Vaccino anti pertosse per la metà delle donne incinte americane

Roberta Raviolo A cura di Roberta Raviolo Pubblicato il 04/08/2017 Aggiornato il 04/08/2017

Negli Stati Uniti il 50% delle donne durante la gravidanza fa il vaccino anti pertosse. Ecco con quali vantaggi

Vaccino anti pertosse per la metà delle donne incinte americane

La pertosse può avere complicanze molto gravi, soprattutto nei bambini sotto l’anno di età. Per questo, molte società scientifiche raccomandano a tutte le donne incinte di sottoporsi al vaccino anti pertosse, del tutto sicuro anche nei nove mesi, così da trasmettere gli anticorpi al bebè e proteggerlo una volta nato, durante il periodo in cui è più fragile. Le donne americane sembrano particolarmente attente da questo punto di vista: ben il 50% delle future mamme, infatti, decide di seguire il consiglio degli esperti e di ricorrere al vaccino anti pertosse.

Gli anticorpi della mamma non bastano

Nei primi mesi di vita i bebè sono protetti da molte malattie infettive grazie agli anticorpi trasmessi dalla mamma. Questa protezione non riguarda però la pertosse, nemmeno nel caso in cui la donna sia stata vaccinata da piccola. Ecco perché i Cdc americani (Centers for disease control and prevention) fin dal 2012 consigliano alle donne che aspettano un bimbo di effettuare una dose del vaccino trivalente, contro pertosse, tetano e difterite (il vaccino per la pertosse non si trova quasi mai in commercio in formulazione singola), detto Tdap, fra la 27a e la 36a settimana di gestazione.

Collaborazione dei medici

Secondo i dati raccolti, la copertura vaccinale è aumentata in modo costante, passando dal 27% nel 2014 al 42,1% nel 2015, fino ad arrivare al 48,8% nel 2016. In particolare, i Cdc hanno eseguito un’indagine su un gruppo di donne rimaste incinte dall’agosto del 2015. È emerso così che erano ricorse con più frequenza al vaccino quelle il cui medico non solo ha raccomandato il farmaco ma lo ha anche offerto: in questo caso l’adesione ha raggiunto addirittura il 69,9%. È scesa, invece, al 30,8% nelle donne in cui il medico ha consigliato ma non offerto il vaccino. Fra le future mamme che non hanno ricevuto alcuna raccomandazione in questo senso, solo l’1,4% ha deciso di vaccinarsi autonomamente.

Serve maggiore informazione

Ma quali sono le ragioni che animano le mamme che non si sottopongono alla vaccinazione? In molti casi la disinformazione. Infatti, ben il 25,5% delle donne ha risposto di non aver fatto il vaccino anti pertosse perché non sapeva di doverlo fare. Non solo: il 12,7% ha spiegato che pensava fosse pericoloso per il bambino e il 4,6% per se stessa. Invece si tratta di una misura fondamentale. “Il modo migliore per proteggere i bambini che sono troppo piccoli per essere vaccinati contro la pertosse è dare alle madri il vaccino Tdap durante la gravidanza. I bambini le cui mamme si sono vaccinate durante la gestazione hanno un rischio minore di avere le pertosse e le complicanze relative” hanno spiegato gli esperti.

 

 

 
 
 

In breve

LA SITUAZIONE ITALIANA

Nel nostro Paese la vaccinazione contro la pertosse in gravidanza rientra fra quelle consigliate dagli esperti in relazione alle più recenti evidenze scientifiche. Attenzione però: questa vaccinazione non sostituisce quella riservata ai bambini, diventata obbligatoria dal 28 luglio con l’approvazione delle legge.

 

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