I disturbi più comuni nel 3° trimestre di gravidanza

Redazione
A cura di “La Redazione”
Pubblicato il 12/01/2015 Aggiornato il 09/10/2017

Il pancione sta raggiungendo la sua massima espansione e ciò può contribuire a determinare alcuni disturbi tipici del periodo come i bruciori di stomaco, lo stimolo a fare la pipì e le gambe gonfie. Attenzione se la pressione si alza troppo!

male schiena

Crampi

Si tratta di contrazioni involontarie dei muscoli, che si manifestano con fitte improvvise alle cosce, ai polpacci o ai piedi. I crampi fanno la loro comparsa soprattutto di notte e sono originate, per lo più, dalla carenza di alcuni sali minerali (come potassio e magnesio) che regolano la circolazione sanguigna e sono fondamentali per l’attività muscolare. Nel corso dei nove mesi, infatti, la futura mamma ne cede una parte al feto, alterando così la loro normale concentrazione nel sangue. Tra le cause all’origine dei crampi può esservi anche il rallentamento della circolazione sanguigna. Negli ultimi mesi di gravidanza, infatti, il peso dell’utero comprime la vena cava inferiore, che convoglia il sangue dalle gambe al cuore, rendendo più lento il ritorno venoso.

Che cosa fare

  1. Prevenire i crampi con la dieta, integrando la propria alimentazione con cibi ricchi di potassio (banane, kiwi, frutta secca, insalata e pomodori) e magnesio (come carne, frutti di mare, verdura a foglia verde e latticini).
  2. Eseguire esercizi specifici quando si manifestano i crampi, massaggiando poi la parte dolente. Per il polpaccio: sollevare la gamba verso l’alto e tirare con le mani la pianta del piede in direzione del ginocchio. Per le dita del piede: afferrare con le mani le dita dei piedi e spingerle verso l’alto, facendole distendere. Per la coscia: sollevare la gamba verso l’alto, facendo presa con le mani sul tallone del piede corrispondente.

Bruciori di stomaco

Questo disturbo, detto in termini medici pirosi gastrica, si manifesta con un senso di bruciore all’altezza dello stomaco. È determinato dal rigurgito del contenuto acido dello stomaco nell’esofago (l’organo che collega la gola allo stomaco). Lo stomaco, infatti, è una specie di sacca, in cui avviene la digestione: questo lavoro richiede la presenza di grandi quantità di acido cloridrico all’interno di quest’organo per demolire i cibi introdotti. Di norma, le pareti interne dello stomaco si difendono dall’attacco di queste sostanze rivestendosi di uno strato di muco, che fa da barriera protettiva; l’esofago, invece, a differenza dello stomaco, è privo di questa protezione. A partire da questo mese, in particolare, i bruciori di stomaco sono aggravati dalla pressione dell’utero ingrossato sullo stomaco. Le notevoli dimensioni di quest’organo, infatti, rallentano ulteriormente la digestione, limitando ancora di più lo svuotamento dello stomaco.

Che cosa fare

  1. Mangiare poco e spesso: limitare le quantità di cibo riduce anche la produzione di acido cloridrico necessario per la digestione. Quando si manifesta il bruciore, poi, basta ingerire un piccolo boccone per “riempire” lo stomaco e contrastare l’acidità.
  2. Evitare la liquirizia: anche se riduce i bruciori per il suo effetto antiacido, fa salire la pressione sanguigna, che dovrebbe rimanere il più possibile costante nei nove mesi.
  3. Non bere alcolici: irritano la mucosa, cioè lo strato di rivestimento interno, dello stomaco.
  4. Rivolgersi al medico se il disturbo è molto forte: potrà consigliare, eventualmente, un farmaco adatto.

 

Il rimedio dolce
Per prevenire i bruciori di stomaco può essere utile bere un infuso o una tisana a base di verbena, camomilla, cinnamomo, tiglio, malva, genziana e artemisia. Si preparano versando un cucchiaino da tè di una di queste erbe in una tazza d’acqua bollente e lasciando riposare per 10-15 minuti prima di filtrare e poi bere. In commercio si trovano anche preparati che combinano le diverse erbe: in genere, si assumono in gocce o compresse, secondo i dosaggi prescritti dal medico o dal ginecologo.

Gonfiori

I gonfiori (o edemi) sono legati alle difficoltà circolatorie dell’attesa e provocati soprattutto dalla ritenzione di liquidi all’interno dei tessuti. Gli ormoni tipici della gravidanza (estrogeni e progesterone) rendono, infatti, più permeabili le pareti dei capillari, favorendo il passaggio del plasma (la parte liquida del sangue) al tessuto adiposo, lo strato di grasso sottopelle. Il ristagno di liquidi che ne deriva determina la comparsa di gonfiori alle gambe, alle caviglie, ai piedi, alle mani e al viso. I gonfiori agli arti inferiori sono accentuati anche dal progressivo aumento di peso della futura mamma e dall’ingrossamento dell’utero, che comprimendo la vena cava inferiore ostacola il ritorno venoso, cioè il riflusso del sangue dalle gambe al cuore, favorendo così il ristagno. Avere i gonfiori verso sera è assolutamente normale; è bene invece informare il ginecologo se compaiono anche al mattino appena sveglie, in quanto la loro presenza potrebbe essere il segnale della pressione alta.

Che cosa fare

  1. Evitare di stare a lungo in piedi e, quando si sta sedute, non accavallare le gambe per non ostacolare ulteriormente il ritorno venoso.
  2. Praticare un’attività fisica: aiuta a migliorare la circolazione. Contraendosi durante il movimento, infatti, i muscoli esercitano una pressione sulle vene, agevolando la risalita del sangue verso il cuore. Particolarmente indicate sono le passeggiate, la ginnastica per gestanti e il nuoto.

Come contrastare la cellulite

La ritenzione idrica, che provoca gonfiori e pesantezza alle gambe, è il primo passo verso la cellulite, l’inestetismo cutaneo che si manifesta all’inizio con gonfiori e pelle a “buccia d’arancia” e, in un momento successivo, con la cute “a materasso”, cioè con avvallamenti e noduli ben visibili. Ecco qualche accorgimento per combattere i ristagni e avere gambe più leggere.

  1. Limitare l’uso del sale da cucina a tavola: se consumato in dosi eccessive, favorisce il ristagno di liquidi. Per lo stesso motivo, è importante ridurre anche il consumo di cibi salati, come gli affettati, i dadi da cucina e i formaggi stagionati.
  2. Bere molto, almeno due litri di acqua al giorno: aiuta la pelle a mantenersi idratata dall’interno, migliorandone così anche l’aspetto esteriore.
  3. Seguire una dieta equilibrata: le cattive abitudini alimentari (come i cibi troppo elaborati o ricchi di grassi) favoriscono la comparsa della cellulite. Bisognerebbe privilegiare, quindi, i cibi freschi, poveri di grassi e sale.
  4. Fare esercizi mirati per ridurre gli accumuli di grasso e di cellulite in aree specifiche, come l’interno coscia. Un esempio: in piedi, con le mani appoggiate allo schienale di una sedia, sollevare lateralmente una gamba per 15 volte e ripetere poi con l’altra gamba.
  5. Utilizzare cosmetici specifici: l’azione di creme o gel specifici è utile soprattutto negli stadi iniziali della cellulite. Vanno però applicati con costanza tutti i giorni per almeno due mesi, accompagnando il trattamento con un leggero massaggio, che facilita l’assorbimento del prodotto e stimola la circolazione sanguigna.

Stimolo a fare pipì

Questo disturbo, tipico dei primi mesi dell’attesa, tende a ripresentarsi nell’ultimo trimestre di gravidanza. Mentre però, nella prima fase della gestazione, il bisogno di fare spesso pipì dipende anche dall’alta concentrazione di alcuni ormoni (in particolare, il progesterone e la relaxina), che provoca un rilassamento generale di tutti i muscoli, quindi anche di quelli del bacino, nel terzo trimestre si aggiunge soprattutto una spiegazione “meccanica”. A partire dal settimo mese di gravidanza, infatti, quando il volume dell’utero è notevole e, poi, il bimbo nel pancione inizia a indirizzarsi verso il canale del parto, la spinta sulla vescica torna a favorire lo stimolo a fare pipì, che si era alleviato nel secondo trimestre.

Che cosa fare

  1. Svuotare la vescica non appena si avverte lo stimolo, per evitare perdite involontarie di gocce di pipì.
  2. Indossare i salvaslip per non correre il rischio di bagnare la biancheria intima. Occorre però cambiarli spesso per evitare il contatto con superfici umide che può favorire la comparsa di infezioni.
  3. Rinforzare il pavimento pelvico (cioè l’insieme dei muscoli che sostiene intestino, vescica e utero) con la ginnastica. Un esercizio consiste nel contrarre per almeno 5 minuti al giorno i muscoli della vagina, alternando contrazioni a rilasciamenti dei muscoli. Un metodo efficace per eseguire l’esercizio è quello di fare la pipì “a intermittenza”: in pratica, si inizia a urinare, si smette per qualche secondo e poi si riprende.

Capogiri

La sensazione di svenimento e i capogiri fanno parte delle normali reazioni dell’organismo materno al superlavoro cui è sottoposto in gravidanza. Durante l’attesa, infatti, il volume del sangue aumenta per soddisfare il fabbisogno del feto, il cuore triplica il suo lavoro, la pressione sanguigna e il livello di zuccheri nel sangue (glicemia) tendono ad abbassarsi, favorendo la comparsa degli svenimenti. Il disturbo tende a comparire più spesso quando si sta in piedi a lungo o quando ci si alza di scatto dopo essere state per molto tempo sedute o sdraiate. Il ristagno di sangue nelle gambe che ne consegue, infatti, provoca un rallentamento del ritorno venoso, cioè del flusso sanguigno dal basso verso l’alto: arrivando meno sangue al cervello, la futura mamma può avvertire capogiri e sentirsi svenire.

Che cosa fare

  1. Evitare i movimenti bruschi, specialmente quando ci si alza dal letto o da una sedia.
  2. Non stare a digiuno troppo a lungo e portare sempre con sé una caramella per far fronte a un brusco calo di zuccheri nel sangue.
  3. Evitare il più possibile i luoghi troppo affollati, come i mezzi pubblici nelle ore di punta: eventualmente, chiedere a qualcuno un posto a sedere.
  4. Sdraiarsi subito se ci si sente svenire: è utile anche sollevare leggermente le gambe e allentare eventuali cinture, in modo da favorire la circolazione.

Pressione alta

Questo valore viene tenuto costantemente sotto controllo durante le visite eseguite in gravidanza, in quanto un suo innalzamento potrebbe essere il primo segnale di un problema più serio. L’ipertensione (cioè la pressione alta) è infatti il primo campanello d’allarme della gestosi, una malattia che può comparire solo in gravidanza e influire sullo sviluppo del feto. In alcune situazioni la comparsa della pressione alta è più probabile: sono maggiormente a rischio le donne che avevano già la tendenza alla pressione alta prima della gravidanza, le future mamme in sovrappeso o quelle sopra i 35 anni.

Che cosa fare

  1. Tenere il peso sotto controllo: il sovrappeso favorisce l’innalzamento della pressione.
  2. Limitare il consumo di sale: anche se non è la causa diretta della pressione alta, se consumato in modo eccessivo, può farla innalzare. Occorre prestare attenzione anche ai cibi che ne contengono in quantità, come i dadi da brodo, i salumi e gli alimenti in scatola.
  3. Evitare le bevande a base di sostanze che innalzano la pressione, come il caffè e il tè, sostituendoli rispettivamente con il caffè d’orzo e il tè deteinato.
  4. Assumere cibi ricchi di magnesio, come gli spinaci, le bietole, i carciofi e il polpo. Insieme al calcio (presente nel latte e nei formaggi) e al potassio (contenuto nella frutta, nella verdura, nei legumi, nella carne e nel pesce) questo minerale partecipa ai meccanismi preposti al controllo della pressione alta, contribuendo a regolarizzarla.

Pubalgia

Questo disturbo compare, in genere, nel terzo trimestre (ma talvolta anche intorno al quinto-sesto mese) e può durare fino al parto. La pubalgia è caratterizzata da una serie di disturbi che si manifestano con dolore al pube e all’inguine, all’altezza delle ossa del bacino. Può presentarsi in forma più lieve o più evidente: inoltre, il dolore tende a intensificarsi quando la futura mamma cammina. Il problema è provocato principalmente dalle sollecitazioni della struttura osseo-muscolare su questa zona. All’origine del disturbo vi è soprattutto la pressione cui è sottoposto il cingolo pelvico, cioè l’insieme dei muscoli e dei tendini del bacino. La causa è quindi soprattutto meccanica ed è determinata da una leggera dilatazione delle ossa della sinfisi pubica (il tessuto connettivo che unisce le due estremità ossee del bacino) dovuta alla compressione dell’utero e all’azione della relaxina, un ormone prodotto in gravidanza per rilassare i tessuti del bacino in vista del parto. Infine, l’aumento del volume e del peso dell’utero provocano un cambiamento della postura della futura mamma che, per mantenersi in equilibrio, inarca la schiena e spinge in avanti il pancione. Spesso a causa di questa scorretta postura possono comparire, infatti, oltre alla pubalgia, anche i dolori di schiena, localizzati per lo più nella parte bassa della colonna vertebrale.

Che cosa fare

  • Mettersi a riposo: la pubalgia si risolve, prima di tutto, rilassando i muscoli interessati. Si può quindi trovare un immediato sollievo sdraiandosi su un divano o a letto.
  • Fare un bagno caldo: si può alleviare il dolore immergendosi in una vasca d’acqua calda, dall’azione rilassante.
  • Indossare una guaina: l’uso di questo capo di abbigliamento intimo può aiutare a sostenere la schiena, prevenendo il disturbo o alleviandolo se già presente.
  • Mantenere una postura corretta quando ci si siede: può essere utile, per esempio, procurarsi un cuscino da utilizzare sia in poltrona sia in automobile.

Stitichezza

Si tratta di un disturbo molto frequente soprattutto verso la fine della gestazione. Nei primi mesi la stitichezza era provocata per lo più dall’azione del progesterone, un ormone (presente in grandi quantità fin dall’inizio della gravidanza) che ha un’azione rilassante su tutti i muscoli, compresi quelli dell’intestino, rilassandoli e rallentandone i movimenti. Nel terzo trimestre, poi, il disturbo può peggiorare per una causa di natura meccanica: l’utero, ormai ingrossatosi notevolmente, occupa quasi tutto lo spazio dell’addome e può arrivare a schiacciare l’intestino, determinando difficoltà nello svuotamento di quest’organo. È bene cercare di prevenire questo disturbo perché se trascurato può favorire o accentuare altri problemi tipici dell’ultima fase della gravidanza, come le emorroidi.

Che cosa fare

  1. Aumentare la quantità di liquidi che si bevono ogni giorno: l’ideale è bere almeno un litro e mezzo- due di acqua naturale, che favorisce le funzioni intestinali. Tuttavia, se non si riesce a raggiungere questa quantità con la sola acqua, vanno bene anche le tisane.
  2. Arricchire la dieta quotidiana di fibre, contenute nei cereali integrali, nella frutta e nella verdura.
  3. Evitare la sedentarietà: il movimento, come le lunghe passeggiate e la ginnastica, aiuta ad aumentare l’attività intestinale.
  4. Rivolgersi al medico, se il problema è ostinato e persistente: potrà consigliare il farmaco più adatto tra quelli permessi.

Stanchezza

Questo disturbo, tipico delle prime fasi della gravidanza, tende in genere a ripresentarsi nell’ultimo trimestre, man mano che ci si avvicina alle ultime settimane. La stanchezza è dovuta, infatti, alle condizioni tipiche di questa fase: a cominciare dal peso sempre maggiore del pancione e dai disturbi a esso connessi, tra cui soprattutto la difficoltà di trovare una posizione comoda per riposare bene durante la notte. Il disturbo può essere accentuato dalla cura di altri bambini o dall’impegno per il lavoro fuori casa (per chi ha deciso di continuare a lavorare anche fino alla fine dell’ottavo mese).

Che cosa fare

  1. Assecondare le esigenze del proprio corpo, invece di ignorarne i segnali, concedendosi più riposo ogni qualvolta se ne sente la necessità.
  2. Rallentare i propri ritmi di vita, senza pretendere troppo da se stesse e senza arrivare al limite delle proprie forze.

Sbalzi di umore

Alla base di questo disturbo ci sono anzitutto cause ormonali: si riducono estrogeni e progesterone e aumenta l’ossitocina, che ha il compito di preparare l’organismo della futura mamma al parto. Per contro, questo ormone agisce accentuando il senso di irritabilità e inquietudine. In secondo luogo, il superlavoro cui è sottoposto l’organismo in gravidanza tende a indebolire la futura mamma, accentuando il suo senso di fragilità. Infine possono subentrare, con l’approssimarsi della nascita del bambino, il nervosismo per l’incertezza della data effettiva del parto (il bebè potrebbe nascere in anticipo o in ritardo), la paura di non riuscire ad affrontare il dolore del travaglio o un senso di inadeguatezza per l’ormai prossimo ruolo di madre. In questo modo, la futura mamma può alternare momenti di euforia ad altri di improvvisa tristezza e irritabilità.

Che cosa fare

  1. Frequentare un corso di preparazione al parto per confrontarsi con altre future mamme che vivono le medesime esperienze e avere una risposta ai tanti dubbi da parte delle ostetriche, dei ginecologi e dei pediatri.
  2. Chiedere aiuto al partner: il suo appoggio e la sua comprensione sono fondamentali per superare eventuali momenti di crisi.
  3. Essere consapevoli della condizione particolare che si sta vivendo e approfittarne per prendersi maggiore cura di sé.

 

Il rimedio dolce l’agopuntura per far girare il bebè
Questa antichissima tecnica della medicina cinese può essere utilizzata anche per far fare la “capriola” al bambino nel pancione, cioè per farlo girare a testa in giù, che è la posizione ideale per nascere. Occorre però intervenire tra la 32a e la 35a settimana di gravidanza e non più tardi, perché dopo questo periodo il feto non ha più a disposizione lo spazio necessario per girarsi con questa tecnica (ma si può ancora ricorrere a una manovra eseguita dal ginecologo, come spiegato nel box sotto). La tecnica, che non comporta rischi per la futura mamma e per il bebè, stimola i movimenti fetali consentendo il rivolgimento spontaneo a testa in giù. Il medico agopuntore agisce inserendo un sottilissimo ago sul punto V67, situato in prossimità dell’unghia del mignolo del piede. Il punto viene infisso con un ago e può essere anche stimolato con una tecnica detta “moxa”: in pratica, si fa bruciare un cono di foglie (simile a un sigaro), ottenuto dalla pianta Artemisia vulgaris, in modo che il calore si propaghi al punto stimolato attraverso l’ago, potenziando gli effetti dell’agopuntura.
Se il piccolo non si è girato a testa in giù, alla 36a settimana il ginecologo prova a fargli effettuare la capriola con una manovra, detta rivolgimento per manovre esterne, in modo da rendere possibile il parto per via vaginale. Questa operazione consiste nello spingere il bimbo a voltarsi a testa in giù, appoggiando le mani sull’addome della futura mamma e agendo sul sederino del piccolo. Lo specialista esegue prima un’ecografia sia per dare il giusto senso alla spinta sia per valutare la quantità di liquido amniotico (se è scarso, non si può fare la manovra). Questa tecnica, che può essere dolorosa per la donna, ha una percentuale di riuscita del 70 per cento: se anche con questa operazione il piccolo non si gira a testa in giù, è necessario programmare il cesareo.

Mal di schiena

Si tratta di un disturbo abbastanza frequente in gravidanza, legato sia ai cambiamenti ormonali che avvengono in questo periodo sia, soprattutto nel terzo trimestre, al peso del pancione che costringe a modificare la propria postura e a inarcare la schiena. Per mantenersi in equilibrio, infatti, la futura mamma tende a spingere il bacino in avanti, accentuando in questo modo la naturale curvatura della zona lombosacrale, ossia la parte bassa della schiena. Di conseguenza, si determina una contrattura dei muscoli della zona dell’addome e della schiena, che a sua volta provoca dolore all’altezza dei reni (lombalgia). A volte il dolore può irradiarsi anche nella parte posteriore della coscia fino ad arrivare al piede (sciatalgia). In genere, entrambi scompaiono spontaneamente dopo il parto.

Che cosa fare

  1. Concedersi un po’ di riposo quando il dolore è molto intenso: non bisogna mettersi a letto, ma semplicemente rallentare i ritmi quotidiani.
  2. Fare un bagno caldo o degli impacchi caldi nella zona indolenzita.
  3. Evitare gli sforzi e i movimenti bruschi, in quanto accentuano i dolori alla schiena.
  4. Dedicare ogni giorno qualche minuto alla ginnastica per rinforzare i muscoli della schiena e dell’addome e alleviare la tensione della colonna vertebrale.
  5. Rivolgersi al medico se il dolore è molto intenso: potrà prescrivere farmaci a base di paracetamolo.

Affanno

Con questo termine si intende la respirazione difficoltosa (la cosiddetta sensazione di “fiato corto”), di cui può soffrire la futura mamma, soprattutto in seguito a uno sforzo. In genere, il disturbo, che può fare la sua comparsa in qualsiasi momento della gravidanza, tende ad accentuarsi nell’ultimo trimestre. In questa fase, infatti, l’affanno è provocato dalla pressione dell’utero contro il diaframma, muscolo responsabile della respirazione, situato tra la cavità toracica e quella addominale. L’ingombro crescente del feto determina, infatti, un’elevazione di questo muscolo, che va a premere contro il fondo dello stomaco: anche i polmoni hanno a disposizione meno spazio per espandersi e riempirsi d’aria. Tutto questo provoca un aumento della frequenza respiratoria per riuscire a incamerare la quantità di ossigeno necessaria. Anche l’aumento di peso della futura mamma intensifica l’affanno, in quanto l’apparato cardiorespiratorio viene sottoposto a un notevole sforzo. Di conseguenza, è molto facile avere la sensazione di fiato corto anche dopo aver svolto azioni semplici, come salire le scale o accelerare il passo.

Che cosa fare

  1. Rallentare i ritmi e affrontare con maggiore tranquillità tutte le attività fisiche che comportano un aumento della frequenza cardiaca, come salire le scale o portare le borse della spesa.
  2. Fermarsi per riprendere fiato se ci si sente troppo affaticate mentre si sta facendo una passeggiata.
  3. Consumare pasti leggeri e frazionati: quando lo stomaco è molto pieno, la sensazione di affanno tende ad aumentare.
  4. Rivolgersi al ginecologo se l’affanno si accompagna a una forte tachicardia, cioè a un aumento del battito cardiaco.

Emorroidi

Si tratta di dilatazioni anomale delle vene interne ai cuscinetti di tessuto che rivestono la parte inferiore del retto (il tratto finale dell’intestino) e hanno la funzione di chiudere l’ano, agevolando la trattenuta delle feci. Questo disturbo, abbastanza frequente in gravidanza, è legato a diversi fattori: in particolare, nell’ultimo trimestre è connesso soprattutto all’aumento di volume e di peso del pancione che comprime le vene del bacino, rendendo difficoltoso il reflusso del sangue verso il cuore e determinando un ristagno nelle vene della zona del retto. Inoltre, anche la pressione dell’utero, ormai ingrossatosi notevolmente, sull’intestino rallenta il transito delle feci e ostacola in questo modo l’evacuazione.

Che cosa fare

  1. Fare il pieno di fibre a tavola, consumando i cibi che ne sono più ricchi, come la frutta, la verdura e i cereali integrali.
  2. Bere molto, almeno un litro e mezzo-due litri di acqua naturale al giorno.
  3. Eliminare i cibi piccanti o troppo speziati: possono far peggiorare il problema.
  4. Non utilizzare carta igienica troppo ruvida in fase acuta: può irritare ulteriormente la zona dell’ano.
  5. Evitare di stare troppo a lungo sedute sul water per aiutare l’evacuazione: si rischia di favorire la fuoriuscita delle emorroidi.

Il rimedio dolce
Contro le emorroidi si può ricorrere anche, dietro consiglio del medico, ad alcuni rimedi naturali. A scopo preventivo, particolarmente efficaci risultano i semi di lino e psilio: si possono aggiungere allo yogurt a colazione, oppure si lascia mezzo cucchiaio di questi semi a mollo in un bicchiere d’acqua per tutta la notte e poi se ne beve l’acqua (svolgono una blanda azione lassativa, contrastando la stitichezza). Se le emorroidi, invece, sono già comparse, è utile bere delle tisane a base di amamelide, achillea, liquirizia e altea. In fase acuta, se le emorroidi sanguinano, si può ricorrere anche ai gemmoderivati di ippocastano: la dose consigliata è di 30 gocce, da assumere due volte al giorno, prima dei pasti principali.

Insonnia

Nell’ultimo mese, con l’approssimarsi della data del parto, è facile che la futura mamma soffra frequentemente di insonnia. In questa fase, la difficoltà a dormire con continuità è determinata soprattutto dall’ingombro notevole del pancione, che può ostacolare il riposo notturno alla futura mamma che non riesce a trovare la posizione adatta. Inoltre, il sonno può essere disturbato anche da disturbi tipici della gravidanza, come i bruciori di stomaco o lo stimolo frequente a fare pipì, che tende ad aumentare in seguito alla pressione esercitata dall’utero ingrossato sulla vescica. Infine, nelle ultime settimane può subentrare anche un po’ d’ansia, legata alle preoccupazioni per il parto, o viceversa un senso di eccitazione per l’impazienza di stringere presto il neonato tra le proprie braccia.

Che cosa fare

  1. Alla sera, prima di andare a letto, svolgere attività che predispongano al sonno: per esempio, fare un bagno caldo, farsi fare un massaggio rilassante dal compagno o leggere un libro comodamente sedute in poltrona.
  2. Evitare di coricarsi subito dopo cena: la digestione, in questa fase della gravidanza, è più difficoltosa e potrebbero subentrare i bruciori di stomaco.
  3. Non concedersi riposi pomeridiani troppo lunghi: si rischierebbe di compromettere il sonno notturno.
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