Mal di testa in gravidanza: come curarlo

Redazione A cura di “La Redazione” Pubblicato il 30/04/2019 Aggiornato il 02/05/2019

Nell’attesa viene a mancare quella variazione ormonale che è un importante fattore scatenante dell'emicrania, soprattutto di quella mestruale. Fa eccezione l'emicrania con aura che può peggiorare

Troppo stress sul lavoro. Allarme mal di testa per una donna su cinque

Durante la gravidanza gli attacchi di emicrania, in genere, diminuiscono. Il tasso di estrogeni e progesterone nell’organismo, infatti, pur aumentando enormemente, resta praticamente stabile fino al parto.  Ecco perché nella maggior parte delle donne che normalmente soffrono di emicrania, nei nove mesi questo disturbo scompare. Fa eccezione l’emicrania con aura che può comparire con attacchi più frequenti, specialmente nei primi mesi di gravidanza. Le cause di questo fenomeno non sono ancora chiare.

Come curarla

In gravidanza è bene evitare il ricorso ai farmaci per combattere gli attacchi di emicrania. L’unico consentito è il paracetamolo (antipiretico e analgesico in supposte, compresse o gocce da dosare secondo le necessità) che non ha effetti nocivi sul bebè nel pancione. In casi particolari, il ginecologo può prescrivere alla futura mamma l’indometacina, un antiemicranico tradizionale, indicando il dosaggio e la frequenza d’uso. La donna può assumere un antiemetico, in supposte o per iniezione, per combattere la nausea e il vomito, che spesso accompagnano l’emicrania. Il farmaco deve essere comunque sempre prescritto dal medico, che può, eventualmente prescrivere anche qualche goccia di ansiolitico di tipo leggero. In ogni caso, durante un attacco di emicrania la futura mamma deve stare a riposo, possibilmente al buio e al riparo dai rumori. Per alleviare il dolore può ricorrere alla borsa del ghiaccio o agli appositi prodotti in gel che si tengono nel freezer.

La cefalea tensiva

La cefalea tensiva provoca un dolore continuo diffuso a tutto il capo ma non troppo forte. Chi ne soffre ha la sensazione di “casco” alla testa che opprime. La cefalea tensiva è provocata dalla contrattura continua dei muscoli della nuca e della fronte. Questa condizione deriva, di solito, da stress, ansia e in certi casi anche da depressione e nevrosi. In certi casi può nascere anche da una tensione muscolare derivante da una postura sbagliata prolungata nel tempo.

Che cosa succede in gravidanza

Anche questo tipo di mal di testa migliora o scompare durante la gravidanza, benché non sia legato a sbalzi ormonali. Il motivo, probabilmente, è di origine psicologica: l’attesa di un bimbo sposta l’attenzione, dai normali problemi che creano ansia, a una condizione che invece è di felicità. Anche le endorfine aiutano combattere questo tipi di cefalea. Le endorfine sono sostanze fisiologiche, cioè naturali, che il cervello produce per ridurre la percezione del dolore e danno una sensazione di benessere. Nell’organismo della futura mamma circolano molte più endorfine del normale, anche perché, in questo periodo, sono prodotte anche dalla placenta (l’organo che nutre e ossigena il feto per i nove mesi), oltre che dal cervello. Il picco massimo della produzione delle endorfine si ha al momento del parto.

Come curarla

È fondamentale per la futura mamma imparare a rilassarsi. Sono consigliate, quindi, le tecniche di preparazione al parto che aiutano la respirazione e la concentrazione e quelle che favoriscono il rilassamento. Quando il mal di testa è insopportabile, si può ricorrere al paracetamolo o a un leggero ansiolitico, nella dose permessa dal ginecologo. Questi farmaci, comunque, si possono assumere solo qualche volta e mai in modo continuativo, anche se la cefalea tensiva può continuare per giorni.

 

Da sapere!

La gravidanza comporta un aumento dell’attività del sistema cardiocircolatorio. In particolare, il tessuto delle arterie si distende per far spazio alla maggior quantità di sangue che deve circolare nell’organismo. Forti attacchi di mal di testa possono segnalare l’aneurisma (dilatazione) di un’arteria cerebrale, cioè del cervello. Se in un punto dell’arteria questa distensione è eccessiva, infatti, il tessuto perde elasticità fino a collassarsi, creando un’alterazione nella normale circolazione. In questo caso occorre rivolgersi subito al medico

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