimanere per tanto tempo in questa posizione, per esempio per stirare, occorre mantenere la schiena ben diritta evitando di inarcarla. È utile anche appoggiare i piedi (alternandoli uno alla volta) su un piccolo sgabello per scaricare in modo equilibrato il peso della colonna.
  • se si rifà il letto: occorre evitare di piegarsi sulla schiena, per non sollecitare troppo i muscoli della colonna; meglio quindi piegarsi sulle gambe, appoggiando un ginocchio a terra.
  • per sollevare un peso: occorre abbassarsi sulle gambe, tenendo il busto diritto, fino ad appoggiare un ginocchio sul pavimento, poi avvicinare l’oggetto a sé e rialzarsi senza inarcare la schiena.
  • quando si sta alla scrivania: è bene mantenere la schiena ben diritta e aderente allo schienale della sedia, con i piedi appoggiati a terra o, meglio ancora, su una pedana.

Aumento delle perdite vaginali

È normale che, con il progredire della gravidanza, aumenti anche la secrezione vaginale: si tratta della leucorrea, cioè perdite di colore biancastro causate dall’incremento della circolazione sanguigna in quest’area. Si tratta di un trasudato, cioè un liquido, della mucosa (il tessuto di rivestimento interno) che riveste l’utero. Nei nove mesi, infatti, si verifica un maggiore afflusso di sangue ai genitali per favorire la gravidanza stessa; tuttavia ciò determina una quantità maggiore di questo trasudato, che viene eliminato attraverso la vagina.

Che cosa fare

  • Se le perdite sono bianche e inodori: è sufficiente curare normalmente la propria igiene intima, utilizzando detergenti con pH (grado di acidità) leggermente acido, cioè da 3,5 a 5,5, che rispetti quello naturale dell’ambiente vaginale.
  • Se le perdite hanno un colore giallastro o verdognolo oppure sono dense e maleodoranti: bisogna contattare il ginecologo, in quanto potrebbero essere la spia di un’infezione batterica, da curare con antibiotici prescritti dal medico.

Servono i salvaslip?

Anche se aumentano le secrezioni vaginali, in gravidanza i salvaslip devono essere usati con cautela perché possono provocare un aumento della sudorazione locale. Se portati a lungo, infatti, i salvaslip creano una barriera che ostacola la traspirazione. Si crea così un ambiente favorevole alla proliferazione dei batteri, predisponendo alle infezioni. Per sentirsi pulite quando si devono trascorrere molte ore fuori casa, quindi, è consigliabile piuttosto portare con sé un cambio di biancheria intima.

Affanno e fiato corto

L’affanno è una sensazione di respirazione difficoltosa che in gravidanza può presentarsi durante o dopo lo svolgimento di semplici azioni come salire le scale, sollevare piccoli pesi (come le borse della spesa) o alzarsi dalla sedia e compiere piccoli passi. Tutte queste azioni, che nei primi mesi di attesa la futura mamma svolgeva senza particolare fatica, possono provocare, a partire dal sesto-settimo mese di gravidanza, un senso di affaticamento respiratorio (il cosiddetto “fiato corto”) accompagnato da una leggera tachicardia, un leggero aumento dei battiti cardiaci. A mano a mano che l’utero si ingrossa per lasciare spazio al feto, infatti, gli organi circostanti vengono sospinti verso l’alto e schiacciati contro il diaframma, muscolo responsabile della respirazione. Ciò spiega perché, con il procedere della gravidanza, qualsiasi sforzo fisico, come salire le scale, sbrigare i lavori domestici o accelerare il passo, risulti così faticoso da far mancare il fiato alla futura mamma. Anche l’incremento di peso della donna durante i nove mesi intensifica l’affaticamento respiratorio, riducendo la resistenza cardiorespiratoria: in pratica, la gestante si affatica subito anche compiendo azioni molto semplici e avverte la sensazione di affanno e fiato corto.

Che cosa fare

  1. Cercare di condurre una vita tranquilla, rallentando i ritmi di vita quotidiani in modo da non affaticarsi troppo.
  2. Evitare di salire le scale con i pesi, come le borse della spesa.
  3. Fermarsi ogni tanto per riprendere fiato se, per esempio, ci si sente stanche mentre si cammina.
  4. Evitare i luoghi troppo affollati o caldi: aumentano la sensazione di “mancanza d’aria”.
  5. Rivolgersi al medico se la sensazione di affanno è molto frequente ed è accompagnata da episodi di forte tachicardia.

Varici

Le varici sono dilatazioni delle vene che compaiono sulle gambe, dovute a una stasi venosa, cioè a un rallentamento della circolazione sanguigna. Il 70 per cento delle varici si manifesta già fin dai primi mesi di gravidanza: alla base vi sono gli ormoni tipici della gestazione, in particolare gli estrogeni e il progesterone, che rilassano le vene e ne diminuiscono l’elasticità. Di conseguenza, il sangue scorre più lentamente e ristagna nelle vene, facendole dilatare. Pare che vi sia una predisposizione ereditaria alle varici che viene aggravata dalla gravidanza, dall’avanzare dell’età o dallo stare a lungo in piedi. Nella maggior parte dei casi le varici diventano più evidenti e dolorose con il procedere della gravidanza, soprattutto se si aumenta molto di peso: la crescita di volume dell’utero, infatti, schiacciando le vene in corrispondenza del bacino, rallenta il ritorno venoso. I sintomi sono diversi: le varici possono presentarsi come macchie rosso porpora o bluastre (senza procurare però particolari fastidi) o creare sporgenze più evidenti che a fine giornata obbligano la futura mamma a sollevare le gambe per far defluire meglio il sangue e trarre quindi un po’ di sollievo.

Che cosa fare

  1. Tenere il peso sotto controllo: anche se l’aumento di peso non è la causa diretta delle varici, sicuramente può far peggiorare il problema.
  2. Indossare calze elastiche, che esercitando una compressione decrescente dalla caviglia alla coscia favoriscono il ritorno del sangue venoso.
  3. Evitare di stare a lungo in piedi e preferire, quando possibile, posizioni distese, con le gambe sollevate, in modo da favorire il ritorno del sangue verso il cuore.
  4. Praticare attività fisica: la ginnastica aiuta a evitare o a ridurre il ristagno di sangue nelle gambe. Il movimento, infatti, facilita l’attività della “pompa muscolare”: in pratica, i muscoli contraendosi esercitano una pressione sulle vene che favorisce la risalita del sangue venoso. Per stimolare la circolazione sanguigna è già sufficiente camminare mezz’ora al giorno.
  5. Non accavallare le gambe: in questa posizione, infatti, si schiacciano le vene e si rende ancora più difficoltosa la risalita del sangue verso il cuore.

Per combattere i gonfiori alle gambe, il medico può prescrivere alla futura mamma preparati a base di erbe, dalle proprietà tonificanti sui vasi sanguigni, come l’ippocastano, la ruta, la centella e il castagno. Il medico può prescrivere un singolo rimedio o composti di varie erbe: i dosaggi oscillano tra le 15 e le 20 gocce, da assumere due volte al giorno, ma variano anche in base alla serietà del problema e al rimedio prescritto. Esistono, inoltre, preparati omeopatici a base di hamamelis, castanea vesca e castanea sativa, che agendo sul sistema linfatico (che raccoglie la linfa che scorre tra le cellule) aiutano a ridurre i gonfiori. Possono essere in gocce, compresse o granuli, da prendere secondo i dosaggi indicati dal medico.

Servono le calze elastiche?

Le calze elastiche a compressione graduata sono indicate per prevenire i problemi di circolazione e, quindi, i gonfiori alle gambe e le varici: si tratta, infatti, di collant che esercitano un costante massaggio che favorisce il naturale ritorno del sangue venoso dalle gambe al cuore. Questi collant hanno un’elasticità graduata: la compressione risulta, quindi, maggiore alla caviglia, mentre tende a diminuire via via che si risale verso la coscia. Le calze elastiche si differenziano in base al grado di compressione, che può essere più o meno elevato: leggere, con un grado di compressione di 14-17 mmHg, cioè millimetri di mercurio (pari a 40 denari) alla caviglia, adatte per problemi di pesantezza alle gambe o per varici modeste; medie, con un grado di compressione di 18-24 mmHg (o 70 denari), indicate per varici più marcate e gonfiori accentuati; forti, con un grado di compressione di 25-35 mmHg (o 140 denari), adatte invece a chi soffre in modo più marcato di varici.

Gestosi

La gestosi, detta in termini medici preeclampsia, è una malattia che può manifestarsi solo in gravidanza, intorno al secondo trimestre, ma è più frequente con il progredire dell’attesa, a partire dalla 26a settimana. Si manifesta con una serie di sintomi, che non necessariamente compaiono subito tutti insieme: pressione alta (più di 160 mmHg, millimetri di mercurio, per la massima e più di 95 mmHg per la minima), gonfiori diffusi (o edemi), che coinvolgono prima gli arti inferiori, ma poi si estendono anche alle mani, alle braccia e al volto, e infine presenza di proteine nelle urine (proteinuria). In genere, il disturbo scompare da solo dopo il parto senza lasciare conseguenze. Va tenuto, però, sotto controllo durante la gravidanza perché può creare problemi sia alla futura mamma sia allo sviluppo del feto. Questa malattia può comportare, infatti, una diminuzione dell’afflusso di sangue alla placenta, l’organo che fornisce nutrimento e ossigeno al bimbo nel pancione. Di conseguenza, si può verificare uno scarso accrescimento del feto e anche un parto prematuro (prima della 38a settimana di gestazione).

Che cosa fare

  1. Eseguire periodicamente i controlli prescritti dal ginecologo, tra cui soprattutto l’esame delle urine con cui si può individuare la presenza di proteine. In occasione delle visite, poi, lo specialista misura sempre i valori della pressione della futura mamma.
  2. Evitare di ingrassare troppo: il sovrappeso, infatti, favorisce l’innalzamento della pressione. Occorre riferire al medico se si è aumentate molto di peso: un eccessivo rialzo può essere indicatore di una ritenzione idrica fuori dalla norma, che può manifestarsi con i gonfiori tipici della gestosi.
  3. Limitare l’uso del sale a tavola: anche se non si ritiene più che questo alimento, in dosi corrette, possa essere la causa diretta della pressione alta, è bene non eccedere né con il sale né con i cibi che lo contengono in forma nascosta (come gli insaccati).
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